SIMON SCARROW.
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LUNGA VITA ALL'IMPERO.
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Ciclo: Aquile dell'Impero 17.
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Parte 2.
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Titolo originale: The blood of rome. 2018. Eagles of the empire series.
Traduzione di: Lorena Aristide e Rosa Prencipe.
2019. Newton Compton, ROMA.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Versione digitale fornita da: Amedeo Marchini.
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CAPITOLO 20.
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Prender il comando della colonna fino a che il tribuno non si sar ristabilito, annunci
Macrone alla riunione con gli ufficiali quella sera. Il sole era appena tramontato e cera ancora
parecchia luce per vedere la faccia di centurioni e optiones dentro la tenda di comando. I lati non erano
ancora stati srotolati e laria era gi fresca, cosa che a Macrone andava bene, poich avrebbe
scoraggiato chiunque dal rendere la riunione pi lunga del necessario.
Per adesso, siete tutti affidati alle mie amorevoli cure, non che questo debba preoccuparvi
eccessivamente. Si sforz di sorridere. Sar solo una misura temporanea. Fino a che il tribuno non si
sar rimesso in piedi.
Cosa gli  successo?, domand il centurione Porcino.
Era la domanda che Macrone aveva previsto, eppure si sentiva ancora a disagio nel mentire. Il
chirurgo della coorte, Ignazio, e i due uomini che aveva messo di guardia a Catone avevano tutti
giurato di mantenere il segreto, e adesso il tribuno era immerso in un sonno profondo nella sua tenda
privata e in nessuna circostanza doveva essere disturbato.
Il tribuno ha ricevuto un colpo alla testa, annunci Macrone. Gli ha strapazzato un po il
cervello, a sentire il dottore. Perci questo dovrebbe dare a noi altri la possibilit di stargli dietro.
Ci fu qualche sorriso da parte degli ufficiali che da tempo avevano imparato a conoscere la
qualit dellintelletto del comandante, della sua conoscenza di quasi ogni dettaglio amministrativo fuori
dal campo di battaglia e ancora di pi delle tattiche dentro al campo di battaglia.
Ma si riprender?, insist Porcino. Non rester, come dire, tonto? Lho visto succedere
abbastanza spesso dopo un colpo violento.
Perfino tonto, Catone  pi intelligente di tanti, replic Macrone. Per adesso, dovrete farvi
bastare me. Far del mio meglio per gestire le cose come lui.
Fece una breve pausa per vedere se qualcuno avrebbe contestato la sua versione di quanto era
accaduto al loro comandante e fu sollevato quando Porcino lasci cadere largomento.
Molto bene, la prima voce allordine del giorno  la conta delle vittime. Ventotto morti,
trentaquattro feriti, venti dei quali sono in grado di camminare. Abbiamo perso dodici uomini della
coorte di Keranus, mentre otto sono i feriti. Gli iberiani stanno contando le proprie perdite, ma saranno
inferiori alle nostre visto che hanno solo supportato lattacco. Abbiamo anche perso uno degli onagri.
La traversa ha cominciato a spaccarsi e non abbiamo avuto il tempo per ripararla, perci, una volta
rotto, lo useremo per i pezzi di ricambio. Macrone annu. Non sono perdite gravi, considerando la
natura dellazione. Ma non avremo il numero definitivo delle forze a disposizione fino a quando lo
squadrone di Marcello non avr radunato gli ultimi uomini che stanno ancora saccheggiando la citt.
Non sono molto contento che non abbiano risposto al richiamo. Il ragazzo alla buccina si  quasi fatto
scoppiare i polmoni per unora, perci non hanno scuse. Se qualcuno di loro  nelle vostre unit, allora
voglio che siano puniti. Un mese di paga e servizio alle latrine fino a quando raggiungeremo la capitale
armena. Nessuna eccezione, disse severo Macrone. Non mi importa cosa vi diranno. Non tollero che
si ignori il segnale per poi farla franca. Sono stato chiaro?.
Gli ufficiali annuirono, alcuni a malincuore visto che la corruzione era un modo ormai accettato
per incrementare le entrate di un ufficiale, soprattutto nella guardia pretoriana, dove abbondavano le
opportunit per estorcere tangenti ai soldati. I quali, a loro volta, venivano coperti di argento dagli
imperatori sempre ansiosi di comprarne la fedelt.
Chiunque non sia ancora tornato quando domani ci metteremo in marcia sar lasciato al
nemico e trattato come disertore se cerca di raggiungere la colonna. Macrone lasci che le sue parole
fossero recepite in modo da non lasciare dubbi circa la seriet delle intenzioni. Abbiamo perso diversi
giorni a causa di Ligea. Gli uomini si sono divertiti e adesso dovranno tornare a essere soldati. Non una
marmaglia di ladri e stupratori ubriachi. Farete meglio ad assicurarvi che lo capiscano. Spero che lo
spettacolo che ha avuto luogo in citt non si ripeta. Mi ero fatto lidea che Radamisto avesse convinto il
tribuno che fosse necessario fare di Ligea un esempio. Cos  stato e non lo applicheremo a nessun
civile che incontreremo dora in poi. A meno che non sia il tribuno a ordinarlo. Unaltra cosa. C una
colonna romana. Gli iberiani sono truppe alleate e questo significa che noi siamo al comando.
Radamisto  re solo di nome, fino a che non lo rimettiamo sul trono. Fino ad allora,  sotto la nostra
responsabilit e non dobbiamo dimenticarlo, anche se lui lo fa, di tanto in tanto. Se avete a che fare con
Radamisto e vi d degli ordini, prima vi consultate con me.
Concludendo, Macrone si erse in tutta la sua altezza. Ci sono domande?... No? Allora le coorti
si raduneranno allalba per il funerale dei nostri fratelli caduti. Ci metteremo in marcia subito dopo.
Siete congedati.
Quando lultimo di loro se ne fu andato, Macrone si avvi alla tenda di Catone e trov il
chirurgo ad attenderlo. Catone dormiva raggomitolato su un fianco sul suo letto da campo.
Come sta?
Nessun cambiamento, signore. Non ha ripreso conoscenza dallultima volta che lhai visto.
Non si  mosso una volta sola.
Immagino che sia una cosa positiva. Lasciamolo riposare bene e, una volta sveglio, sar sano
come un pesce.
Il chirurgo gonfi le guance. Non sono sicuro che sia cos semplice, signore. Ho gi visto
questo tipo di cose.
Macrone inarc un sopracciglio. Che tipo di cose sarebbero?
Non c un termine medico, signore. Non che io sappia, per lo meno. Il chirurgo si sfreg la
mascella mentre raccoglieva le idee e continu.  una specie di esaurimento nervoso. Se un uomo si
assume responsabilit e rifiuta il riposo di cui ha bisogno, allora accumula problemi.  ancora peggio
se  impegnato in una campagna e si trova ad affrontare la tensione della battaglia, la perdita di amici e
commilitoni.
Stronzate, esclam Macrone. Io lo conosco. Ha affrontato cose ben peggiori senza finire in
questo stato.
Tutti gli uomini hanno un punto di rottura, signore. Molti di noi hanno la fortuna di non essersi
spinti oltre. Alcuni uomini che ho conosciuto, uomini che entrambi considereremmo eroi, hanno
resistito per anni e poi  successo qualcosa. Potrebbe perfino essere una cosa che a noi sembra banale,
ma non a loro. Il chirurgo guard pensieroso Catone. Vedo che ha diverse cicatrici sul corpo. Ce ne
saranno anche altre. Cicatrici del cuore e della mente. Le provoca lesperienza e noi tutti le affrontiamo
in modo diverso. Ormai  un paio di anni che presto servizio con te, signore. Abbiamo visto parecchia
azione insieme. Sappiamo entrambi che il tribuno non si  mai risparmiato. Non  un segreto neanche
che fosse sconvolto dalla perdita della moglie.
Questi non sono affari che ti riguardano.
Sto solo dicendo, signore. Alla sua et, il tribuno ha sopportato pi di moltissimi uomini.
Davvero ti sorprende che sia accaduto questo? Chiss qual  stata la goccia che ha fatto traboccare il
vaso
Ha ucciso un bambino in citt. Un incidente. Qualcosa di quel bambino ha ricordato al tribuno
suo figlio. Macrone si strinse nelle spalle. Questo  ci che mi sembra di aver capito, a ogni modo.
Il chirurgo annu. Ed  cos?
Cosa?
Il bambino somigliava al figlio del tribuno?.
Macrone si sforz di ricordare i dettagli. No. Non gli somigliava affatto. Non per me.
Osserv mestamente Catone per un momento prima di continuare. Quanto ci vorr perch gli
passi questo stato danimo?
Chi pu dirlo?
Be, tu dovresti esserne in grado, dannazione. Sei tu il chirurgo. Hai detto di averlo gi visto
prima. Allora qual  la risposta? Come hai intenzione di curarlo?.
Il chirurgo parve indignato. Ho detto di averlo visto. Non ho mai parlato di cure. Non si parla
di un taglio o un osso rotto. Va pi a fondo. Il tribuno deve curarsi da solo. Il riposo aiuter, ne sono
sicuro. Posso dargli qualcosa per aiutarlo a dormire, ma questo  quanto.
Non sei di grande aiuto allora, dico bene?. Macrone tir su col naso. E riposo sia. Far
preparare per lui un carro coperto. Magari potr dormire un po lungo la strada per Artaxata. Dovrai
tenerlo docchio tu, io ho dei doveri di cui occuparmi.
Ho anche altri pazienti.
Allora occupatene, sbott Macrone. Cominciava a perdere la pazienza con il chirurgo. Lo
lasceremo dormire, allora. Farai meglio ad andare.
Il chirurgo chin il capo e lasci la tenda. Macrone si trattenne ancora un po, osservando
lamico mentre il suo petto si alzava e si abbassava con un ritmo costante. Una volta si agit
allimprovviso, come disturbato da un sogno, poi il bofonchiare cess, la tensione si allent e Catone
continu a dormire.
Fuori dalla tenda, Macrone vide la ragazza che Catone aveva portato dal campo iberiano diversi
giorni prima. Le erano stati dati cibo e acqua e dormiva davanti alla tenda di Catone ogni notte. Il
tribuno aveva ordinato che non fosse toccata e venisse considerata come una sua ancella. Fino ad
allora, Catone sembrava averla ignorata, per quanto ne sapeva Macrone. Questi laveva attribuito a
quellaspetto del carattere dellamico che insisteva per proteggere i deboli e gli indifesi. Un peccato,
riflett, poich la ragazza era cos attraente che ogni uomo sarebbe stato felice di averla nel proprio
letto. Tuttavia, Catone era Catone e non era ogni uomo. Nonostante ci, la ragazza poteva rendersi utile
in qualche modo.
Si riscosse quando vide che Macrone la stava osservando e si tir su, abbracciandosi le
ginocchia mentre ricambiava ansiosa il suo sguardo.
Bernisha? Giusto?.
Lei annu timidamente.
Il tribuno ti ha fatto un favore portandoti via dal campo iberiano. Potresti occuparti di lui, sai,
le disse con gentilezza Macrone. Indic la tenda di Catone e mim latto di dormire e poi si tampon la
fronte. Lei non ebbe alcuna reazione.
Fanculo. And dalla ragazza, la afferr per un polso e la tir su in piedi, conducendola
nella tenda. Lei si dibatt per un momento e poi, quando cap che era inutile, si arrese. Macrone indic
Catone. Voglio che ti prenda cura di lui.
La ragazza lo guard con aria assente. Macrone sospir e mim di nuovo latto di tamponare la
fronte, poi di dare da bere e di imboccare, indicando Catone. Bernisha apr la bocca e parl nella sua
lingua, annuendo.
Bene, sorrise Macrone. Allora, pensaci tu. Bada. I suoi occhi si ridussero a due fessure.
Se gli succede qualcosa, se fai qualcosa per nuocergli o ostacolare la sua guarigione, ti far fustigare e
rigettare nel campo iberiano perch ti usino a loro piacimento.
Il tono minaccioso era inconfondibile, anche se Bernisha parve non cogliere i dettagli delle sue
parole. Macrone indic Catone, poi lei, poi i propri occhi e infine di nuovo lei.
Datti da fare.
Detto ci, lasci la tenda e si ferm l fuori per raccogliere le idee. Macrone era turbato. Se ci
fosse successo a qualsiasi altro uomo, avrebbe detto che il coraggio lo aveva abbandonato e che aveva
ceduto al sentimento che tutti i soldati temevano: la codardia. Ma conosceva Catone meglio di quanto
molti uomini conoscano la propria famiglia. Sapeva che a Catone il coraggio non mancava mai e, anche
se la situazione era scoraggiante, si imponeva di continuare a combattere. Era il soldato pi coraggioso
che Macrone avesse mai conosciuto. E se una cosa del genere poteva accadere a Catone, allora poteva
succedere a tutti. Compreso Macrone stesso. Era una prospettiva terrificante. A maggior ragione,
doveva fare il possibile per aiutare lamico a ristabilirsi. I loro ruoli avrebbero potuto capovolgersi se
mai un giorno Macrone avesse scoperto il proprio punto di rottura. Rabbrivid a quellidea, poi si
impose di pensare alle sue responsabilit pi pressanti: fare il giro delle sentinelle, assicurarsi che la
colonna fosse pronta per partire allalba e sovrintendere ai preparativi per il funerale dellindomani. Il
fardello del comando adesso gravava su di lui, riflett mentre avanzava a grandi passi verso il settore
del campo occupato dagli iberiani. Prima di pensare a ogni altra cosa, decise che doveva informare
Radamisto di aver assunto il comando temporaneo. Era un compito che non lo allettava. Neanche un
po. Catone era pi bravo a gestire quel genere di cose.
Respirando in modo regolare, Macrone si prepar a essere deciso ma educato. Ma, borbott
tra s, se quella checca iberiana pensa che gli leccher i piedi, lo aspetta una delusione bella grossa.
Ferito?, disse perplesso Radamisto.
S, signore. Un colpo alla testa. Ci vorr qualche giorno prima che si riprenda. Nel frattempo,
io sono lufficiale anziano della colonna perci assumer il comando, in via temporanea.
Tu?. Radamisto parve sospettoso. Ti prego di perdonarmi, ti conosco a malapena,
centurione Macrone. Non bene quanto il tuo superiore, per lo meno.
Non posso farci niente, signore. Ma la situazione  questa. Ho solo pensato che dovessi
esserne informato.
Hai ragione. E, poich  indubbio che dovremo conferire regolarmente nei giorni a venire, fino
a che il tuo tribuno non star abbastanza bene per riprendere il comando, sarebbe meglio se ti rivolgessi
a me come maest. Solo per evitare ulteriore imbarazzo.
Macrone apr la bocca e poi la richiuse alla svelta. Non si era reso conto che si fossero creati
imbarazzi. Ma se liberiano desiderava essere chiamato maest, lavrebbe accontentato, anche solo per
mantenere la pace. Si schiar la gola e chin il capo.
S, maest.
Radamisto annu condiscendente. Da quello che so dellesercito romano, voi centurioni ne
costituite la spina dorsale. Siete scelti per il vostro coraggio, la prontezza a essere i primi in battaglia e
gli ultimi ad andare via.  cos?.
Macrone non pot fare a meno di sentirsi lusingato dallosservazione. Ma fu presto assalito
dalla diffidenza circa lo scopo di un tale elogio. Non saprei, signore.  un onore essere scelti per
condurre altri soldati. Noi centurioni cerchiamo di essere i soldati migliori che possiamo.
La modestia di un vero eroe, disse Radamisto. Sei un uomo con il quale mi identifico. Un
combattente e condottiero di uomini.
Macrone non replic, desiderando solo allontanarsi dalla presenza delliberiano il prima
possibile. Cos si schiar la voce. Be, s. Grazie, maest. Ora, sar meglio che non ti rubi altro del tuo
prezioso tempo.
Il sorriso benevolo di Radamisto si spense. Lascerai la mia presenza quando lo dico io,
centurione. Non ho ancora finito con te. Come ho detto, sono certo che tu sia un eccellente guerriero. E
il tuo dovere principale  condurre in battaglia gli uomini della tua centuria. Sei il centurione anziano
della tua coorte ma il comandante  il tribuno.
A meno che non sia in grado di comandare. A quel punto, la responsabilit ricade su di me.
maest, gli ramment Radamisto.
Macrone annu. S, maest.
Perci, nel normale corso delle cose, tu non sei abituato al comando di una coorte, figuriamoci
due coorti, o perfino una colonna di uomini numerosa come la nostra. Dico bene?.
Macrone cap subito lobiettivo di quello scambio e scelse con cura le parole. Nel momento
del bisogno, tutti i centurioni romani devono essere pronti ad assumersi responsabilit pi grandi,
maest.
Capisco. Ma tali responsabilit vengono assunte solo in assenza di un ufficiale di rango pi
alto.  giusto?
S, maest.
E non convieni che un re sia pi alto in grado di un centurione?.
Macrone si port le mani dietro la schiena e flett le dita, nervoso. Dipende.
Dipende? Centurione Macrone, sei chiaramente un veterano con numerose campagne alle
spalle.  indubbio che tu abbia combattuto in tante province diverse del vostro impero. Dimmi, in tutto
quel tempo, ti  mai capitata una situazione in cui a un centurione  stata accordata pi autorit che a un
re?
No, signore, mai. Ma.
Ma cosa? Non c niente che contraddica il mio ragionamento. Radamisto si avvicin e
guard negli occhi Macrone. Io sono un re e tu sei un centurione. Inoltre, io sono re di quella stessa
terra che  sotto i tuoi piedi mentre parliamo. Questo  il mio regno. Ne sono il sovrano. Tu sei qui
perch io lo consento. In base a ogni metro di giudizio, io ti sono superiore e perci dovrei comandare
questa colonna in assenza del tribuno Catone. Ho concordato con il vostro generale Corbulone di
accettare Catone come comandante del nostro piccolo esercito. Perci ti dico che guider io la colonna.
Hai capito?
Ho capito, maest.
Bene, allora mi aspetto che tu segua i miei ordini, proprio come seguivi quelli del tribuno
Catone.
No, maest. Non lo far.
Radamisto rimase per un istante a bocca aperta prima di riprendersi dal trauma di quella replica
cos diretta. Ti avverto, centurione, non metterti di traverso.
Macrone spinse il petto in fuori. Maest, i miei ordini arrivano in sostanza dallimperatore. E
limperatore di Roma  superiore in grado a qualsiasi uomo in vita. Che sia un re o un umile
centurione. Per come stanno le cose, tu non sei un re. N lo sarai fino a quando i soldati romani non ti
rimetteranno sul trono. Io servo il tribuno Catone perch il tribuno  stato nominato mio comandante
dallimperatore. In sua assenza, il mio dovere  servire direttamente limperatore. Non te. A meno che i
miei ordini non mi chiedano espressamente di farlo. E non  questo il caso.  mia intenzione assumere
il comando della colonna.
Tu non comanderai me! N i miei uomini.
Macrone lo fiss mentre raccoglieva le idee e si sforzava di non perdere le staffe. Io comando
la coorte pretoriana. Comando anche gli ausiliari. E comando il convoglio dellassedio.  nellinteresse
di entrambi che i tuoi uomini e i miei marcino insieme, maest.
Radamisto lo guard torvo. Se tieni alla tua vita, farai come dico.
Maest, ho a cuore la mia vita. Ma ancora di pi il dovere e lonore. E il mio dovere  chiaro.
Fino a che il tribuno Catone non si sar ripreso, ci sar io al comando. Fine della questione. Ti auguro
buonanotte.
Macrone si volt e si avvi a grandi passi verso luscita della tenda. Le due guardie del corpo
iberiane che stavano l incrociarono le lance davanti a lui, costringendolo a fermarsi. Il centurione sent
le dita muoversi verso lelsa della spada, ma poi il buonsenso prevalse sullistinto, e abbass la mano.
Fece un mezzo giro verso Radamisto e inarc un sopracciglio.
Ci fu un silenzio che parve durare ben pi a lungo di qualche istante, poi liberiano abbai un
ordine e le due guardie tirarono su le lance. Macrone vi pass attraverso impettito e ringhi: Non
sarete cos fortunati la prossima volta, ragazzi.
Poi usc nella fresca aria della sera. Il cielo era viola lungo lorizzonte, virando a una vellutata
oscurit pi in alto, punteggiata dallo scintillio delle stelle. Espir adagio mentre si avviava verso la
met romana del campo e recit una rapida preghiera.
Giove Ottimo Massimo, ti prego di fare tutto quanto in tuo potere per far tornare Catone in s.
Prima che io faccia qualcosaltro di cui potrei pentirmi.
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CAPITOLO 21.
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Unora dopo lalba, una volta che i feriti furono sistemati a bordo dei carri, la colonna continu
lavanzata nel cuore montuoso dellArmenia. Dietro di s, romani e iberiani lasciarono due
fiammeggianti pire funebri. La prima consumava i corpi dei loro compagni caduti; la brezza del
mattino soffiava le grosse nuvole di denso fumo oleoso verso la colonna, soffocando gli uomini con
lacre lezzo di legno e carne bruciati, che impregn i loro abiti per svariate ore. La seconda pira era la
citt di Ligea, morta in tutto fuorch nel nome il giorno prima. Incendi erano stati appiccati in ogni
strada e le fiamme, alimentate dal vento, si erano propagate velocemente. Guardandosi indietro,
Macrone vide che il rogo era quasi ininterrotto, cinto dalle mura cos che la citt assomigliava a un
enorme braciere. Lingue di fiamma lambivano il cielo del mattino e il ruggito e gli schianti del legno
che ardeva si sentirono chiaramente per il primo miglio di marcia. Quando la colonna fece una breve
sosta a mezzogiorno, i soldati guardarono in silenzioso sgomento la fitta colonna di fumo che si levava
verso il cielo.
Macrone osserv la scena mentre tirava fuori la borraccia e beveva un gran sorso dacqua. Quel
fumo avrebbe annunciato la loro presenza per una notevole distanza e presto i curiosi sarebbero arrivati
a indagare. Quando la notizia della devastazione di Ligea si sarebbe sparsa in tutta lArmenia,
avrebbero scoperto se lazione aveva punito il popolo che Radamisto ambiva a governare di nuovo o se
ne aveva infiammato la passione al punto che avrebbero imbracciato le armi contro di lui. Questo
restava da vedere, riflett Macrone. Inoltre, era preso da questioni pi immediate.
Gli iberiani erano stati i primi a levare le tende e, disdegnando la pratica di spalare il terrapieno
dentro al fossato, avevano fatto i bagagli ed erano partiti. I romani avevano osservato la partenza in
silenzio mentre si schieravano per i riti funebri. I morti iberiani erano gi stati sepolti durante la notte
ma il loro rifiuto di restare con i romani e onorare i morti degli alleati era stato preso come un
deliberato insulto da ogni uomo delle coorti pretoriana e ausiliaria. Macrone aveva pensato di
affrontare Radamisto ed esigere che fermasse i suoi uomini, ma un confronto del genere poteva
degenerare con fin troppa facilit, dato il teso incontro della sera prima. Perci aveva lasciato che
andassero via, concludendo i riti funebri il pi rapidamente possibile prima di mettersi in marcia.
Gli iberiani avevano un vantaggio di due miglia sui romani e, poich la distanza tra loro
cresceva, a causa del lento incedere del convoglio dellassedio e delle salmerie, Macrone mand avanti
i frombolieri, con lordine di coprire il varco tra le due forze e non perderle di vista. Costituiva un gran
rischio per una colonna essere divisa durante la marcia attraverso quello che era prudente considerare
territorio ostile. Ma era meglio marciare divisi che saltarsi luno alla gola dellaltro, riflett Macrone.
Sperava che lorgoglio ferito di Radamisto cedesse presto al buonsenso e che il sovrano accettasse il
comando di Macrone sulla forza combinata. Poteva volerci un giorno o pi, ma di certo liberiano
avrebbe finito per capire che le sue ambizioni avevano pi probabilit di realizzarsi con laiuto dei
soldati romani e delle macchine dassedio.
Lattenzione di Macrone si spost sul carro coperto che procedeva a scossoni sulla rozza pista,
seguendo a breve distanza gli uomini della Prima centuria, i quali arrancavano sotto il peso dei gioghi
da marcia. I lembi della pelle di capra erano sciolti e, attraverso lapertura, Macrone scorse di sfuggita
lamico disteso sul suo pagliericcio, la ragazza seduta accanto a lui, sopra le pieghe della tenda di
Catone. Rimase indietro e si affianc al carro.
Come sta?.
Bernisha si volt a guardarlo, indovin la natura della sua domanda, mim latto di dormire, poi
sollev il palmo e lo fece oscillare da una parte allaltra. Macrone emise un verso di frustrazione.
Catone era pi necessario che mai. Afferratosi alla sponda del carro, Macrone si iss a bordo e, fatto
segno alla ragazza di spostarsi, ne prese il posto. Accanto a lui, Catone era disteso sulla schiena, il
corpo che sussultava seguendo i bruschi movimenti del carro sotto di s. Era protetto dalla luminosa
luce del sole ma la polvere copriva linterno come una patina grigia e, di tanto in tanto, il tribuno
tossiva mentre dormiva. A parte lesaurimento, non mostrava alcun segno addosso. Nessuna ferita.
Macrone aveva ancora difficolt ad accettare lidea che lamico potesse essere cos colpito da una
malattia del cuore e della mente. Era tentato di dare a Catone uno scrollone e di dirgli di darsi una
mossa, ma temeva che un gesto del genere potesse ostacolare la guarigione dellamico.
Una delle ruote del carro fin in un profondo solco e il veicolo ebbe un violento scossone. Gli
occhi di Catone si spalancarono e il tribuno si guard attorno in preda allagitazione prima di vedere
Macrone seduto al suo fianco.
Che succede? Dove siamo?
Sulla strada per Artaxata, ragazzo. Se cos si pu chiamare questo sopravvalutato sentiero per
capre.
Catone aggrott la fronte, sforzandosi di concentrarsi. E la citt? Cos successo a Ligea?.
Macrone scost i lembi per mostrargli la colonna di fumo in lontananza. Data alle fiamme,
come hai ordinato.
Catone trasal. Ho ordinato? S s. E la popolazione?
Tutti uccisi. Non abbiamo fatto prigionieri.
Tutti morti?.
Macrone annu solenne. Non aveva provato alcuna soddisfazione nellobbedire agli ordini e, a
dire la verit, credeva che la distruzione di Ligea e del suo popolo fossero una macchia sulla
reputazione di Roma, e sullonore della Seconda coorte in particolare. Peggio ancora, era un errore,
secondo Macrone. Ma gli ordini erano stati impartiti e non stava a lui contestarli. Inoltre, era troppo
tardi.
Non dovrei starmene steso qui, continu Catone. Cerc di alzarsi ma scopr che il suo corpo
pesava come piombo e lo sforzo lo sfin. Il braccio che aveva usato per issarsi tremava come una foglia
nella bufera. Bernisha lo guard preoccupata e gir attorno a Macrone per poter sorreggere le spalle di
Catone. Parl in tono confortante e, con delicatezza, lo spinse a stendersi di nuovo. Catone non oppose
resistenza e si adagi con un profondo sospiro guardando lamico.
Cosa mi  successo? Sono stato ferito?.
Macrone scosse la testa. Non in senso stretto, figliolo. Sei solo malato. Il chirurgo dice che 
esaurimento e una specie di malattia del cuore. Non posso dirti altro. Sar meglio che parli con lui
quando ci accamperemo questa sera. Lo mander da te.
Per quanto si affannasse a pensare lucidamente, Catone sent le parole dellamico con un
crescente senso di vergogna. Era debole quando i suoi uomini avevano bisogno che fosse forte. Se non
cerano ferite n nessuno di quei malanni a cui andavano soggetti i soldati durante le campagne, allora
non cerano scuse per la sua invalidit. Di certo non ne avrebbe accettate da uno degli uomini sotto il
suo comando. Lavrebbe definito un lavativo, il genere di soldato a cui venivano riservate quelle
occhiate dintesa che portano al disprezzo. Uomini che abbandonavano i propri compagni e
inventavano malesseri per essere esentati dai lavori manuali o, peggio, dal prendere il proprio posto
nello schieramento di battaglia. Catone non osava pensare a che opinione poteva essersi fatto Macrone.
Gir la testa da un lato e fiss lasse di legno a pochi pollici dalla sua faccia.
Mi dispiace, Macrone. Ti sto deludendo. Sto deludendo gli uomini. Catone immaginava i
commenti sprezzanti che i soldati avrebbero fatto riguardo la debolezza del comandante e quel pensiero
lo fece sprofondare nellautocommiserazione. Non mi riterranno pi idoneo a comandarli.
Stronzate, ragazzo. Macrone si sforz di assumere un tono allegro. Ti seguirebbero oltre le
porte dellAde senza pensarci, sicuri che li porteresti dallaltro lato.
Non dopo questo, Macrone. Ho servito abbastanza a lungo per sapere come ragionano.
Non faranno obiezioni. E poi, per quanto ne sanno, hai ricevuto un colpo alla testa e tornerai al
comando non appena ti sarai ristabilito. Direi che saranno felici di non sentirmi pi sbraitare.
Catone prov una combinazione di gratitudine nei confronti dellamico e vulnerabilit. Anche
se gli uomini non avrebbero mai indovinato la verit, Macrone lavrebbe sempre saputo. E quello
sarebbe stato per Catone un fardello eterno.
Sono stanco. Ho bisogno di riposare.
Ma certo. Sar meglio che la smetta di seccarti e ti lasci riposare. Macrone gli diede un
buffetto sulla spalla e si rivolse a Bernisha. Sono certo che lei far del suo meglio per aiutarti a
riprenderti. Credo che si sia presa una bella cotta per te. Dico bene, ragazza?.
Bernisha sorrise e inumid una pezza con dellacqua della borraccia di Catone; poi la ripieg in
una compressa e gliela mise sulla fronte.
Sei in buone mani, ragazzo. Ci vediamo pi tardi, al campo. Per adesso, continua a riposare.
Macrone si sollev oltre la coda del carro, si cal sulla strada e corse a raggiungere i suoi
uomini.
Dentro al carro sferragliante, Catone fece del proprio meglio per mettersi comodo e chiuse gli
occhi. Il suo breve momento di veglia lo aveva spossato e, ancora una volta, i pensieri arrivarono con
difficolt e, anche in tal caso, erano casuali e di rado logici. Pi come un sogno, riflett. Mentre la
tensione abbandonava le sue membra, immagini e impressioni inquiete e disordinate gli balenavano
nella mente: il netto terrore dellattacco alle mura interne di Ligea  la prima volta che lui e Giulia
avevano fatto lamore  la convinzione che sarebbe stato ucciso quando, anni prima, aveva raggiunto a
nuoto il relitto di una nave al largo della Britannia per salvarne i sopravvissuti  la paura di perdere
Macrone quando lamico era stato ferito da una freccia nella stessa campagna  lagitazione di quando
era stato presentato per la prima volta a suo figlio e la profondit dellamore che aveva provato poi per
Lucio  poi il volto del ragazzo che aveva pugnalato a Ligea Cos simile a Lucio, gli era sembrato.
Al punto che gli era parso di aver ucciso il proprio figlio. E poi tenebre e oblio quando, finalmente,
ricadde nel sonno profondo dello spossato e dellangosciato.
Bernisha sedeva accanto a lui, rinfrescando di tanto in tanto la compressa e tamponandogli con
delicatezza fronte e occhi. Quando Catone si agitava e si girava, borbottando ansioso, lei gli prendeva
la mano e la teneva fino a quando il momento passava, e poi gli accarezzava i ricci scuri. Questo
sembrava calmarlo. Lei mormorava in greco: Riposa, tribuno. Riposa.
Per i successivi quattro giorni, la colonna marci come due forze distinte. Gli iberiani non
distanziavano mai i romani al punto che questi non potessero raggiungerli, fu sollevato di riscontrare
Macrone. Ogni notte dava ordine di costruire il campo di dimensioni tali che i loro alleati ex alleati
potessero unirsi ai romani, se decidevano in tal senso. Ma gli iberiani restavano per conto proprio,
almeno a un miglio di distanza, ed erigevano le tende allaperto, cosa che il professionista Macrone
disapprovava. Se il nemico avesse colto loccasione per attaccarli, avrebbe seminato il caos tra gli
iberiani. Per quanto fosse tentato di raggiungere il loro campo e cercare di convincere Radamisto a
riunire le colonne, Macrone non riusciva a tollerare lidea che un suo approccio in tal senso potesse
essere visto come un segno di debolezza. E cos le due forze passarono separate ogni notte, con i fuochi
da campo che formavano due pozze di luce in mezzo alle masse scure delle montagne circostanti.
I doveri aggiuntivi che erano ricaduti su di lui misero alla prova la resistenza di Macrone, che
cominci a comprendere la tensione che lamico aveva subito sin dallinizio della campagna. Ogni sera
andava alla tenda di Catone per fare rapporto in merito alla giornata di marcia, la condizione degli
uomini e la posizione degli iberiani. Era sollevato nel vedere la costante ripresa del tribuno e, la quarta
sera, Catone annunci che era pronto a riprendere il comando il giorno seguente.
Sei sicuro, signore?.
Catone esit un momento prima di confermare. S.
Macrone lo osserv attentamente e vide il leggero tremore nelle sue membra quando Catone si
alz e and ai lembi aperti della tenda per guardare il campo.
Mi pare che un altro po di riposo ti farebbe bene, signore.
Ho detto che sono pronto, replic con decisione Catone. Sono in grado di cavalcare. E
adesso la mia mente  lucida.
Se lo dici tu. Se hai bisogno che continui a occuparmi di alcuni dei tuoi doveri, fammelo
sapere.
Catone si volt a guardarlo da sopra la spalla e sorrise. Grazie, fratello. Te ne sono grato.
Bah!  stato divertente essere lufficiale al comando in questi giorni.
Ho seri dubbi. Gli occhi esperti di Catone esaminarono le file di tende che si estendevano
attorno a lui. Il piacevole suono di canti e risate raggiunse le sue orecchie. Era bello che lumore degli
uomini fosse ancora buono nonostante labbandono da parte degli iberiani. Un campo silenzioso
avrebbe indicato insoddisfazione e morale incerto. Lungo il terrapieno distingueva appena le sagome
delle sentinelle, impegnate nelle loro ronde. Andava tutto bene. Finalmente qui nel campo romano. Il
chiarore dei fuochi lontani era visibile a est e Catone si chiese come fosse il morale tra gli iberiani.
Radamisto stava rimpiangendo la propria tracotanza? I suoi uomini erano preoccupati di abbandonare
la sicurezza di un campo romano per dormire allaperto? Oppure stavano semplicemente aspettando
che i romani andassero da loro e accettassero Radamisto come comandante? In ogni caso, concluse,
sarebbe stato sempre pi rischioso lasciare che lattuale situazione continuasse. Si volt e torn al letto
da campo, dove si lasci cadere pesantemente.
Ci fu un acciottolio di vasellame allesterno e, poco dopo, Bernisha entr nella tenda con la
gavetta di Catone. La pos sul piccolo tavolo accanto al letto e guard Macrone, mimando latto di
mangiare.
Lui annu e le rivolse un sorriso. Quando la ragazza ebbe lasciato la tenda, il centurione lanci a
Catone unocchiata eloquente. Carina, quella.
Immagino di s. Catone assaggi la farinata davena ma era troppo calda, cos mise via
gavetta e cucchiaio. E quindi?
Oh, niente.
Che cazzo, Macrone, ti sembro il tipo? Allora?
Direi di no. Ma. Macrone schiocc la lingua.  sarebbe un peccato se andasse sprecata.
Era solo per dire, se fossi in te.
Be, non sei me. Lei si occupa dei miei bisogni e tiene pulito il mio equipaggiamento, tutto
qui. Le cose resteranno cos fino a che lo vorr, fine della questione.
S, signore.
Bernisha torn con unaltra gavetta e la porse a Macrone.
Anche tu devi mangiare. Catone indic la ragazza e, sollevata la gavetta, accenn ai lembi
della tenda. Lei gli sorrise e si affrett a uscire. Macrone rivolse uno sguardo di apprezzamento alla
figura che si allontanava.
Non una parola, Macrone, lo avvert Catone. Mangia e basta, va bene? Un po di pace e
silenzio  quello che ci vuole.
Il segnale della mezzanotte era appena risuonato nel campo quando Macrone scost con
violenza i lembi della tenda e si precipit al letto di Catone. Con la coda dellocchio, vide la ragazza
alzarsi da terra con un verso spaventato.
Signore! Svegliati!.
Il tribuno fu lento a reagire e Macrone gli diede uno scrollone alla spalla. Sveglia.
Catone spalanc gli occhi e si iss su un gomito. Cosa c?
Il campo iberiano, signore.  in fiamme.
Catone mise le gambe gi dal letto, infil i piedi in un paio di sandali leggeri e si alz.
Indossava gi una tunica per via della frescura notturna del territorio montuoso che stavano
attraversando. Usc in tutta fretta dalla tenda e, con Macrone al suo fianco, corsero alla torre dingresso
pi vicina a Radamisto e i suoi uomini. Catone era trafelato quando raggiunsero la scala e mand su per
primo Macrone mentre si preparava alla salita. Il cuore gli batteva forte e il corpo gli tremava quando si
iss sulla piattaforma e affianc Macrone e la sentinella, aspirando grandi boccate daria per spegnere il
fuoco nei polmoni.
A poco pi di un miglio di distanza, il campo iberiano si estendeva su terreno leggermente
sottoposto, accanto a unansa del fiume che la strada cercava di seguire pi direttamente possibile. Dal
loro punto di osservazione, Catone vide che decine e decine di tende stavano andando a fuoco e, alla
luce delle fiamme, scorse centinaia di uomini e cavalli che correvano in tutte le direzioni. A poca
distanza dalle fiamme, distingueva appena le sagome scure di cavalieri che, in sella a veloci pony,
giravano per il campo scoccando frecce. Pi oltre, ardeva una manciata di piccoli fuochi e, vicino a
essi, frecce tracciavano nella notte archi fiammeggianti che precipitavano in mezzo alle tende iberiane.
parti, disse Macrone. Devono aver rintracciato la colonna. Vista larroganza di quello
sciocco, era destino che accadesse. Quali sono i tuoi ordini, signore? Dico agli uomini di stare ai loro
posti?.
Catone riflett per un momento e poi scosse la testa. No. Fa spostare sul bastione la centuria
di turno, insieme a cinquanta frombolieri. Dubito che i parti tenteranno di attaccarci, ma meglio essere
sicuri.
E gli iberiani, signore? Non dovremmo mandare uomini ad aiutarli?
Al momento non possiamo fare niente.
Mentre Macrone scendeva gi a dare ordini, Catone guard gli incursori dare alle fiamme altre
porzioni del campo. Ma Radamisto stava gi reagendo allattacco. Diversi gruppi di arcieri a cavallo e
catafratti erano gi montati in sella e stavano uscendo dal campo allinseguimento dei nemici. La
leggera bordata di frecce cess bruscamente e le sagome scure dei parti a cavallo scomparvero nella
notte. Gli iberiani rimasti nel campo fecero del loro meglio per spegnere gli incendi, battendo le
fiamme con arbusti e acqua attinta al fiume. Uno dopo laltro, i roghi furono domati e i cavalli
sparpagliati dagli incursori furono radunati. Solo quando ebbe la certezza che lattacco fosse terminato,
Catone lasci la torre e si avvi stancamente alla sua tenda.
Il mattino seguente, decise, si sarebbe recato dagli iberiani, avrebbe affrontato Radamisto e
messo fine a quella sciocca divisione delle forze.
...
.
...
CAPITOLO 22.
...
.
...
Quando Catone e la sua scorta entrarono nel campo iberiano, le gravi conseguenze
dellincursione della notte prima apparvero evidenti. Decine e decine di tende erano state consumate
dal fuoco e non restavano che gli scheletri carbonizzati delle loro strutture e brandelli di cuoio annerito
sul terreno arso.
Era rimasto ben poco dellesteso padiglione personale di Radamisto; schiavi e servitori erano
impegnati a rovistare tra le macerie per recuperare quanto restava di cuscini, tappeti, arredi e la riserva
di vino e altri beni di lusso.
Il principe iberiano era attorniato dalla sua piccola corte di nobili e osservava la scena di
devastazione quando Catone tir le redini e smont da cavallo. I dieci uomini che aveva portato con s,
sugli unici cavalli della colonna romana, rimasero in sella.
Radamisto si volt a salutarlo con unespressione acida. Faccia e vesti erano macchiate di
fuliggine e sporcizia e un avambraccio era avvolto in una benda insanguinata. Sui nobili dietro di lui
erano evidenti le medesime conseguenze dellincursione.
Tribuno Catone, sono lieto di vedere che ti sei ripreso. Immagino che tu sia venuto a gioire
della mia sfortuna.
Non lo farei mai, maest. Sei un alleato di Roma. Sono dispiaciuto quanto te per le tue perdite.
Sono solo venuto a vedere che tipo di aiuto possiamo offrirti.
Radamisto sospir. A meno che tu non abbia il potere di creare dal nulla nuove tende e
rifornimenti e far resuscitare i morti, allora c ben poco che puoi fare per noi.
Quanti uomini hai perso, maest?.
Liberiano si rivolse al suo seguito e ci fu un breve scambio. Ne sono stati uccisi oltre
cinquanta. I feriti sono ancora di pi. Abbiamo perso pi di cento cavalli. Oltre a quelli che sono fuggiti
nella notte e non sono ancora stati recuperati. Poi ci sono le tende. Agit una mano verso la scena
circostante e scosse adagio la testa. Quasi un terzo distrutte o danneggiate in modo irreparabile. I parti
hanno perso una manciata di uomini. Dubito che fossero pi di cinquanta nella banda che ci ha
attaccati. Il suo volto si incup mentre continuava. Non ci avrebbero colti di sorpresa se le mie
sentinelle fossero state vigili. Pagheranno per questo. Indic un gruppo di uomini seduti a terra poco
distante, mani e caviglie legate. Quei bastardi saranno lasciati a bruciare vivi quando oggi ci
rimetteremo in marcia.  una punizione adeguata, no?.
Perfino a quella distanza, Catone vide le loro espressioni terrorizzate e immagin che avessero
gi saputo quale sorte li aspettava.
Maest, hai gi perso abbastanza uomini. Uomini che saranno necessari per conquistare il tuo
trono. Perch sprecare la vita di altri? Puniscili, s. Se fossero i miei uomini, li farei fustigare davanti ai
loro compagni. Sarebbe una lezione sulle conseguenze di una sorveglianza negligente che non
dimenticheranno facilmente. da www.leggenditaly.com
Forse, ma bruciarli vivi sarebbe ancora pi memorabile, direi, riflett con freddezza
Radamisto. Non tollero gli errori di coloro che mi seguono.
Osserv Catone per un momento. Mi ritieni crudele, tribuno?.
Catone rispose senza scomporsi. Trovo che sia uno spreco, maest. Credo che ci sia un posto
per la disciplina e il castigo alla base di ogni esercito, ma deve essere bilanciato con leffetto che
sortisce sulla capacit dellesercito di combattere.
Voi romani avete una punizione chiamata decimazione, giusto? Ho letto che, quando si sono
trovati ad affrontare codardia e incompetenza, i vostri generali hanno ordinato che un uomo ogni dieci
fosse percosso a morte dai suoi compagni.
Un tempo, Catone era stato un giovane ufficiale in una coorte che aveva partecipato
allinvasione della Britannia e che era stata soggetta al castigo pi draconiano impartito nellesercito
romano. Annu. Esiste una punizione del genere ma viene usata di rado. E i soldati che sopravvivono
restano demoralizzati a lungo. Io non consiglierei di adottare una simile misura, maest.  un lusso che
non puoi permetterti al momento. Punisci quegli uomini, falli fustigare ma risparmia le loro vite. Sono
convinto che ne avrai bisogno prima che questa campagna sia finita.
Prender in considerazione il tuo consiglio, tribuno, concluse. C del merito in quello che
dici. Decider la loro punizione pi tardi, dal momento che ho problemi pi urgenti. Dobbiamo
recuperare il possibile prima di riprendere lavanzata e occuparci dei nostri morti e feriti.
Catone intravide lopportunit di cominciare a riparare lalleanza. Maest, sarei felice se il
nostro chirurgo curasse i vostri feriti. E possono essere trasportati insieme ai nostri, sui carri.
Radamisto tacque e Catone sent lorgoglio lottare con il pragmatismo nel cuore del suo alleato.
Alla fine, questi si limit ad annuire e parl come se stesse impartendo un comando. Occupatene,
allora, tribuno.
Falli sistemare accanto alla strada e i miei uomini li caricheranno sui carri.
Liberiano annu.
C ancora laltra faccenda, maest.
Radamisto lo scrut circospetto. Laltra faccenda?
Dopo la scorsa notte,  evidente che sarebbe meglio se i nostri uomini marciassero insieme e si
accampassero insieme.
Le labbra dellaltro si serrarono in una linea sottile e Catone seppe che doveva insistere. Decise
di addolcire la propria offerta. Possiamo lasciarvi delle tende per rimediare alle vostre perdite. Penso
che sia tu che i tuoi uomini apprezzerete il riparo visto che le notti sono fredde.
Come desideri, replic piano Radamisto. E senza dubbio insisterai per esercitare il comando
sulle mie truppe oltre che le tue in cambio di questa generosit?
Non dovrei insistere. Il pericolo di dividere la nostra colonna  stato ampiamente dimostrato.
Catone indic i fumanti resti che li circondavano. Dora in poi, dovremo marciare insieme e
combattere insieme e il modo migliore per farlo  avere un solo comandante. Gli ordini del generale
Corbulone erano che io comandassi la colonna. Mi ha anche detto che sarebbe meglio esercitare il
comando con quanta pi diplomazia possibile. Ho fatto del mio meglio per eseguire i suoi ordini. Ma il
tempo della diplomazia  finito. La situazione  troppo pericolosa per questo. Perci te lo dir adesso:
accetta il mio comando, in modo incondizionato, fino a che non avrai riconquistato il trono.
Il principe iberiano trasal e incroci le braccia, guardandolo torvo. Poi espir con un sibilo e
abbass gli occhi. E va bene, acconsento.
Catone nascose il proprio sollievo e continu nel medesimo tono deciso. Grazie, maest.
Mi metto sotto il tuo comando, tribuno. Ma ti avverto: se, per conseguenza dei tuoi ordini, non
riuscissi a riconquistare il trono, allora avr la tua testa.
Maest, leventuale fallimento mi costerebbe comunque la testa, in un modo o nellaltro. Non
mi faccio illusioni. Avrai il tuo trono oppure tu e io, e ogni uomo nella nostra colonna, moriremo nel
tentativo.
Radamisto rimase a fissarlo e poi sorrise. Non potrei chiedere di meglio.
Tese la mano e i due si strinsero brevemente lavambraccio. Poi, liberiano chin il capo.
Tribuno Catone, sono ai tuoi ordini.
Catone annu ma si chiese per quanto tempo Radamisto avrebbe mantenuto la parola stavolta.
Unora dopo, la colonna romana raggiunse i resti del campo iberiano e lavanguardia osserv le
tende devastate e il tumulo sepolcrale eretto da un lato. Gli iberiani feriti giacevano lungo il ciglio della
strada e, dapprima, essi e i romani si guardarono con freddo sospetto  fino a che un pretoriano non
lasci il proprio posto per offrire un po di carne secca a uno dei feriti. Altri seguirono il suo esempio e
gli iberiani risposero agli atti di gentilezza con sorrisi e ringraziamenti. Macrone stava per sbraitare agli
uomini di tornare nei ranghi ma Catone lo ferm.
Di tanto in tanto, un po di tolleranza  pi efficace della disciplina.
Se lo dici tu. Ma se ci fossi ancora io al comando, cominci Macrone. Poi serr la bocca e
si batt il bastone di vite contro il lato dello stivale.
Ed ecco la dimostrazione che ho ragione a essere tollerante, rise Catone, per la prima volta
dopo tanti giorni.
Tolleranza?, borbott Macrone. A chi cazzo serve? Un bel calcio  sempre la cosa migliore,
se lo chiedi a me.
Te lo chieder senzaltro, fratello. Ma non andr oltre. Adesso, di agli uomini di muoversi.
Macrone si sforz di mantenere un tono neutro quando ordin ai pretoriani di rimettersi in riga.
Mentre era fermo a unestremit della fila di iberiani feriti, luomo pi vicino intercett il suo sguardo e
gli tese il palmo aperto.
Se pensi che, cominci Macrone. Poi, borbott stizzito: Fottuta tolleranza, eh?.
Dalla borsa sul fianco tir fuori una crosta di pane e la lanci alliberiano.
Ecco a te. Non strozzartici, amico. Si costrinse a sorridere e and a prendere il suo posto in
testa alla colonna.
I catafratti e gli arcieri a cavallo avevano gi raggiunto il fronte dellarmata riunita e i lancieri li
affiancarono, precedendo i pretoriani. Catone tir le redini per aspettare le salmerie e sovrintendere alla
sistemazione dei feriti. Chiam con un cenno il primo veicolo, dove il chirurgo era seduto a cassetta
insieme al conducente.
Fa caricare gli iberiani. Fa del tuo meglio per loro, come faresti per i nostri uomini.
S, signore.
Gli assistenti del chirurgo, aiutati da conducenti e mulattieri, si accinsero a issare i feriti a bordo
dei carri, sistemandone alcuni accanto ai romani, che li accolsero con i bonari brontolii tipici dei
veterani. Ben presto, lultimo degli uomini fu caricato e il convoglio riprese a procedere rumoroso.
Catone si volt nel sentire lo scalpiccio di zoccoli e vide un gruppetto di iberiani arrivare a gran
velocit dalle rovine del campo. Il lontano crepitio delle fiamme raggiunse le sue orecchie mentre una
nuova colonna di fumo si levava in aria.
Cos quella?, chiese nervoso il chirurgo. Altri parti?
No, rispose Catone con una fitta di paura.
Poi ud le prime urla di terrore e agonia e ogni dubbio fu bandito dalla sua mente. Pens di
correre a salvare gli uomini ma, a giudicare dalla densit del fumo e dalle fiamme che lambivano laria
del mattino, seppe che era gi troppo tardi.
Il chirurgo si alz sulla panca. Per gli di, cosa sta succedendo?.
Catone mont in sella e, mentre rispondeva al chirurgo, prese le redini. Quello che senti,  il
prezzo del fallimento. Ricordalo bene.
Batt i talloni contro il fianco del cavallo e lo spron al piccolo galoppo, avviandosi verso la
testa della coorte pretoriana, ansioso di allontanarsi il pi possibile dalle urla degli uomini che
bruciavano vivi.
Nei giorni che seguirono, la colonna continu la sua avanzata lungo il corso del fiume Murad
Su senza altri attacchi nemici, sebbene i parti continuassero a sorvegliarli a ogni passo. Piccole bande
di cavalieri li seguivano dal sicuro delle colline alla loro destra e lungo la sponda opposta del fiume.
Gli iberiani e i romani li osservarono guardinghi per il primo giorno ma finirono presto per accettare il
nemico lontano come parte del paesaggio e ripresero i consueti motteggi tra commilitoni e le
occasionali raffiche di canzoni di marcia. Di tanto in tanto, i parti si avventuravano al punto che
Radamisto inviava un manipolo di arcieri a cavallo per cercare di ingaggiare il nemico, che per faceva
immediatamente dietrofront e galoppava via fino a che gli iberiani non rinunciavano allinseguimento.
N ci furono tentativi di ulteriori incursioni adesso che ogni notte lintera colonna si ritirava dietro a un
fossato e un terrapieno.
Catone ordin che tutti i gruppi di foraggiatori uscissero in massa e fossero protetti da un eguale
numero di arcieri a cavallo iberiani, una misura pi che sufficiente a scoraggiare la banda di parti pi
numerosa che avevano avvistato. Man mano che i giorni passavano, teneva nota dei numeri nemici e
calcol che non fossero pi di duecento uomini a pedinare la colonna. A meno che il nemico non
tenesse nascosta una forza molto pi consistente, la colonna non correva rischi immediati e niente si
frapponeva tra essa e Artaxata. Non ancora.
Catone stava riacquistando le forze e, ogni sera, Bernisha gli preparava una cena sostanziosa,
persuadendolo con sguardi e commenti nella propria lingua a mangiare fino allultimo boccone. A sua
volta, Catone le insegn qualche parola di latino per consentire un minimo di comunicazione e si
compiacque quando vide che apprendeva in fretta. In due occasioni, Radamisto fece visita al quartier
generale di Catone, ormai ridotto a ununica tenda, avendo ceduto le altre al principe iberiano. Catone
non era stato il solo a sacrificarsi. Macrone e gli altri centurioni dividevano ununica tenda e tutte le
altre di riserva sui carri erano state distribuite agli alleati.
Entrambe le volte in cui Radamisto era andato a fargli visita per conferire sul progresso
dellavanzata, Bernisha era fuggita non appena saputo dellarrivo del principe iberiano. Catone poteva
solo fare supposizioni sulla causa di quellevidente paura ma, non avendo i mezzi per chiederle una
spiegazione, non poteva fare niente per comprendere o assicurarle che era al sicuro sotto la sua
protezione.
In occasione della seconda visita, mentre dividevano una brocca di vino caldo con Macrone,
Radamisto lo inform che presto la colonna avrebbe raggiunto un posto in cui la strada si divideva; una
diramazione continuava lungo il fiume, verso sud, mentre al di l di un tratto di fiume facilmente
guadabile, unaltra strada attraversava le montagne verso lultimo guado prima di raggiungere la
capitale armena.
Quanti altri giorni mancano per arrivare ad Artaxata, maest?, domand Macrone.
Due giorni al guado e poi dobbiamo attraversare le montagne. I miei uomini impiegherebbero
altri due giorni, ma con le vostre salmerie e le macchine dassedio, direi almeno il doppio. Dopo di che,
c un altro fiume da attraversare e poi tre giorni fino alla citt.
E questa strada di montagna, disse Catone. Cosa ne sai?
Lho percorsa svariate volte.  molto praticata dai mercanti e aperta per gran parte dellanno.
Solo negli inverni peggiori, neve e ghiaccio rendono impossibile il passaggio dei carri.
Ci sono strettoie? Il nemico potrebbe bloccarci la strada o tenderci imboscate?.
Radamisto si affid alla memoria per un momento e poi rispose: C qualche punto in cui la
strada passa sotto rupi o costeggia gole, ma posso mandare i miei uomini in avanscoperta per
sgomberare il percorso per le tue coorti e i carri. Non vedo pericoli di cui non possiamo occuparci.
Liberiano vuot la tazza e se ne riemp unaltra. Non sar il nemico a rappresentare la minaccia
maggiore, bens il freddo e la fame. Anche in questo periodo dellanno, le notti saranno pungenti e ci
sar poco cibo da procacciare.
Catone annu e poi chiese: Ci sono altre strade per evitare le montagne?.
Radamisto scosse il capo. Potremmo costeggiarle e raggiungere Artaxata da sud, ma
significherebbe mettere in conto altri venti giorni di marcia.
Dopo una rapida riflessione, Catone giunse a una decisione. Ogni giorno passato sulla strada,
liniziativa passava sempre pi al nemico.
Prenderemo la strada della montagna.
Sono daccordo, tribuno. Sarebbe meglio.
Catone trattenne un sorriso al tentativo dellaltro di prendersi il merito condiviso della
decisione. Da quando le due forze si erano ricongiunte, Radamisto non aveva sfidato in modo diretto la
sua autorit neanche una volta, perci a Catone non dispiaceva lasciare che, di tanto in tanto, salvasse
la faccia. Cominci a pensare alle disposizioni necessarie per i giorni seguenti, frustrato dalla lentezza
del proprio ragionare come conseguenza del costante senso di spossatezza. La sua ripresa non stava
andando affatto come avrebbe voluto, o sarebbe stato necessario.
Centurione, avr bisogno di un inventario di tutte le razioni che abbiamo. Domani dovremo
fermarci al fiume, poi passeremo il giorno successivo in cerca di provviste sufficienti a superare le
montagne. E ci servono foraggio per i cavalli e combustibile per i fuochi da campo.
Mentre Macrone prendeva una tavoletta di cera e prendeva appunti, Catone lev la tazza rivolto
a Radamisto. Maest, se tutto va bene, tra dieci giorni a questora, i nostri soldati saranno accampati
alle porte di Artaxata. E a quel punto sistemeremo questa faccenda dando battaglia ai tuoi nemici. Alla
vittoria!.
...
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...
CAPITOLO 23.
...
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...
Catone effettu unultima ispezione di uomini, cavalli e carri alla pallida luce dellalba. Il sole
non era ancora sorto sulla cima delle montagne a est, era tutto in ombra e laria era soffusa di una
sfumatura azzurra che la faceva sembrare pi fredda.
Avevano attraversato il fiume nelle ore prima dellalba, preceduti da Radamisto e i suoi arcieri a
cavallo per sgomberare la sponda opposta da eventuali bande di parti che potessero avere la tentazione
di interferire con la fanteria e i carri, che arrancavano nella fredda corrente del guado. Gli uomini erano
emersi sullaltro argine gocciolanti e intirizziti, per poi essere schierati nellordine di marcia dai
rispettivi ufficiali.
In aggiunta ai feriti, ciascun carro traboccava di sacchi di grano, carne essiccata, pane e
formaggio dei villaggi e delle fattorie saccheggiati dai foraggiatori il giorno prima. Reti di foraggio
pendevano dalle selle della cavalleria iberiana e i loro lancieri trasportavano ancora altre provviste, cos
come i pretoriani e i frombolieri. Catone fece una pausa per controllare le tirelle degli equipaggi dei
muli che trainavano le macchine da assedio. Non erano ammissibili negligenze tra i mulattieri una volta
che la colonna si fosse inerpicata sulla strada che portava tra le montagne. Osservando la rozza pista
che si snodava su per il pendio pi vicino, si chiese come fosse mai possibile definirla una strada.
Eppure Radamisto gli aveva garantito che era praticata da carovane di cammelli e convogli mercantili.
Se questo era vero e ne avessero incontrato qualcuno, allora Catone intendeva alleggerirlo di cibo e
scorte utili.
Come prima, Radamisto e i suoi uomini sarebbero andati in avanscoperta, rimuovendo ostacoli
e sbarazzandosi di eventuali nemici che potessero opporre resistenza. I carri delle salmerie e delle
macchine dassedio erano stati distribuiti tra ciascuna delle centurie pretoriane, con lordine di
aggiungere i propri muscoli a quelli dei muli ogni volta che la strada diventava troppo ripida. Tornato
al piccolo carro che trasportava il suo equipaggiamento, Catone indic a Bernisha la mantella bordata
di pelo e le si rivolse in greco.
Passami quella.
Lei fece per prendere lindumento, ma si ferm allimprovviso e indic il mantello e poi
Catone, inarcando un sopracciglio. Lui annu e la ragazza glielo porse; poi and a rannicchiarsi in un
angolo del carro, coprendosi con una delle tuniche di Catone.
Il tribuno si infil la mantella e ne agganci il fermaglio, sentendosi un po pi protetto dagli
elementi; poi prese a sfregarsi le mani con vigore e vi soffi sopra per scacciare la sensazione di
intorpidimento che si insinuava nelle dita.
Abbastanza freddo da gelarti le palle, eh?, ghign Macrone dalla testa della coorte, dove
stava insieme ai vessilliferi. Ma ci scalderemo presto quando darai lordine di avanzare.
Catone lanci unocchiata agli uomini pi vicini, i quali, come lui, stavano cercando di scaldarsi
le mani. Alcuni usavano strisce di stoffa legate attorno alle mani come muffole improvvisate e Catone
desider aver avuto la lungimiranza di acquistare quelle vere prima di lasciare Antiochia.
Unimpalpabile nebbiolina di respiri condensati turbinava attorno agli uomini, ai muli e ai cavalli e, per
la prima volta da tanti giorni, prov un barlume di gioia.
S, faceva freddo e aveva lacqua negli stivali, ma cera qualcosa di elettrizzante nella scena di
unarmata schierata e pronta a marciare allalba di un nuovo giorno.
Oltre a questo, cerano sentimenti di affetto e appartenenza nei confronti di quegli uomini, per
lo pi veterani incalliti che avevano visto tanta azione quanto lui. In alcuni casi, anche di pi. Cera
anche il senso di privilegio nellessere al comando di pretoriani, frombolieri e mulattieri, oltre un
migliaio di uomini in totale.
Erano una forza da non sottovalutare, riteneva Catone, e, alloccorrenza, lavrebbe dimostrato.
Speriamo di s, replic a Macrone mentre alzava lo sguardo al cielo. Era in gran parte
limpido, promessa di una bella giornata, ma le nuvole erano ammassate sulle montagne davanti a loro.
Se l accanto al fiume era freddo, allora cerano buone probabilit che lass ci fosse ancora neve, anche
in quel periodo dellanno. Catone preg che non fosse ammassata in cumuli lungo la strada.
Ormai aspettiamo solo gli ultimi iberiani, continu Catone. Ah, eccoli che arrivano.
Entrambi gli ufficiali si voltarono a guardare al di l del guado i catafratti e lancieri che
scendevano gi dallargine e si immergevano nelle fredde acque del Murad Su. Dapprima i cavalli
cercarono di tirare su le zampe il pi possibile, sollevando spruzzi, ma poi rinunciarono quando lacqua
arriv al petto, e cos si spinsero attraverso la corrente, diretti dagli uomini che li cavalcavano. I lancieri
guadarono un po pi a valle, usando i destrieri a mo di frangiflutti per facilitarsi il passaggio.
Raggiunti i romani in attesa sullaltra sponda, i cavalieri procedettero lungo la colonna e presero posto
dopo il contingente di arcieri, gi avanti di un bel pezzo. I lancieri si affiancarono alla retroguardia
della colonna e, quando lultimo di essi emerse dal fiume, Catone mont in sella e diede lordine di
partire.
Allinizio la strada si dipanava attraverso le colline con una leggera pendenza che consentiva ai
carri di procedere senza aiuti esterni e Catone fu soddisfatto della velocit dellavanzata. I solchi ben
definiti dimostravano che Radamisto aveva ragione circa luso frequente della strada; cera qualche
sasso che bisognava spostare per evitare che finisse tra le ruote dei carri, fermandole bruscamente. Gli
ultimi fiori primaverili stavano sbocciando sui pendii in gruppetti di giallo e viola in mezzo ai massi e
agli affioramenti rocciosi. Rondoni guizzavano nel cielo e riempivano laria con i loro garriti mentre il
sole del mattino appariva sui monti e inondava il paesaggio della sua luce rossiccia. Nonostante
arrancassero sotto i pesanti carichi, gli uomini erano di buonumore, felici di aver lasciato la pianura
polverosa e di poter respirare aria pura e aromatizzata dal profumo dellerica e dei pini a ciascun lato
della strada.
Macrone marciava a poca distanza dal cavallo di Catone, fischiettando allegramente mentre si
abbandonava ai lussuriosi ricordi di Petronilla e sferzava le corolle con il bastone di vite. Era contento
di vedere Catone emergere dalla tetra oscurit che lo aveva inghiottito a Ligea. Era un lato del suo
amico di vecchia data che non aveva mai visto prima e che lo aveva turbato, incapace comera di
comprendere cosa avesse passato Catone. Con lesaurimento fisico aveva dimestichezza, cos come con
il passeggero torpore mentale a esso associato. Il crollo fisico e mentale di Catone era stato molto pi
grave e accompagnato da un buio dellanima che trovava la sua espressione nella distruzione della citt
e nel massacro dei suoi abitanti. Rievocando i particolari del sacco di Ligea, il fischiettare di Macrone
si spense sulle sue labbra. Il centurione inspir a fondo e sospir.
Non avrei dovuto farlo, borbott tra s. Secondo lui, andava bene saccheggiare una citt,
poich, dopo un po di tempo, la popolazione si sarebbe ripresa dalle perdite, dando la colpa alle
avversit che funestano la vita. Ma la distruzione di una citt era uno spreco. Ligea non sarebbe mai
risorta dalle ceneri. Le sue strade non avrebbero mai pi conosciuto il fermento della gente indaffarata
n le grida acute dei bambini che giocavano n il salmodiare dei sacerdoti. Ligea non era altro che un
monumento commemorativo carbonizzato, ruderi anneriti che lentamente le erbacce avrebbero
ricoperto mentre cani selvatici e corvi tormentavano le ossa dei morti. Questi pensieri gravavano su
Macrone. Non pot fare a meno di pensare che gli di venerati dai ligeani dovevano essere furibondi
per quelloltraggio. Chiss quali sventure avevano in serbo per i profanatori dei loro templi?
Rivolse una breve preghiera a Fortuna perch proteggesse lui e i suoi compagni dalla sventura,
poi schiocc la lingua e ripet: Non avrei dovuto farlo.
Quando il sole raggiunse lo zenit, la pendenza cominci ad aumentare e lincedere rallent,
poich i pretoriani erano costretti a posare di frequente gli zaini e aiutare i muli a trainare i carri su per i
tratti pi ripidi della strada. Ancora pi oneroso era il bisogno di controllare il movimento dei carri nei
tratti in discesa. Gli uomini usavano corde fissate al retro dei carri per rallentarne landatura, mentre
altri erano pronti con i cunei nel caso in cui la velocit del veicolo minacciava di schiacciare i muli
sotto le pesanti ruote o di farlo ribaltare. Era una faccenda complicata che metteva a dura prova il
discernimento e la pazienza degli optiones e dei centurioni che sovrintendevano al processo.
Radamisto e i suoi arcieri a cavallo non avevano di questi problemi, dal momento che
procedevano in ricognizione alla ricerca di eventuali nemici appostati in agguato. I parti continuarono a
seguirli, battendo in ritirata e apparendo di tanto in tanto sulla cima di colline e alture che
fiancheggiavano la strada. La loro presenza non preoccupava troppo Macrone ma indugiava ai confini
dei suoi pensieri come una seccatura persistente; il buonumore iniziale cominci a cedere il passo a uno
stato di vigilanza, stanco e guardingo, mentre teneva un occhio rivolto al nemico e laltro al procedere
dei carri sotto la sua responsabilit.
Al termine del primo giorno, Catone calcol che avevano percorso non pi di otto miglia, met
della distanza che erano riusciti a coprire ogni giorno sulla pianura. Si accamparono sulla sommit di
una collina, sopra il limitare degli alberi, circondandosi di pali acuminati poich il terreno era cos
disseminato di massi che non consentiva di scavare un fossato. Quando il sole tramont, la temperatura
cal bruscamente e gli uomini si strinsero nelle loro tende affollate e cercarono di dormire. I cavalli non
avevano riparo e, quando il vento si alz, si girarono nella direzione opposta e tennero il capo chino
mentre sibilava tra le rocce, agitando il cuoio delle tende e sferzando i lembi legati male con un forte
schiocco seguito dalle proteste degli uomini allinterno.
Accertatosi che il campo fosse sicuro e che le sentinelle stessero facendo buona guardia, Catone
si ritir nella propria tenda. Una candela solitaria, riparata da un manicotto di vetro, forniva appena la
luce per distinguere linterno mentre si sfilava armatura e cintura della spada. Vide che Bernisha gli
aveva preparato il letto da campo, stendendovi sopra i mantelli di riserva. Cera anche una piccola
ciotola sul tavolo, piena di formaggio, pane e frutta secca. La ragazza la indic con espressione
mortificata. Le circostanze non permettevano un pasto migliore. Catone mangi famelico, poi si tolse
gli stivali e si infil sotto le coperte. Bernisha prese la ciotola e fin la crosta e il boccone di formaggio
che lui aveva lasciato; poi mise via la ciotola nella cassa da viaggio e, presa una coperta, and a
stendersi in un angolo della tenda.
Catone si gir su un fianco, verso la luce della candela. Malgrado fosse esausto, il sonno non
veniva. La sua mente ripercorse gli eventi della campagna, continuando a girare attorno allimmagine
del bambino che gli era morto tra le braccia. Alla fine, si accorse che anche la ragazza era inquieta e
tremava sotto la sua coperta. Rimase a osservarla per un po e poi si schiar la voce.
Bernisha.
Lei scost impercettibilmente la coperta e fece capolino oltre il bordo mentre Catone
allontanava da s le coperte e le faceva segno di raggiungerlo. Dopo una breve esitazione, la ragazza si
alz e, attraversata di corsa la tenda, sal sul letto accanto a lui. Il letto cigol quando Catone le fece
spazio e tir di nuovo su le coperte. Lei continu a tremare e battere piano i denti mentre si
rannicchiava contro il suo petto. Catone colse linsolito profumo dei suoi capelli, ricordando che era
passato pi di un anno dallultima volta che era stato con una donna, la moglie di un senatore con un
debole per i soldati decorati quando non poteva avere un gladiatore per soddisfare le proprie voglie.
Fece scivolare un braccio attorno alla sua schiena e, una volta che Bernisha ebbe smesso di tremare, i
loro respiri si fecero regolari e i corpi si scaldarono. Catone avvert un leggero formicolio al basso
ventre e si scost appena, cos che il suo inguine non fosse premuto contro di lei. Sospir. Si sentiva
stanco, e tentato, e le due sensazioni non andavano daccordo.
Hmm, fece le fusa Bernisha, sollevandosi leggermente e guardandolo da sotto il ciuffo di
capelli scuri.
Dormi, mormor Catone.
Lei sorrise e Catone sent la sua mano insinuarsi sotto la tunica.
Ho detto.
Catone si interruppe quando le dita di lei si chiusero piano attorno al pene e applicarono una
leggera pressione. Il formicolio di un momento prima si intensific quando Bernisha fece di nuovo le
fusa, con un tono pi profondo. Hmmm.
Catone era rigido allinizio, ma poi si rilass lentamente sul letto da campo e chiuse gli occhi
beato mentre lei lo portava a uno stato di eccitazione ed erezione. Poi, mettendosi a cavalcioni su di lui,
la ragazza si tocc tra le gambe e lo guid dentro di s, e cominci a cavalcarlo con delicatezza. Questo
contravveniva alluso consueto degli uomini romani, molti dei quali consideravano degradante che la
donna stesse sopra. Ma era bello e Catone la lasci continuare senza interruzioni. Cera in lei qualcosa
di diverso dalle poche altre donne che Catone aveva conosciuto, qualcosa che accendeva la sua
sensibilit e che diventava ancora pi intenso man mano che lei aumentava il ritmo dei suoi movimenti.
Presto avvert la familiare contrazione delladdome e poi il sollievo che fluiva nel suo corpo come una
sorta di sospiro divino; infine, si accasci sul letto.
Bernisha ruot piano i fianchi mentre lo guardava dallalto, le labbra atteggiate in un sorriso
impertinente. Quando lui si afflosci, la ragazza si sollev, lasci che scivolasse fuori da lei e si distese
di nuovo al suo fianco, tirandosi su le coperte. Adesso stavano pi al caldo che mai e, banditi i pensieri
agitati di prima, Catone si sent tranquillo e pi appagato di quanto non gli accadesse da tanto tempo.
Ma cera una questione che non poteva pi ignorare.
Bernisha, tu capisci il greco, vero?.
La sent irrigidirsi e diventare immobile. Poi si riscosse ma non lo guard negli occhi. Uhm?
Non provare pi a ingannarmi. Ti ho osservata quando si parla greco. Conosci la lingua.
Lei tacque per un istante e poi parl con cautela. S셻.
Perch hai continuato a nascondermelo?, volle sapere Catone, issandosi su un gomito e
voltandole il mento verso di s. Sei una spia, Bernisha?.
Lei trasal. No, mio signore. Lo giuro!.
Mi stai spiando per conto dei parti o di Radamisto?  stato lui a mandarti a spiarmi?
Non sono una spia.
Non ti credo.
Ma, mio signore. Mi hai scelta tu. Nella sua tenda.
Questo era vero, ammise tra s Catone. Era stata la sua scelta. Si sforz di ricordare se la sua
scelta fosse stata in qualche modo indirizzata verso Bernisha ma non gli venne in mente niente. Annu
adagio ma i sospetti non erano affatto placati. Allora perch mi hai nascosto il fatto che parli greco?
Quale motivo potrebbe mai esserci per fare una cosa del genere? Hai potuto seguire le conversazioni tra
me e Radamisto. Questo puzza di spionaggio. Per chi stai lavorando? Dimmelo!. La prese per la gola.
Dimmelo o ti far frustare.
Lei emise un verso strozzato e poi replic con voce tremula: Signore, ti giuro che non sono
una spia. Sono solo una prigioniera, presa dagli uomini di Radamisto. Tutto qui.
Stronzate. Non sei una semplice prigioniera. Chi sei?
Mio padre  un mercante. Conduce i suoi traffici tra lArmenia e lEgitto. Spesso viaggiavo
con lui, ecco perch parlo greco Greco e latino.
Latino?. Stavolta tocc a Catone restare pietrificato mentre rifletteva su quella nuova
confessione. Cosa aveva detto a Macrone quando lei era a portata di orecchie? Qualcosa di importante?
Bernisha annu, ancora nella sua presa, e parl in latino stavolta. Mio padre ha voluto che lo
imparassi, cos avrebbe potuto fare affari con i mercanti romani.
Catone aveva ancora la mente in subbuglio per le implicazioni di quanto aveva appena appreso.
Se lei non era una spia, allora poteva aver ascoltato cose che rendevano impossibile non trattarla come
tale. Non si sarebbe fidato della sua spiegazione perch lei lo aveva gi ingannato. Daltro canto, se era
una spia, allora doveva morire.
Bernisha aveva guardato attentamente la sua espressione e adesso parl di nuovo. Se fossi una
spia, non ti avrei fatto del male? Ho avuto occasioni in abbondanza. Ma mi sono presa cura di te. Ti ho
dato da mangiare, ti ho lavato ti ho lasciato usare il mio corpo. Perch tu mi hai salvata da Radamisto
e da quel branco di animali che chiama amici. Ti ho fatto qualcosa di male, tribuno?
A parte ingannarmi?. Catone le lasci andare la gola e si mise a sedere, mettendo un po di
distanza tra i loro corpi. Perch lhai fatto? Perch nascondermi la tua conoscenza del greco e del
latino?.
Lei si tir gi la tunica per coprire la sua nudit. Quando ero piccola, mio padre mi ha
insegnato a non rivelare mai di me pi del necessario. A volte, gli tornava utile avere una figlia che
poteva ascoltare le parole degli altri mercanti senza che nessuno sospettasse che fosse in grado di
capire.  una lezione che non ho dimenticato.
Catone annu. Capiva lutilit di quellespediente e immagin un astuto mercante orientale che
usava la propria figlia per carpire informazioni riservate a quelli con cui faceva affari. Una specie di
spia, allora?.
Bernisha annu imbarazzata.
E hai capito tutto delle conversazioni che hai sentito nella mia tenda, e in quella di
Radamisto.
Niente che andrei mai a ridire, te lo giuro, signore.
Catone si sfreg la mascella. Radamisto sa che parli altre lingue?
No. Lui non sa niente.
Allora perch hai paura di lui?
Paura? Perch non dovrei avere paura? I suoi uomini mi hanno rapita da casa mia. Lui mi ha
usata e stava per darmi ai suoi ufficiali come loro puttana prima di offrirmi a te.
Adesso che conosceva la sua storia, Catone prov una fitta di vergogna per quanto cera stato
prima tra loro. Forse era solo una storia, riflett. Dopo tutto, lei avrebbe potuto dirgli qualsiasi cosa, per
qualsiasi ragione.
Bernisha continu a parlare con la voce bassa e roca. Volevo darmi a te. Mi hai salvata dagli
uomini di Radamisto. Mi hai trattata bene e sono venuta per prendermi cura di te, tribuno. Speravo che
mi volessi. Speravo che ti avrebbe fatto piacere. Invece mi chiami spia, mi strozzi e minacci di farmi
frustare. Se  cos che la pensi, allora tanto vale rimandarmi da Radamisto.
Era una sfida e Catone decise di smascherarla. Potrei farlo. Anzi, lo far.
Mise le gambe gi dal letto, si alz e and a grandi passi verso lentrata della tenda, dove sbatt
lalluce contro un sasso. Merda!.
Su una gamba sola, tir su il piede e si sfreg il punto dolorante. Sent Bernisha ridere e,
quando si volt a guardarla furioso, lei si copr la bocca con la mano.
Guardia!, chiam Catone.
Un istante dopo, uno dei pretoriani in servizio entr nella tenda e si mise sullattenti.
Signore?
Voglio che questa donna sia portata alla tenda del principe Radamisto.
No!, esclam Bernisha. Non puoi!.
Non voglio pi vederla, ordin Catone, lasciando passare il soldato. Luomo si avvicin al
letto e lei si ritrasse impaurita. Il pretoriano la agguant per un polso e la tir su in piedi. La ragazza si
dibatt come un animale selvatico e poi gli morsic la mano, forte.
Ehi, razza di puttana!. Il soldato chiuse a pugno laltra mano e tir indietro il braccio.
Un momento!, scatt Catone. And da Bernisha e la prese per le spalle.
Dimmi il vero motivo per cui hai paura di Radamisto. E devi dirmelo adesso. Altrimenti giuro,
su tutti gli di, ti rimando da lui.
Lei lo guard torva per un momento e poi, chinato il capo, si afflosci rassegnata. E va bene,
signore. Te lo dir. Se mi dai la tua parola che mi terrai qui.
Questo dipende da ci che mi dirai.
Bernisha tacque e poi sospir. Ti dir la verit. Ti dir tutto. Ma solo a te. Scocc
unocchiata al pretoriano, che ancora la teneva saldamente per il polso, nonostante il rivoletto di sangue
che gli colava sulle nocche dal netto semicerchio del segno del morso.
Aspetta fuori, gli ordin Catone.
Una volta che il soldato ebbe lasciato la tenda, fece sedere Bernisha sul letto e si mise davanti a
lei, con le braccia incrociate.
Parla.
...
.
...
CAPITOLO 24.
...
.
...
Catone vedeva bene langoscia sul volto di Bernisha mentre la ragazza raccoglieva le idee
prima di cominciare a parlare. Si prepar ad ascoltare le sue parole con la massima cautela e sospetto,
fino a che non avesse avuto modo di accertare se quanto aveva detto corrispondesse al vero. Lei gli
aveva gi nascosto la verit una volta. Allo stesso modo, aveva ingannato anche Radamisto, a meno
che non si trattasse di un elaborato doppio gioco e lei non lavesse spiato per conto delliberiano per
stabilire se gli alleati romani non lo stessero ingannando. Mentre rifletteva brevemente su tutto questo,
Catone si sent ancora pi vulnerabile, per s e per i propri uomini.
Tribuno, disse piano Bernisha, guardandolo con occhi imploranti. Non ho cattive intenzioni
nei tuoi confronti. Te lo giuro sulla vita di mia madre, mio padre, le mie sorelle e su tutti gli di che
venero. Ti prego, credimi.
Catone non disse niente e si limit a guardarla fisso, la faccia una maschera di severit.
Non voglio che venga fatto del male alla mia famiglia, continu la ragazza. Ed  per questo,
e nessun altro motivo, che ti ho nascosto il fatto che conosco il greco e il latino. Vorrei con tutto il
cuore aver potuto essere sincera con te, poich vedo che sei un bravuomo. Nonostante quanto 
successo a Ligea. Non  nella tua natura ordinare che una citt venga distrutta e la sua popolazione
massacrata.  stato Radamisto a indurti a farlo. Ti ha avvelenato la mente, tribuno, e ha indirizzato la
tua mano verso vendetta e crudelt. La sorte di Ligea  opera sua, non tua, e il sangue versato macchia
le sue mani, non le tue.
In che modo dirmi che parli altre lingue mette in pericolo la tua famiglia?, volle sapere
Catone. Ed, esattamente, in che modo Radamisto mi ha manipolato, come tu affermi?.
La ragazza armena aggrott la fronte mentre si teneva una mano davanti alla bocca; poi si prese
la testa tra le mani e si lasci sfuggire un singhiozzo.
Basta!, ringhi Catone. Dimmelo subito. Oppure giuro sui miei di che ti trasciner io
stesso alla tenda di Radamisto e gli dir che lhai spiato.
Lei alz lo sguardo, la faccia una maschera di paura, con le lacrime che le brillavano negli
occhi.
Se te lo dico, ti arrabbierai sarai furioso. Se ti dico la verit, allora sarai un pericolo per te
stesso e per i tuoi uomini.
Parla!, url Catone.
Lei si ritrasse, come per un violento colpo, e scosse la testa. Non posso. Non mentre sei in
questo stato. Ti prego, tribuno, non costringermi.
La frustrazione stava rapidamente trasformandosi in collera; Catone sentiva il fuoco nelle vene.
Si trattenne, fece un lungo respiro profondo e si impose di essere calmo e continuare in tono basso e
regolare quando si rivolse di nuovo alla ragazza.
Bernisha, devo sapere tutto ci che puoi dirmi. Adesso. Sar equo con te. Se hai buone ragioni
per avermi nascosto la verit, allora non ti punir. In caso contrario o se rifiuti di rivelare tutto, allora ti
restituir a Radamisto. Immediatamente.
Rassegnata, Bernisha annu. E va bene. Non sa che parlo la vostra lingua,  la verit. Quando i
suoi uomini mi hanno portata via dalla mia casa, ho sperato che se li avessi assecondati e sopportato ci
che avevano in serbo per me, alla fine mi avrebbero lasciata andare. Se avessero saputo che parlo greco
e latino, avrei potuto tornare loro utile e non sarei mai stata liberata. Mio padre mi ha insegnato il
valore del silenzio, una lezione che non ho mai avuto motivo di rimpiangere, finora. Vedi, ho sentito
cose nella tenda di Radamisto, conversazioni tra lui e i suoi seguaci pi intimi. Gli uomini potenti
danno sempre limpressione di considerare schiavi e servitori delle bestie ottuse e spesso parlano in
loro presenza senza alcun riserbo. Ma non mi  capitato di ascoltare niente di rilevante. Fino a quella
sera in cui sei venuto nella tenda e lui mi ha offerta a te. Fece una pausa per guardare Catone negli
occhi. Di certo ricorderai quanto fossi terrorizzata?.
Catone annu. Ricordo.  questa la ragione per cui ho scelto te.
Il motivo della mia paura  dovuto al fatto che, poco prima, avevo sentito Radamisto dare
ordini a uno dei suoi ufficiali Ordini di portare uno squadrone di arcieri a cavallo fuori dal campo
perch dessero la caccia a qualche preda.
Un gruppo di foraggiatori, disse Catone. Ricordo. Quel giorno ne abbiamo mandati fuori
diversi. Non c niente di insolito.
Ma, tribuno, le prede che quegli uomini dovevano cacciare erano i tuoi soldati.
Catone prov un brivido gelido risalirgli su per la schiena. I miei soldati?
Pensavo che stessero parlando di animali. Ma poi Radamisto ha parlato di maiali romani e la
necessit di ucciderli per irrobustire la spina dorsale del loro comandante. Ha usato proprio queste
parole. Lo guard intimorita.
La mente di Catone era un caos di immagini orribili, evocate dal ricordo della sorte del
centurione Petilio e dei suoi uomini.
Non  possibile, disse piano. No di certo.
Bernisha rimase in silenzio, non osando dire altro mentre osservava la reazione di Catone e la
constatazione manifestarsi sul suo volto.
Catone ricord i dettagli di quella notte. Aveva preso linsistenza di Radamisto perch si unisse
a lui per indagare sui movimenti sospetti al limitare del bosco come un ulteriore sfoggio di spavalderia.
Ma se Bernisha stava dicendo la verit, allora Radamisto doveva sapere che non cerano pericoli ad
attenderlo nelloscurit. E poi cera la questione che tormentava Catone quando riviveva nella mente
laccaduto. Comera possibile che Petilio e i suoi uomini fossero stati colti cos di sorpresa che non
cerano stati rumori di lotta n grida dallarme che avvertissero gli altri gruppi di foraggiatori? Adesso
era lampante. Perch avrebbero dovuto guardarsi da un altro gruppo di foraggiatori del campo?
Consideravano gli iberiani come alleati, come amici, e questo li aveva resi facili prede degli assassini
inviati da Radamisto.
Catone si sent nauseato dallentit del tradimento e delle macchinazioni del principe iberiano.
Radamisto aveva voluto che, come lui, anche Catone covasse la spietata ambizione di sottomettere gli
armeni e terrorizzarli a tal punto che non avrebbero osato frapporsi tra il principe e il trono di Artaxata.
Catone si era rifiutato di collaborare, perci liberiano aveva escogitato un modo per scatenare in lui
collera e sete di vendetta. La manipolazione non si era fermata l, riflett amareggiato Catone. Quando i
ligeani avevano inviato quella delegazione per discutere la resa della citt, Radamisto aveva scorto
unopportunit per alimentare la rabbia che ardeva nel cuore di Catone. Ecco perch era stato cos
ansioso di tradurre le loro parole per Catone, perch aveva detto che gli assassini di Petilio si stavano
nascondendo dietro le mura della citt, sapendo benissimo che questo avrebbe infiammato ancora di
pi la sua ira.
Si sent divorare dalla vergogna per essersi fatto abbindolare a quel modo. Radamisto lo aveva
manipolato come un burattinaio da quattro soldi, tirando i fili perch Catone ballasse seguendo il suo
ritmo. Di conseguenza, Ligea era stata ridotta in cenere e i resti carbonizzati della sua popolazione
massacrata giacevano sepolti sotto le rovine. E non solo: ottimi uomini erano rimasti feriti e uccisi
nellattacco. E poi cera la questione delle tenebre e dellangoscia in cui Catone era stato trascinato nei
giorni seguenti. Tutto quanto per mano di Radamisto.
Senza dubbio, il re pensava che il fine giustificasse i mezzi. Una filosofia sensata, riflett
Catone, sempre che il mezzo non fossi tu.
Sibil di frustrazione e rabbia e sedette sul lato opposto del letto rispetto a Bernisha.
Cosa hai intenzione di fare, tribuno?.
Catone si volt verso di lei e dovette fare mente locale prima di risponderle. Niente, per quanto
ti riguarda, se  questo che ti preoccupa.
La ragazza parve ferita. Ero pi preoccupata per te. Riguardo ci che farai adesso che sai.
Fare?. Catone si pass una mano sulla testa, scompigliandosi i riccioli. Non aveva alcun
desiderio di condividere i propri pensieri con quella donna che gli aveva gi dato sufficienti ragioni per
non fidarsi di lei. Perci rimase in silenzio mentre rifletteva sulla pericolosa situazione. Poteva ordinare
a Macrone e alla sua centuria di seguirlo alla tenda del re e uccidere Radamisto e i suoi nobili, ma poi il
resto della colonna, iberiani e romani, sarebbero saltati alla gola luno dellaltro e larmata sarebbe stata
distrutta. I parti avrebbero fatto a pezzi quanto fosse rimasto Poteva abbandonare Radamisto, tornare
ad Antiochia e denunciare il suo assassinio di Petilio e degli altri pretoriani. Catone dubitava che
limperatore sarebbe stato contento di sapere che il suo alleato aveva fatto uccidere soldati romani.
Ma forse Nerone avrebbe pianto la morte dei suoi uomini meno della perdita della possibilit di
rivendicare lArmenia come protettorato romano.
E di questo Catone sarebbe stato ritenuto responsabile. Inoltre, che prove aveva della
colpevolezza di Radamisto? Non aveva che i propri sospetti e la parola di una schiava.
Lanci unocchiata a Bernisha. Non so cosa fare.
Ma mi credi?.
Catone esit prima di annuire cauto. Al momento, penso di s. D un senso a ci che 
successo. Vorrei che cos non fosse. Sarebbe pi facile se tu fossi una bugiarda o una spia. Ma, adesso
come adesso, ti credo e questo significa che la mia missione qui in Armenia  pi pericolosa che mai.
Radamisto si  rivelato tanto spietato quanto ambizioso. Di uomini del genere non ci si pu fidare e
dovr guardarmi le spalle ogni momento. Se scopre che conosco la verit, sono certo che non perder il
sonno allidea di farmi fare la stessa fine di Petilio. Meglio quello, e coprire le proprie tracce, che
lasciarmi vivere per denunciare il suo crimine a Roma.
Allora sei in pericolo, qualunque cosa tu faccia.
Catone sorrise stancamente.  la storia della mia vita.
Potresti andare via da lui. Adesso. Prendi i tuoi uomini e torna in Siria, sugger Bernisha.
Cosa te lo impedisce?.
Catone appoggi il mento sulle mani per un po e poi rispose: No, devo continuare la
missione. Cosaltro posso fare? Per adesso, almeno, devo continuare come se niente fosse. Far il
possibile per aiutare Radamisto a prendere il suo trono. Nonostante mi rivolti nel profondo,  ci che
devo fare.  nellinteresse di Roma e del mio imperatore.
Lasceresti che rimanga impunito per aver ucciso i tuoi compagni?
Non ho detto questo. Se la situazione cambia e quel bastardo non dovesse pi essere di alcuna
utilit per Roma, giuro su Giove, Ottimo e Massimo, e su Nemesi che far tutto quello che posso per
togliergli la vita con le mie mani, cos che sappia che il suo crimine non  stato dimenticato n
perdonato. Fino a quel momento, questo deve rimanere il nostro segreto. Non ne hai parlato con
nessuno, spero?
E mettere a rischio la mia vita?. Bernisha inarc un sopracciglio. Perch dovrei?
Ottimo Lasciamo le cose cos come stanno, allora. Per il nostro bene.
E tu non lo dirai a nessuno?.
Catone scosse la testa.
Neanche al tuo amico, il centurione Macrone? Ho visto che voi due siete molto legati.
Catone si sent a disagio al pensiero delle conversazioni che Bernisha poteva aver ascoltato e
che potevano averle dato informazioni da usare, eventualmente, contro di loro. E adesso quella
riservatezza  stata tradita, le disse in tono eloquente. Si d il caso che non ci sia nessuno al mondo
di cui mi fidi pi di Macrone.
Davvero? Neanche la tua famiglia? Una moglie?
Soprattutto non la mia defunta moglie, rispose a denti stretti Catone. E, a parte il mio
bambino, Macrone  la cosa che pi assomiglia a una famiglia per me. Farai bene a tenerlo a mente. Se
fai qualcosa che possa danneggiarlo o trarlo in inganno, me la pagherai. Intesi?
S, tribuno, annu la ragazza. Cosa ne sar di me adesso?
Sta vicina alla mia tenda e alle mie guardie e resta nascosta il pi possibile. Con un po di
fortuna, Radamisto ti ignorer, anche se non si dimentica di te. E non parlare con nessuno.
E il centurione Macrone?.
Catone riflett brevemente. Era importante che il gesto di Radamisto fosse riferito a Roma, cos
che Petilio e i suoi uomini avessero la possibilit di essere vendicati un giorno. Le possibilit sarebbero
state maggiori se il tradimento del principe iberiano fosse stato reso noto ad altri. Eppure, sapeva che
Macrone aveva il sangue ancora pi infiammabile del suo. A un certo punto, forse avrebbe avuto
bisogno di dirlo a Macrone, nel caso gli fosse successo qualcosa. Catone non dubitava che il suo amico
sarebbe stato incline a garantire che la vendetta giungesse rapida, invece di aspettare lazione
dellimperatore, un processo che poteva richiedere anni. Macrone, per, non era bravo a mantenere i
segreti e cera il rischio che si tradisse.
A quel punto, Radamisto avrebbe messo a tacere entrambi prima che la notizia del suo crimine
si fosse diffusa ulteriormente. No, non era giusto dirlo a Macrone, mettendo cos a repentaglio la sua
vita, concluse Catone.
Glielo dir quando lo riterr opportuno. Non posso permettermi di distrarlo quando la
campagna  prossima al momento decisivo. Una volta superate queste montagne e il fiume, cingeremo
dassedio Artaxata nel giro di pochi giorni. Fece una pausa, rendendosi conto allimprovviso della
quantit di informazioni che stava condividendo con una donna che lo aveva ingannato. Tutta un
tratto, unondata di ricordi e sospetti su Giulia gli invase la mente. Catone comprese che non doveva
abbassare la guardia: non aveva motivo di fidarsi di Bernisha pi del necessario.
Non cera altro da dire.  tardi e ci aspetta una strada estenuante. Sar meglio dormire.
Bernisha annu e infil di nuovo le gambe sotto le coperte e le pellicce. Si spost sul bordo
opposto del letto, issandosi su un gomito mentre teneva sollevate le coperte perch Catone tornasse al
suo posto accanto a lei. Catone ricord leccitante calore del suo corpo e la morbida sensazione della
sua pelle. Era innegabilmente graziosa. Qualcuno avrebbe potuto definirla bella e seducente. Ma
Catone rifugg allidea di godere di nuovo delle sue grazie quella sera. Si schiar la voce e scosse la
testa.
No. Ho detto che ti credo. Ma ancora non mi fido di te. Devi guadagnarti la mia fiducia e hai
del lavoro da fare, mia piccola Bernisha. Perci, ti voglio fuori dal mio letto. Puoi prendere una delle
coperte e dormire dallaltro lato della tenda. Laggi. Indic un tratto vicino allapertura della tenda.
Lei lo guard come se fosse uno scherzo e rise. Non dirai sul serio tribuno. Fa freddo.
Possiamo scaldarci a vicenda. Proprio come abbiamo fatto prima.
Fuori.
Quando lei non accenn a muoversi, Catone indur il tono. Fuori dal mio letto o chiamer
quella guardia perch ti trascini fuori a dormire alladdiaccio. Muoviti!.
Lei sussult allasprezza del suo tono, poi sgusci fuori dalle coperte, si avvolse in un mantello
e si allontan torva. Catone si mise disteso e si tir su le coperte. Pens di spegnere la candela ma poi
ritenne che fosse meglio avere un po di luce, cos avrebbe potuto vederla. Bernisha si lasci cadere a
terra e si rannicchi nella pelliccia, cos che solo gli occhi erano visibili sotto il bordo scuro. Borbott
qualcosa che Catone non riusc a distinguere.
Cosa hai detto?
Che sei un porco crudele e spietato come Radamisto, rispose in tono di sfida.
Dici? Allora farai meglio a pregare i tuoi di di sbagliarti. Meglio ancora, dormi.
Catone si gir su un fianco, con la faccia rivolta verso di lei, e si guardarono in cagnesco per un
po, mentre fuori il vento cresceva e agitava i lembi della tenda e ne scuoteva i lati e la cima. Dopo un
po, Bernisha chin il capo e solo quando sent il suo leggero russare, Catone si rilass e chiuse gli
occhi, prima di piombare nellennesimo sonno agitato.
...
.
...
CAPITOLO 25.
...
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...
Durante i due giorni successivi, la colonna arranc lungo la stretta pista che si inerpicava tra le
montagne.
Le condizioni del percorso peggiorarono sempre pi e, di tanto in tanto, Catone dovette fermare
gli uomini nei punti in cui il pendio era cos ripido che i carri dovevano essere spinti uno alla volta, per
timore che sfuggissero alla presa e maciullassero gli uomini e i muli immediatamente dietro.
Ciascuna sosta pesava sulla mente di Catone, poich significava che avrebbe dovuto
suddividere ulteriormente le razioni, fino a che non avessero raggiunto il territorio pi mite ai piedi
delle montagne, dove era pi facile procurarsi il cibo tra i villaggi e le fattorie. L, sulle montagne, la
scelta era scarsa e le capre, i capanni e i mercanti in cui si imbattevano erano gi stati depredati da
Radamisto e i suoi uomini che procedevano in testa alla colonna.
La sera, mentre i loro alleati cucinavano montone sui fuochi da campo che erano riusciti ad
accendere, i romani mangiavano le razioni fredde e si sforzavano di ignorare laroma della carne
arrostita che proveniva dalle tende iberiane. Quelli che avevano abbastanza monete, ed erano disposti a
spenderle, contrattavano per avere un po di carne e, guardando i loro compagni banchettare, il
malcontento che era stato seminato tra romani e iberiani si propag tra i ranghi dei pretoriani e dei
frombolieri.
La seconda sera, Catone accost Radamisto per chiedere che i suoi uomini dividessero il loro
bottino ma la richiesta fu seccamente respinta.
Liberiano spieg che non era tradizione del suo popolo condividere il bottino di guerra.
Bottino di guerra?, sbuff Macrone quando Catone torn nella tenda dopo linfruttuoso
incontro. Non  che i bastardi hanno dovuto combattere per averlo. Lunico nemico che troveranno su
queste dannate montagne  qualche vecchio pastore e il suo giovane capraio. E dubito che perfino i
ragazzi di Radamisto possano avere difficolt a vincere unopposizione tanto dura.
Scosse la testa e, preso un altro pezzo di pane raffermo dalla gavetta, lo intinse nel vino per
ammorbidirlo.
Te lo dico, dovremmo mettere gli iberiani in fondo alla colonna per un giorno e mandare in
ricognizione i nostri. Su questo terreno, un uomo a piedi vale quanto uno a cavallo.
 una bella idea, convenne Catone. Ma la verit  che dobbiamo tenere i parti a bada.
Lultima cosa che voglio  che piovano frecce sui carri mentre sono bloccati su per un pendio.
Macrone serr le labbra e ammise che lamico aveva ragione. Immagino di s. Nel frattempo,
dovremo accontentarci di carne secca, pane raffermo e formaggio cos duro che potresti costruirci un
dannato acquedotto. Alz lo sguardo mentre Bernisha entrava nella tenda. Altro vino qui, ragazza.
Lei lo guard con aria assente e Catone alz il proprio bicchiere e disse qualche esitante parola
in armeno. La ragazza annu e lasci la tenda, tornando poco dopo con una caraffa per rabboccare il
bicchiere di Macrone.
Allora, hai imparato un po della lingua locale?.
Catone annu. Sto insegnando alla ragazza qualche parola di latino e lei ricambia il favore.
Quando Bernisha si volt e si avvi allaltro lato della tenda, Macrone scocc unocchiata al
suo corpo tornito. Ci scommetto. E scommetto che sei un alunno volenteroso, eh? Be, perch no? Io
lo sarei.
Non  cos, protest Catone.
Be, magari dovrebbe esserlo. Una cos bella ragazza che va sprecata. Potrebbe farti bene un
po di compagnia femminile. Ne  passato di tempo.
Sono affari miei, Macrone. Ti sar grato se non mi dirai cosa mi serve e cosa no.
Macrone intinse altro pane nel vino e, cacciandoselo in bocca, bofonchi: Come ti pare.
Catone era arrabbiato con s stesso per essere stato cos brusco con lamico. Era stanco ma non
costituiva una scusa per il modo in cui aveva di recente trattato Macrone. Ascolta, so di non essere
stato la compagnia pi piacevole da quella storia di Ligea.
Davvero? Cazzo, non lavevo notato. Macrone ridacchi. Era felice che Catone fosse tornato
dal nero abisso in cui era sprofondato. Non fa niente. Quel che  fatto  fatto.
Catone decise di spostare la conversazione su un terreno pi facile. Come se la passano gli
uomini?
Stanno benone. I soliti brontoloni fanno mille storie, ma nessuno li considera pi di tanto.
Qualche giorno a pane e acqua quass allaperto ricorder loro cos davvero fare il soldato. I
pretoriani sono bravi ragazzi ma tendono a lagnarsi di cosa manca loro di Roma.
Puoi biasimarli?  per questo che la nomina nel corpo della guardia  in cima alla lista dei
desideri di ogni soldato.
Forse, ma non posso fare a meno di pensare che staremmo molto meglio con qualche
legionario. Non quegli incapaci che si sono rammolliti nelle guarnigioni siriane. Parlo di veri legionari,
come i ragazzi della Seconda legione. Sorrise con affetto ai ricordi che aveva in comune con Catone
della loro vecchia unit, poi alz la tazza. Alla Seconda Augusta. La miglior legione dellesercito, un
dannato miglio sopra a tutte.
Catone lev il bicchiere e diede un colpetto alla tazza di Macrone. Alla Seconda Augusta.
Bevvero un sorso e si lasciarono andare ai ricordi per un po prima che a Macrone andasse di
traverso un pezzo di pane. Il centurione toss e poi toss di nuovo per liberare la gola. Dico sul serio,
una volta finito questo lavoro, dovremmo cercare di farci trasferire di nuovo nelle legioni. Per quanto
apprezzi i privilegi di essere un pretoriano, preferirei mettere un po di distanza tra me e Roma. Quel
posto  troppo pericoloso per i miei gusti.
Pi facile a dirsi che a farsi, replic Catone. Pi facile per te, a ogni modo. Qualsiasi legione
sarebbe fiera di averti con s ma non ci sono possibilit per un tribuno come me. Il massimo che potrei
ottenere  il comando di unaltra coorte ausiliaria. A meno che non accettassi di essere retrocesso al
centurionato.
 una possibilit, riflett Macrone. Oppure vai fino in fondo e cerchi di ottenere la
prefettura dellEgitto. Quello s che sarebbe qualcosa.
Altroch. Era il genere di ambizione con la quale Catone si tentava nei momenti pi riflessivi
ma di cui era restio a parlare, per timore che una simile arroganza potesse essere usata contro di lui. Il
popolo di Roma, soprattutto i senatori, aveva la mentalit limitata dalla tradizione e riteneva
disdicevole che un individuo godesse di troppa crescita sociale. Per un uomo del suo rango equestre,
lincarico pi alto che si potesse ottenere era quello di prefetto dellEgitto. Quella provincia era
considerata cos vitale agli interessi di Roma che nessun imperatore lavrebbe mai affidata a un
esponente del senato, nelleventualit che ne inducesse il detentore a covare ambizioni pi elevate.
Daltro canto, riflett ironico Catone, gli imperatori avevano labitudine di crearsi le proprie tradizioni
e infrangerne altre quando ne avevano voglia. Se Caligola poteva decretare che il suo cavallo preferito,
Incitato, fosse nominato senatore, allora tutto era possibile.
Poi i suoi pensieri tornarono allimmediato e la leggerezza si spense come un campo di fiori
variopinti piombato nel buio quando una nuvola scura solca il cielo, velando il sole. Sorrise cinico
allimmagine poetica che aveva evocato. Si sentiva velato da nuvole nere e minacciose.
Cosa c di tanto divertente?, domand Macrone.
Divertente? Non molto, rispose cupo Catone. Si chiese, ancora una volta, se non fosse meglio
condividere quanto aveva appreso con il suo migliore amico. Poi scacci quel pensiero. Meglio
aspettare che la missione fosse conclusa. Cos tir fuori una striscia di carne secca dalla gavetta e prese
a masticare, sventando cos ulteriori conversazioni per il momento.
Macrone fin quanto restava del proprio cibo, vuot la tazza, si port un pugno al petto e rutt
sonoramente. A quel rumore, Catone e Bernisha lo guardarono e il centurione alz le mani. Cosa c?
Meglio fuori che dentro, no? A ogni modo, sar meglio che vada a fare i miei giri, signore. Gli uomini
hanno freddo e fame e se una sentinella ha intenzione di correre il rischio di un veloce sonnellino,
questo  il momento. Se becco qualcuno, sentir il mio bastone sulle spalle.
Catone rabbrivid mentalmente a quella prospettiva. Ricord di quando era una recluta e tutte le
volte in cui era incorso nellira del centurione Bestia, portando i lividi del suo bastone per svariati
giorni a seguire. Va bene, ma, non appena hai finito, va a dormire.
Senti chi parla, ridacchi Macrone. Stai da schifo, signore.
Grazie tante, borbott Catone.
Lespressione di Macrone si fece pi seria. Pensavo che ci fossimo lasciati alle spalle
quellumore. Cosa succede?
Niente.
Rimasero a fissarsi in silenzio per un po. Se lo dici tu, fece scettico Macrone. Ma.
Sar meglio che tu vada, lo interruppe Catone.
Macrone si strinse nelle spalle. Come vuoi. Ci vediamo domattina.
Il centurione si alz dal tavolo e scocc a Bernisha un occhiolino dintesa; poi lasci la tenda e i
lembi si richiusero dietro di lui. Lei aspett un momento prima di parlare sottovoce. Pare che al tuo
amico piacerebbe avermi nel suo letto. Perch a te no?
Perch non mi fido di te, mia cara. E poi, Macrone ha gi una donna. Una molto meglio di te,
perci non farti venire lidea di sedurre anche lui.
Lei lo guard torva. Non sono una donna di facili costumi.
Catone scoppi in una risata asciutta. Sei una donna con ben poca morale, come ho scoperto.
Ma non a tuo svantaggio.
No?, la aggred Catone. Se mi avessi detto prima ci che sapevi, allora la gente di Ligea
sarebbe stata risparmiata. Gli uomini morti per espugnarla sarebbero ancora vivi. Il bambino. Fece
una pausa e prese fiato. Tu avresti potuto impedire tutto quanto. Direi che a una persona con dei
principi rimorderebbe la coscienza. Ma a te? Difficile dirlo. Mi chiedo se hai qualche rimpianto.
Bernisha distolse lo sguardo e replic a bassa voce. So cosa ho fatto e ti ho detto perch. Non
c altro da dire. Se non hai pi bisogno di me, allora vado a dormire di fuori.
Senza aspettare risposta, la ragazza si alz, prese una pelliccia dal letto di Catone e lasci la
tenda senza voltarsi. Lui rimase a guardare i lembi muoversi e poi fermarsi e continu la sua cena in
silenzio.
Ci vollero altri tre giorni prima che la colonna raggiungesse laltro lato della catena montuosa e
scendesse verso lultimo guado prima della capitale armena. Due carri erano andati perduti il giorno
prima. Al primo si era spaccato un asse ed era stato abbandonato. Il secondo si trovava in coda alle
salmerie quando una sezione della strada aveva ceduto e carro, conducente, diversi feriti e lintero
equipaggio dei muli erano precipitati in un burrone. A parte il decesso di alcuni di quelli feriti a Ligea,
il resto della colonna era emerso dalle montagne illeso ma esausto e affamato, avendo avuto solo mezze
razioni negli ultimi due giorni.
Davanti a loro, il fiume scorreva come un grande nastro di seta su una pianura di terra fertile.
Piccole fattorie e villaggi erano sparsi in direzione di unaltra catena montuosa, di un grigio nebuloso in
lontananza.
Ricco bottino, ghign Macrone, fermo accanto a Catone, che era smontato da cavallo per
liberare la vescica sul ciglio della strada.
Non stavolta, lo contraddisse Catone. Siamo a pochi giorni di marcia da Artaxata. Sar
meglio trattare bene i locali e pagarli per le nostre provviste, se non vogliamo ritrovarci circondati dai
nemici. Mi assicurer che i nostri amici iberiani facciano altrettanto.
Hai cambiato idea.
Cosa?
Fino a poco tempo fa, eri felice di uccidere e distruggere quanto il nostro amico laggi.
Macrone indic in fondo alla strada, dove Radamisto e la sua cavalleria stavano abbeverando i cavalli
sulla sponda pi vicina del fiume. Lanci unocchiata a Catone. Un ripensamento?
Qualcosa del genere, ammise Catone mentre scrutava il paesaggio che si estendeva davanti a
loro.
Macrone rimase a osservarlo per un momento, stupito dai cambiamenti a cui aveva assistito
nellamico nel corso della campagna: la spirale discendente nella depressione durante e dopo Ligea,
una lenta ripresa e, adesso, questo atteggiamento distaccato degli ultimi giorni. Si chiese se ci fosse
stato qualche screzio con la schiava. Gli era sembrata uninfermiera pi che zelante quando Catone
aveva avuto bisogno di cure. Da parte sua, Catone era parso contento delle attenzioni e della compagnia
e Macrone pensava che il loro rapporto andasse al di l di quello tra paziente e badante. O, per lo meno,
cos era stato fino a qualche giorno prima, quando Catone aveva adottato una fredda indifferenza nei
confronti di Bernisha. E quello era uno spreco di unottima opportunit, decise Macrone. Il suo amico
aveva un assoluto bisogno di abbandonarsi alle braccia di una bella donna. Non cera bisogno di chiss
quale capacit di analisi per capire che Catone stava ancora facendo i conti con la perdita di Giulia.
Non si trattava esattamente di cordoglio, era pi un umiliante senso di tradimento di tutta la fiducia che
aveva riposto in sua moglie. Ma Giulia era stata astuta e ambiziosa e Macrone si chiese se non avesse
finito per rimpiangere la scelta di un marito di umili natali. Mentre Catone era impegnato a combattere
in Britannia, Giulia si era immersa nellalta societ di Roma, con tutta la sua raffinatezza, le tentazioni
e gli intrighi.
Macrone rivolse un tacito ringraziamento a Fortuna perch Petronilla non gli avrebbe dato
preoccupazioni del genere. La sua era una vita molto pi semplice e Macrone nutriva una fiducia
assoluta nella sua fedelt e fermezza di carattere. La sua voce forte e la risata sonora e sincera gli
scaldavano il cuore e, dun tratto, si accorse di quanto gli mancasse; bramava di tornare al suo
abbraccio, e a quello che sarebbe seguito su un letto necessariamente robusto. Scosse la testa, divertito
da quel lato del proprio carattere al quale non aveva mai fatto caso. Aveva davvero bisogno di
Petronilla.
Cosa cazzo sono diventato?, borbott sottovoce. Se non fosse stato attento, di quel passo
sarebbe finito a scrivere poesie e gli di solo sapevano che branco di mammolette erano quei dannati
scribacchini, pens accigliato.
Si affrett a mettere da parte i suoi sentimenti e torn a interessarsi allamico. Ti va di spiegare
questo cambio di rotta?.
Catone lo scrut per un momento e poi rispose: No, centurione. Non credo.
Prese le redini dal pretoriano che si occupava del suo cavallo e mont in sella. Vado avanti.
Porta il resto della colonna al fiume il pi veloce che puoi. Sar buio ormai ma dovremo comunque
fortificare il campo. Vedo se riesco a comprare qualche capra che gli uomini possano cucinare stasera.
Dovrebbe risollevare loro il morale.
Direi. Gli occhi di Macrone si illuminarono alla prospettiva della carne arrostita.
Continua pure, centurione Macrone, concluse formalmente Catone e i due si scambiarono un
saluto marziale. Poi Catone schiocc la lingua e spron il cavallo al trotto, avviandosi sul sentiero verso
gli alleati iberiani.
Mentre la luna nuova sorgeva sulle montagne e inondava il paesaggio armeno di uno spettrale
velo argenteo, la notte era punteggiata dai fuochi da campo di romani e iberiani. Malgrado le fatiche
della giornata, gli uomini delle due coorti erano di buonumore adesso che si erano lasciati alle spalle il
freddo e il vento delle montagne e avevano legna a volont per scaldarsi e carne arrosto per riempirsi la
pancia. Cera anche da bere in quantit, grazie al carro pieno di brocche di vino che Catone aveva
comprato in un villaggio vicino, insieme a una ventina di capre. Tutte cose che aveva pagato con
largento del proprio forziere. I locali erano in preda allapprensione quando era arrivato insieme a
Narsete e uno squadrone di arcieri a cavallo di Radamisto. Una volta che lufficiale romano ebbe
annunciato le proprie intenzioni, si erano subito ripresi e lavevano spennato dopo un bel po di
contrattazioni. Catone sapeva benissimo che stava pagando molto di pi ma era contento di sapere che
la sua generosit sarebbe stata ampiamente ricompensata dalla gratitudine dei suoi uomini.
E cos laria era piena dellaroma di carne arrostita e degli allegri botta e risposta e canti degli
uomini che si scaldavano al fuoco. Mentre passeggiava per il campo in compagnia di Macrone, Catone
fu contento di vedere che alcuni pretoriani e iberiani stavano fraternizzando, e i primi stavano perfino
introducendo gli alleati alle gioie del gioco dei dadi.
I nostri ragazzi li lasceranno a secco, se ne avranno la possibilit, sorrise Macrone. Sai come
diventano quando trovano un novellino.
Allora non sarebbe una cattiva idea se tu scambiassi due parole con gli ufficiali. Se gli uomini
vogliono giocare a dadi, allora devono farlo senza barare, altrimenti avranno di che pentirsi.
Mi assicurer che lo sappiano, signore.
Mentre superavano lultima delle tende della centuria di Macrone e si dirigevano al quartier
generale, un uomo si alz e li salut.
Chiedo scusa, signore.
Cosa c?. Poi a Catone sovvenne il nome delluomo. Terzo.
S, signore. Il pretoriano sorrise compiaciuto che lufficiale al comando si ricordasse il suo
nome. Be, signore, i ragazzi hanno saputo che hai pagato la carne di tasca tua. Ci chiedevamo se ti
andasse un boccone davanti al nostro fuoco. Si scans e fece segno ai compagni di alzarsi in piedi. Gli
uomini guardarono Catone con aria di attesa. A dire la verit, era ansioso di tornare alla sua tenda e
riposare ma sapeva che sarebbe stato sciocco non assecondare gli uomini in questa occasione. Cera un
tempo per essere severi e insistere per una disciplina rigida e un altro per trattare gli uomini come
compagni. Alcuni ufficiali erano bravi a giostrarsi tra i due ruoli ma Catone era restio a mostrare troppa
familiarit con i suoi uomini. Aveva conosciuto altri comandanti di unit che avevano provato a trattarli
pi da amici che da commilitoni, con lunico risultato di guadagnarsi il loro disprezzo e ridicolo.
Va bene. Il centurione Macrone e io abbiamo qualche momento.
Grazie, signore. Se vuoi accomodarti?. Terzo indic una lunga panca vicino al fuoco e
Catone vi si sedette con cautela, assicurandosi che fosse stabile e non si rovesciasse, facendogli fare
una caduta indecorosa.
Macrone prese posto accanto a lui. Fatemi indovinare cosa c per cena, ragazzi. Annus
laria con fare teatrale. Direi capra, pu essere?.
Gli uomini attorno al fuoco sorrisero e qualcuno rise.
Non una capra qualsiasi, signore. Labbiamo fatta speciale. Irzio laggi faceva laiuto cuoco a
casa del senatore Seneca a Baia prima di arruolarsi nella guardia. Sa un paio di cosette su come si
prepara da mangiare, signore. Di al tribuno e al centurione cosa hai cucinato.
Un pretoriano dal viso tondo e brufoloso prese due gavette vicino al fuoco e li raggiunse. Si
ferm per cercare di salutare ma si fece prendere dalla confusione e sollev le due gavette. Catone non
pot fare a meno di ridacchiare per il suo imbarazzo e si impietos.
Ecco, dai a me. Inclin il recipiente verso il fuoco per illuminarne il contenuto e vide pezzi di
carne nuotare in una salsa scura e densa. Cos?
Il montone che ci hai procurato, signore. Lho stufato nel vino e ho preparato una glassa di
garum e miele.
Garum e miele?. Catone inarc un sopracciglio. Lidea del pungente condimento salato
mescolato al miele gli sembrava una combinazione improbabile.
E perch avresti fatto una cosa del genere?, domand Macrone.
Irzio non si lasci scoraggiare e offr laltra gavetta a Macrone. Assaggialo, signore.  uno dei
piatti preferiti del senatore.
Macrone tir fuori il pugnale e infilz un pezzo di carne. Solo perch a un dannato
aristocratico spocchioso piace mangiare cibo strano.
Si cacci in bocca il pezzo gocciolante e cominci a masticare. Poi le mascelle rallentarono e
sgran gli occhi. Inghiott e guard ammirato Irzio.  la cosa pi fottutamente deliziosa che abbia mai
mangiato. Catone, il ragazzo  un prodigio! Provalo.
Catone tir fuori il coltello multiuso e, dopo averne estratta lestremit con il cucchiaio, scelse
un pezzetto di carne da assaggiare. Non appena la salsa gli tocc la lingua, seppe che Macrone non
aveva esagerato. Il sapore intenso era travolgente e Catone si dedic famelico al resto della gavetta,
mentre Irzio, le mani sui fianchi larghi, sorrideva raggiante di orgoglio.
Macrone fu il primo a finire e mostr il contenitore vuoto.  possibile fare il bis?.
Prima che Irzio potesse rispondere, si lev un improvviso scoppio di voci rabbiose, proveniente
dal settore iberiano del campo. Tutti si voltarono in quella direzione e, per un momento, nessuno si
mosse. Poi, quando il volume delle urla aument, Catone mise gi la gavetta e si alz.
Macrone, con me.
Allinizio, il tribuno si trattenne dallavanzare a grandi passi tra le tende ma, quando le urla
crebbero, si mise a correre. Nei pressi del varco tra le tende romane e quelle degli iberiani, si
imbatterono in una piccola folla. Altri uomini stavano accorrendo dalle tende per vedere cosa stesse
succedendo.
Fate largo!, sbrait Macrone. Ufficiale al comando in arrivo!.
I soldati ai bordi della folla si voltarono e si scansarono in tutta fretta per lasciar passare i due
ufficiali. Catone si fece strada, sgomitando tra quelli troppo lenti a obbedire agli ordini di Macrone.
Attraversata la calca, emersero in campo aperto. Davanti a loro cera un fuoco da campo. Due uomini si
fronteggiavano armati di coltello: un fromboliere e un lanciere iberiano. Questultimo, barcollante, si
teneva un fianco con la mano libera e il sangue colava tra le dita aperte.
Il fromboliere era in posizione di difesa, gli occhi fissi sullavversario, e muoveva adagio la
lama da una parte allaltra, sfidando liberiano ad attaccare.
Nessuno dei due si accorse dellarrivo degli ufficiali. Il fromboliere avanz e fece una finta e,
con un fendente disperato, liberiano lo colp allavambraccio, aprendogli uno squarcio appena sotto il
gomito. Il fromboliere lanci un ruggito furioso e si prepar a balzare in avanti e sferrare il colpo
mortale.
Basta!, url Catone. Gi le armi!.
La folla, che aveva urlato il proprio sostegno ai due contendenti, ammutol mentre il
fromboliere si fermava e si voltava verso il tribuno; poi indietreggi a distanza di sicurezza, tir su la
schiena e si strinse al petto il braccio ferito.
In nome di Giove, cosa succede qui?, domand Catone.
Il fromboliere si mise sullattenti, continuando a stringersi la ferita. Un diverbio tra me e quel
bastardo di un barbaro, signore.
Macrone and a mettersi in mezzo ai due uomini.
Un diverbio? Per quale motivo?, continu Catone.
Mi ha accusato di barare, signore. Io e alcuni dei ragazzi stavamo facendo una partita a dadi e
gli iberiani volevano giocare. Solo che stavano perdendo soldi. Quando ho provato a incassare le mie
vincite, lui prende e attacca a urlare assurdit e mi allontana la mano dalle monete con uno schiaffo.
Indic il terreno vicino al fuoco, dove una manciata di argento riluceva alle fiamme.
Come sai che ti stava accusando di barare?.
Il fromboliere apr la bocca, esit e poi scosse la testa.  quello che ho pensato che stesse
facendo, signore.
E poi?
Poi tira fuori il coltello, io prendo il mio e lui cerca di colpirmi. Solo che io lo colpisco per
primo.
Catone si rivolse alla folla.  la verit? Qualcuno ha visto cosa  successo?.
Un optio si fece avanti. Stavo giocando anchio, signore.  andata come dice Glabio. Ha
cominciato liberiano.
Prima che Catone potesse chiedere ulteriori conferme, liberiano si accasci sulle ginocchia,
respirando con difficolt mentre continuava a impugnare il pugnale ricurvo con la mano tremante. Due
dei suoi compagni si inginocchiarono in fretta accanto a lui. Uno gli sfil delicatamente larma dalla
mano mentre laltro gli tir su la tunica e, scostando la mano, mise a nudo la ferita. Il sangue pulsava
sulla carne scoperta e il compagno delliberiano premette la mano sulla ferita per tenerla chiusa.
Catone indic loptio. Va a cercare il chirurgo. Presto!.
Mentre luomo si faceva largo tra la folla, Catone osserv le espressioni incuriosite e ostili. Gi
gli iberiani si stavano spostando da un lato, rivolgendo le spalle alle proprie tende, e latmosfera stava
diventando pericolosa.
Macrone, disse con calma. Porta i nostri uomini via di qui. Tranne lui, Glabio. Deve
rispondere a qualche domanda.
S, signore, rispose Macrone. Il centurione prese fiato e apostrof i soldati romani. Tornate
alle vostre tende! Centurioni! Optiones! Fate muovere questi uomini! Di corsa, dannazione!.
La tesa quiete del momento fu infranta quando gli ufficiali urlarono ordini ai rispettivi uomini,
spingendoli e spintonandoli via dalla scena.
Catone si rivolse a Glabio. E stavi barando?
No, signore! Era una partita onesta. Chiedilo a chi vuoi. Glabio gioca pulito, ti diranno.
Oh, puoi stare certo che lo chieder. A ogni modo, conosci le regole e qual  la punizione per
chi ferisce un compagno. Se lui muore, tu muori.
Il fromboliere scosse la testa. Lui non  romano, signore. Non  un mio commilitone.  solo
un fottuto barbaro, tutto qui!. Sput in direzione delliberiano.
Chiudi la bocca!, sbott aspro Catone. Non unaltra parola, hai capito?.
La folla si stava disperdendo alla svelta e poi arriv loptio, seguito dal chirurgo con la borsa
piena di bende e attrezzi del mestiere. Vide il braccio ferito delloptio e si precipit verso di loro.
Non lui. Lui sopravviver. Catone accenn alliberiano, che si affannava a restare dritto ed
era sorretto dai due compagni. Quello ha bisogno di te per primo. Occupati di lui.
Il chirurgo annu e, posata la borsa accanto alluomo ferito, asciug il sangue per esaminare
brevemente la lesione prima di applicarvi una benda.
Sta perdendo molto sangue, signore.
Fa quello che puoi, ordin Catone. Guard gli iberiani che, ancora in semicerchio,
osservavano con espressione dura il compagno colpito. Il chirurgo adagi a terra il ferito, che aveva
cominciato a tremare. Altre figure emersero dalle tende alle loro spalle e Catone si perse danimo
quando vide Radamisto e diversi del suo seguito sopraggiungere a grandi passi.
Oh, dannazione, borbott Macrone. Proprio quello che ci serviva.
Radamisto sbrait un ordine e gli iberiani si affrettarono a sgomberargli la strada. Si ferm e,
dopo un rapido sguardo al ferito a terra e al fromboliere, i suoi occhi scuri si posarono su Catone.
Cos successo qui, tribuno?.
Catone gli forn una breve spiegazione e Radamisto accenn in direzione di Glabio.  lui
quello che ha accoltellato il mio uomo?
S, maest. Ma dice che  stato il tuo uomo a cominciare.
Radamisto si volt verso il gruppetto di iberiani e fece loro qualche brusca domanda. Poi si
rivolse di nuovo a Catone. Dicono che la colpa  del tuo soldato. Ha barato per appropriarsi
dellargento di questuomo.
Un confronto ne stava provocando un altro, pi serio, e Catone si impose di affrontare la
faccenda con calma, nonostante sentisse il cuore battere pi in fretta e i muscoli delle spalle contrarsi,
come se stesse per andare in battaglia.
Possiamo stabilire di chi  la colpa pi tardi. Adesso, entrambi hanno bisogno di farsi
medicare. Glabio, va alla tenda del chirurgo. Fatti medicare il braccio da uno dei suoi assistenti.
Prima che il fromboliere potesse obbedire allordine, il suo avversario emise un gemito
gutturale e inarc la schiena per un istante, prima di farsi prendere dalle convulsioni. Il chirurgo fece
del proprio meglio per tenerlo fermo ma la fasciatura venne via e un nuovo fiotto di sangue sgorg
dalla carne corrugata attorno alla ferita, riversandosi sul terreno.
Tenetelo fermo!, ordin il chirurgo. Senza alcun bisogno di traduzione, i compagni
delliberiano cercarono di immobilizzarlo mentre il chirurgo cercava altre bende nella borsa. Il ferito
cominci a rantolare, un orribile suono gracchiante, e strabuzz gli occhi, che rotearono in preda a un
terrore mortale. Ci fu unultima convulsione e la mascella si spalanc; poi, con un lento rilascio di
tensione, il corpo si afflosci mentre laria esalava dalle labbra e luomo giacque immobile, con gli
occhi fissi sulle stelle.
Per un momento, nessuno si mosse n disse una parola. Poi, il chirurgo si protese per chiudere
gli occhi alliberiano e si alz in piedi.
 andato, signore. Non cera niente che potessi fare per salvarlo, aggiunse con unocchiata
ansiosa in direzione di Radamisto.
Catone punt il pollice verso Glabio. Porta questo qui in infermeria e occupati della sua
ferita.
S, signore. Il chirurgo chiuse la borsa e si avvicin al pretoriano ferito.
Fermo l!. Radamisto raggiunse liberiano morto e, guardando torvo lufficiale romano, punt
un dito verso il cadavere. Il mio uomo  morto. Il suo assassino deve risponderne.
Aspetta un momento, intervenne Macrone. Lui ha accusato Glabio di barare e ha tentato di
colpirlo con il suo coltello.  stato lui a cominciare.  stato uno scontro leale e ha perso. Peccato per lui
ma Glabio non  un assassino.
Radamisto lo degn di unocchiata e si rivolse a Catone. Di al tuo tirapiedi di tenere a freno la
lingua, prima che ordini ai miei uomini di tagliargliela.
Tirapiedi?. Macrone strabuzz gli occhi.
Centurione, intervenne Catone. Mi occupo io della faccenda, se non ti dispiace. Per adesso,
voglio che arresti Glabio e lo tenga sotto la tua custodia. Intesi?
S, signore, brontl Macrone e poi aggiunse unimprecazione sottovoce. And a raggiungere
Glabio, come gli era stato ordinato.
Catone si volt ad affrontare Radamisto. Come dice il centurione Macrone, maest,
sembrerebbe che alcuni dei tuoi uomini abbiano scelto di giocare a dadi con Glabio. Quando luomo
morto ha perso, ha accusato Glabio di barare e lo ha aggredito. Glabio ha agito per difesa.
Radamisto ascolt e poi interrog i lancieri accanto al cadavere. Soddisfatto delle loro risposte,
si rivolse di nuovo a Catone. Dicono che il tuo soldato  stato il primo a tirare fuori il coltello e a
colpire il mio uomo prima che potesse difendersi. Liberiano indic Glabio. Questuomo  un
assassino e un codardo. Esigo che vengano fatte giustizia e vendetta. E pertanto deve morire.
...
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...
CAPITOLO 26.
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...
Ma  una dannata assurdit!, protest Macrone. Quei bastardi mentono. Hai sentito cosa ha
detto Glabio e il suo optio ha confermato la versione. Stavano a breve distanza da Radamisto e il suo
seguito mentre conferivano. Due uomini stavano portando il corpo tra le tende iberiane, mentre il
principe e un gruppetto dei suoi nobili erano in attesa della risposta di Catone alla richiesta di
giustiziare Glabio. Il fromboliere ferito stava da un lato con il chirurgo che gli ricuciva la ferita alla
luce del fuoco. Di tanto in tanto, Glabio trasaliva mentre lago entrava e usciva dalla carne ma il suo
sguardo oscillava ansioso tra gli ufficiali romani che discutevano della sua sorte e gli iberiani che li
osservavano con espressione ostile.
 ovvio che loptio lo appoggi, replic Catone. Proprio come farebbe con la parola di
qualsiasi romano contro quella di un barbaro, come li considera lui.
Non credo ci siano molti dubbi sul fatto che siano barbari. Hai visto cosa hanno fatto al
fortino. Hai intenzione di credere a loro invece che a uno dei nostri?
Certo che no. Ma  la sua parola contro la loro.  stato nella foga del momento, potrebbe
essere successa qualunque cosa.
Allora dovresti schierarti con il nostro uomo, insist Macrone.  quello che farei sempre io.
Se fossi al comando, direi a quel branco di scimmie della sabbia di levarsi dal cazzo.
Ma non ci sei tu al comando, centurione, ribatt con decisione Catone. Ci sono io ed  mia
responsabilit far s che chiunque infranga il regolamento venga punito. Non ha importanza chi sia
stato il primo a cominciare o perch labbia fatto. Le regole parlano chiaro. Se un soldato estrae una
lama e ferisce un compagno, sar picchiato dagli uomini della sua centuria. Se usa la lama per uccidere
un altro soldato, allora la punizione  la morte. Lo sai bene.
Muore se uccide un compagno, ma questi iberiani non sono romani. Accidenti, non fanno
neanche parte dello stesso esercito.
Ti sbagli. Sono nostri alleati e, come tali, soggetti agli stessi regolamenti di ogni altro soldato
dellesercito romano. Se fosse stato il romano a morire, allora avrei insistito che liberiano venisse
punito nello stesso modo.
Puoi anche insistere, ma pensi davvero che Radamisto accetterebbe? Io ne dubito.
Catone era gi stanco prima di tutto questo e adesso sentiva la spossante fossa di disperazione,
dalla quale era emerso solo di recente, insinuarsi nuovamente dentro di lui. Ascolta, Macrone, quale
scelta pensi che abbia? Ciascuna parte qui ha bisogno luna dellaltra perch ci sia una speranza che
Radamisto riconquisti il trono e che Roma rivendichi la propria influenza nella regione. Da quando
siamo partiti dalla Siria, non c stato buon sangue tra i nostri uomini e i suoi. Abbiamo gi patito le
conseguenze di stare separati. Se mi oppongo a che Glabio sia punito, rischieremo che accada di nuovo.
Proprio sullorlo del momento decisivo della campagna. Indic la sponda opposta del fiume.
Artaxata  a quattro giorni di marcia in quella direzione. Se gli iberiani vedono Glabio a piede libero,
allora tanto vale che semini zizzania nella colonna.
E se fai giustiziare Glabio, che effetto pensi avr sul morale dei nostri ragazzi? Sarebbero
felici di seguirti in battaglia ma, se ti schieri con gli iberiani e condanni a morte uno dei nostri uomini,
ti coster la lealt dei pretoriani e dei frombolieri.
Io non mi sto schierando con nessuno. Sto applicando il regolamento.
Ma le regole sono sbagliate in questa situazione e lo sai.
Le regole sono regole, ribatt Catone. A prescindere dalla situazione. E, in questo caso, in
questa precisa situazione,  essenziale che ci atteniamo a esse o rischiamo la rovina. Macrone, ho preso
la mia decisione e non la cambier. Fine della questione. Non discutere pi.  un ordine.
Macrone fece per replicare ma poi si irrigid in una posizione formale e rispose in un tono
venato di disprezzo. Come ordini, signore.
Proprio cos. Catone guard il chirurgo. Hai finito con Glabio?
Sto legando la fasciatura, signore Ecco!. Il chirurgo si protese allindietro per ammirare
lopera. Sutura e fasciatura migliori non ne troverai, signore.
Catone lo ignor. Glabio! Con me!.
Il fromboliere lo raggiunse a passo svelto e si ferm davanti ai due ufficiali. Adesso che stava
per pronunciare la condanna, Catone si rese dun tratto conto di lui come individuo, non semplicemente
come un volto tra i ranghi. Il fromboliere era un uomo robusto sui trentanni, capelli scuri striati di
grigio e legati allindietro con un laccio di cuoio. La faccia era larga, con gli incavati occhi marroni
disposti ai lati di un naso che sembrava essere stato rotto pi di una volta. Cera una cicatrice sullo
zigomo sotto locchio destro e la barba era ben curata. Nonostante la barba, le labbra erano atteggiate in
un sorriso spontaneo che prometteva un innato buonumore. Ma non cera un briciolo di umorismo nel
cuore di Catone quando si schiar la voce e si costrinse a parlare in modo distaccato.
Ausiliario Glabio, sei a conoscenza dei regolamenti militari riguardanti le zuffe nei ranghi?
S, signore.
Catone sent il cuore sprofondare ancora di pi quando, senza volerlo, il fromboliere aggrav la
propria colpa. Se avesse affermato di non esserne a conoscenza, forse poteva esserci un piccolo spazio
di manovra.
Allora conosci la punizione per chi uccide un altro uomo.
Un altro soldato romano, s, signore.
Il regolamento parla chiaramente di soldati romani e alleati.
Glabio scosse la testa. Dice soldato romano, signore. Lo so perch lho letto quando mi sono
arruolato.
Uno dei rari ausiliari alfabetizzati nellesercito, riflett Catone. Ed era solo un soldato semplice?
Ormai avrebbe dovuto essere optio da un pezzo. Non aveva messo a buon frutto quello che poteva
essere il suo potenziale.
Allora ricorderai i termini della premessa del regolamento, dove si afferma che le regole si
estendono a tutti i soldati alleati che marciano al fianco dei romani. Perci, uccidendo un iberiano, ti
troveresti ad affrontare la stessa punizione che ti toccherebbe se avessi ucciso un romano.
Glabio rimase a bocca aperta ma non os nominare egli stesso la pena prevista.
Morte, annu adagio Catone.
Ma, signore,  stato un incidente. Lo giuro sulla vita dei miei figli. Non volevo ucciderlo. Mi
ha attaccato e io ho colpito per difendermi. Non  giusto che debba morire per questo.
Non ha importanza, afferm Catone. Il regolamento si applica in qualsiasi circostanza. Hai
ammesso di essere a conoscenza delle regole, perci dovresti sapere che non ci sono attenuanti per
lassassino. Dovevi pensarci prima di sferrare il colpo mortale.
Ma. Glabio scosse impotente la testa. Ma cosa avrei dovuto fare, signore? Lasciare che il
bastardo mi accoltellasse?
Dovevi farti indietro.
E lasciarlo andare via con il denaro che mi doveva?
S. E poi andare a fare rapporto dal tuo centurione perch prendesse provvedimenti. Per come
stanno le cose, hai pugnalato luomo e, di conseguenza, ti sei condannato. Tutto per una manciata di
monete.
Signore, lo interruppe Macrone. Non  giusto. Avrei fatto lo stesso al posto suo. E anche
tu.
Allora ti avrei fatto subire le conseguenze, proprio come mi aspetto che tu avresti fatto con me.
Non sono ammesse eccezioni per nessuno, per nessuna ragione. Altrimenti il regolamento sarebbe
inutile. Deve essere rispettato se vogliamo mantenere la disciplina. Senza disciplina, nessun esercito
pu funzionare. Hai servito per abbastanza tempo per sapere che ci che dico  vero Allora?.
Macrone digrign i denti e annu. Allora fallo fustigare, signore. Qualsiasi cosa ma non la
morte. Si metter male con il resto degli uomini.
Si metter male con i nostri alleati se a Glabio sar concesso di vivere.
Catone era esasperato. Non voleva quella situazione pi di quanto non la volesse Macrone. Lo
sgomentava dover perdere uno dei propri uomini oltre a uno di quelli di Radamisto. Era uno spreco
totale, quando ogni uomo era necessario per garantire il successo della campagna. Era tremendamente
tentato di fare come suggeriva Macrone e punire con severit il fromboliere, ma era proprio per questo
motivo che il regolamento era cos draconiano. Se ogni ufficiale propendeva per la clemenza, allora
non ci sarebbero state sanzioni degne di nota.
Non abbiamo scelta a riguardo. Catone si erse in tutta la sua altezza e fiss lo sguardo sul
fromboliere.
Glabio, per tua stessa ammissione e in contravvenzione alle regole dellesercito, hai estratto il
pugnale, colpito un compagno e causato la sua morte. Perci, come ufficiale superiore presente, sta a
me decidere la tua punizione. Ti condanno a morte in maniera ancora da decidere. Fece una pausa e
aggiunse: Desideri dire qualcosa?.
Glabio scosse la testa. Signore, non puoi farmi questo. Conosco il regolamento ma mi stavo
difendendo.
Questo  irrilevante.
Ma ho una famiglia che dipende da me ad Antiochia. Moglie e figli. Cosa ne sar di loro?
Far in modo che ricevano i tuoi risparmi.
Non  giusto, signore Non  giusto. La sua voce si affievol.
Hai detto la tua. Catone fece segno a Macrone. Prendilo e seguimi. Ma non parlare a
sproposito.
Tornarono da Radamisto, che li accolse freddamente. Ebbene? Cosa ne sar di questo
assassino?
Lho condannato.
Bene, allora consegnalo a me. Mi assicurer che venga messo a morte in maniera consona.
Catone ricord il modo in cui Radamisto aveva giustiziato i propri uomini dopo lincursione dei
parti nel loro campo. Anche se lausiliario doveva morire, Catone rifuggiva lidea di affidare il compito
agli iberiani. Alcune morti erano peggiori di altre e non voleva che Glabio soffrisse pi del dovuto.
Fosse solo perch avrebbe fatto infuriare ancora di pi i compagni della coorte di frombolieri. No,
maest. Glabio sar punito secondo il nostro codice. Sar ucciso dai suoi compagni, davanti allintera
coorte. Lesecuzione avr luogo
allalba.
Osi sfidare la mia volont? Questo rifiuto ha assassinato uno dei miei uomini. Perci dovrebbe
risponderne a me. Esigo che siano i miei uomini a giustiziarlo. Lo consegnerai a me.
Non lo far, replic con fermezza Catone. Se lo desideri, puoi assistere allesecuzione
domani allalba. Tu e gli uomini della sua unit. Ma niente di pi, date le tensioni tra i tuoi uomini e i
miei, maest.
Radamisto abbai un ordine ai suoi seguaci e due di essi vennero avanti e si mossero verso
Glabio. Allistante, Macrone sguain la spada e spinse Glabio dietro di s. Puntandola alla gola degli
iberiani, ringhi: Avete sentito il tribuno. Il prigioniero resta con noi.
Gli iberiani guardarono Radamisto per avere indicazioni e il principe ripet lordine e spinse
una mano verso Glabio per maggiore enfasi. Nel mentre, Catone aveva fatto un rapido esame della
situazione. La collera iniziale nei confronti di Macrone svan nellistante in cui si rese conto che
lazione dellamico aveva coinvolto entrambi, qualsiasi fosse il risultato. Sguain, cos, la spada e prese
posto accanto a Macrone.
Richiama i tuoi uomini. Non ti consegneremo Glabio.
Radamisto sorrise. Siete in due. I miei uomini vi superano di cinque a uno. Se volete
combattere, allora perderete.
Questo  da vedersi, replic Macrone con una luce pericolosa negli occhi. Chi  il primo,
eh?.
Gli iberiani si fermarono e Catone colse loccasione per tentare di sventare lo scontro. Se ci
sar arrecato danno, allora i miei soldati si rivolteranno contro di voi e nessuno di noi sopravviver.
Non lo ripeter, tribuno. Rinfoderate le spade e lasciate a noi il vostro uomo.
No, rifiut Catone, tenendo docchio il seguito di Radamisto, che si era schierato ai suoi lati.
Continua ad arretrare, Macrone.
Tenendo alta la spada, i due ufficiali indietreggiarono, con Glabio dietro di loro, mai troppo
lontano perch potesse essere separato dai superiori. Adesso, alcuni di romani dai vicini fuochi da
campo vennero avanti a spada tratta. Gli iberiani seguirono i due ufficiali romani e il loro prigioniero
per un breve pezzo; poi Radamisto diede un ordine e si fermarono, guardando torvi i romani che
arretravano verso la salvezza delle loro linee. Non appena si sent al sicuro, Catone rinfoder la spada e
ordin a Macrone di fare altrettanto. Poi, con Glabio in mezzo a loro, raggiunsero velocemente il
quartier generale per prendere disposizioni per il mattino seguente.
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CAPITOLO 27.
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Gli uomini sono pronti, signore, fece rapporto Macrone mentre Catone stava di fronte al
gruppo punitivo. Con lui cerano gli stendardi di entrambe le coorti e quattro pretoriani erano schierati
attorno a Glabio. Lausiliario era stato denudato fino al perizoma e stava a piedi nudi nella rosea luce
dellalba. Davanti a loro, su tre lati, era disposta la coorte dei frombolieri, ciascun uomo con la cappa e
il cappuccio di pelle, la tunica e gli stivali. Tenevano le cappe scostate da un lato, per mostrare lelsa
delle spade. Optiones e centurioni stavano di fronte ai rispettivi comandi. Radamisto, i suoi alti ufficiali
e otto uomini dellunit del defunto, aspettavano dietro il gruppo punitivo, pronti ad assistere
allesecuzione. Il resto della colonna aveva gi attraversato il fiume e si era schierato sulla riva opposta,
in attesa dellordine di riprendere lavanzata, una volta conclusasi lesecuzione.
Catone e Macrone si scambiarono un saluto prima che il centurione andasse a mettersi accanto
al prigioniero. Catone si ferm un attimo per osservare i compagni di Glabio, per farsi unidea del loro
stato danimo, ma le espressioni erano impassibili e la disciplina sembrava immune alla tragedia del
loro compagno. Glabio aveva trascorso la notte in custodia fuori dalla tenda di Catone. Non aveva
dormito ma aveva implorato Catone di risparmiargli la vita, fino a che il tribuno non ne aveva potuto
pi e gli aveva detto di tenere la bocca chiusa se non voleva essere imbavagliato e legato. Dopo di che,
lausiliario aveva borbottato tristemente tra s.
Catone era rimasto solo per tutto il tempo, il sonno disturbato dagli occasionali lamenti
angosciosi di Glabio mentre la notte consumava senza rimorsi le poche ore che gli restavano. Quando
le prime luci dellalba erano apparse allorizzonte, Macrone gli aveva portato del cibo ma lausiliario
non aveva appetito e, invece, aveva implorato Macrone di aiutarlo a fuggire.
Non posso farlo. Spiacente, ragazzo. La parola del tribuno  legge e non si pu aggirarla.
Ma io ho famiglia, centurione. Cosa ne sar di loro?
Come faccio a saperlo? Adesso, coraggio, sforzati di mangiare qualcosa. Un po di cibo nella
pancia non ti far male.
Non mi far neanche bene.
Come vuoi. Macrone aveva posato la ciotola. Torner quando suoneranno ladunata
mattutina.
Assicuratosi che Macrone se ne fosse andato, Catone si era alzato dal letto, si era infilato gli
stivali ed era uscito dalla tenda. Glabio aveva alzato lo sguardo, mettendosi automaticamente
sullattenti.
Riposo, aveva ordinato Catone. Poi aveva indicato la ciotola di farinata. Il centurione
Macrone ha ragione. Quella potrebbe farti bene.
Ignorando il cibo, Glabio aveva guardato il suo comandante dritto negli occhi. Perch mi stai
facendo questo, signore?
Lo sai perch. Hai commesso un reato punibile con la morte.
Questa  la tua interpretazione, signore. Dubito che reggerebbe davanti a un magistrato a
Roma.
Ma noi non siamo a Roma.
Era un commento sfrontato e Catone aveva provato un moto di rimorso e compassione.
Ascolta, Glabio, hai ucciso un uomo. Questo  il fatto nudo e crudo. Poi ho la versione degli iberiani e
la tua.
E anche quella delloptio, signore. Inoltre, noi diciamo la verit. Gli iberiani sono dei falsi
bastardi.
Forse, aveva ammesso Catone. Ma le due versioni non coincidono. Perci, so per certo solo
che c il corpo delluomo di Radamisto e che tu hai confessato di averlo ucciso. Su questa base, sono
costretto ad attuare la pena prescritta dal regolamento. Morirai entro questora, Glabio. La domanda
che devi porre a te stesso : in che modo scegli di morire? Morirai da codardo, piangendo e protestando
la tua innocenza? Oppure morirai come un soldato romano? Fiero e sprezzante di fronte alla morte.
Perch dovrebbe importarmi, signore? Sar morto comunque.
S, ma come desideri che i tuoi compagni ti ricordino? Pi nello specifico, come vuoi che quei
bastardi di iberiani ti ricordino? Potr non sembrare granch ma  comunque una piccola vendetta.
Mostra loro come muore un romano. Testa alta, fissando Caronte in faccia e mostrando il proprio
disprezzo per il nemico. Se ci che dici  vero, allora luomo che hai ucciso era un codardo. I suoi
compagni avranno disonorato s stessi mentendo sul suo conto. Ti guarderanno sperando che disonori
te stesso mostrando la tua paura e implorando misericordia. Nega loro questo piacere e avrai avuto una
piccola vittoria su di loro. E lascerai un esempio che incoragger i tuoi compagni Hai capito?.
Glabio aveva emesso un verso di scherno. Ho capito che il mio ufficiale mi ha tradito per
entrare nelle grazie dei suoi amici iberiani.
Catone aveva provato un impeto di rabbia ma si era trattenuto dallinveire contro il soldato. Il
ragionamento di Glabio era molto pi azzeccato di quanto immaginasse.
Non c altro da dire, allora. Ti suggerirei di mangiare quel cibo. Come ho sentito dire al
centurione Macrone, potrebbe aiutarti. Altrimenti, fa pace con gli di che veneri. Ti resta poco.
Potrebbe essere una buona idea far contare le tue ultime parole. Vale, Glabio. Ci rivedremo nellaldil.
Signore, lo esort a bassa voce Macrone. Gli uomini stanno aspettando.
Catone si riscosse, rendendosi conto allimprovviso che era rimasto a fissare gli ausiliari in
silenzio mentre rievocava nella mente le ore precedenti. Annu e si schiar la voce; poi ordin: Bene.
Scorta il prigioniero al centro della formazione.
S, signore. Macrone salut e prese posto davanti agli uomini a guardia del prigioniero.
Squadra punitiva Avanzata!.
Si avviarono nello spazio aperto, Macrone e i pretoriani marciando mentre Glabio faceva del
proprio meglio per tenere il passo sul terreno roccioso.
Squadra punitiva, alt!, esclam Macrone e i sei uomini si fermarono accanto a un piccolo
mucchio di sassi, preparato per loccasione.
Ci fu una breve pausa, poi Catone venne avanti. Compagni! Siamo qui riuniti in ottemperanza
al codice militare per assistere allesecuzione di Gaio Glabio, reo di aver ucciso un compagno. Glabio
ha liberamente confessato il crimine e perci, in virt dei poteri di cui mi ha investito il Senato e il
Popolo di Roma, lho condannato a morte tramite lapidazione. Sentenza che sar attuata dalla sua
sezione della seconda centuria della coorte. Si proceda!.
Macrone si volt e, preso saldamente Glabio per un braccio, lo condusse a qualche passo dai
pretoriani, poi lo fece calare sulle ginocchia.
Squadra punitiva, avanti!.
Allordine di Macrone, sette uomini uscirono dai ranghi della coorte ausiliaria, raggiunsero a
grandi passi il mucchio di sassi e, dopo averne preso uno in ciascuna mano, si disposero a mezzaluna di
fronte a Glabio.
Nessuno incroci il suo sguardo sprezzante per pi di un secondo. Quando lultimo di essi fu in
posizione, Macrone parl con un tono di voce tale da farsi sentire da tutti quelli riuniti per assistere
allesecuzione.
Gaio Glabio, quali sono le tue ultime parole?.
Catone sent lo stomaco annodarsi, pregando che lausiliario facesse del proprio meglio per
morire con dignit, soprattutto di fronte a Radamisto e al gruppetto di iberiani che lo accompagnava.
Glabio deglut, poi raddrizz la schiena e tir su il mento, sprezzante. Signore, desidero che si
sappia che non porto rancore nei confronti del mio comandante, che sta facendo il suo dovere Ai
miei commilitoni, offro il ringraziamento per la compagnia dei tanti anni di servizio insieme, per tutto
quello che abbiamo condiviso. Come abbiamo pianto per i compagni caduti in passato, vi chiederei di
piangere me adesso. Io io vi chiedo di portare la notizia della mia morte alla mia famiglia ad
Antiochia e di dire loro che, nonostante sia stato condannato, non ho disonorato me stesso. Fece
una pausa, poi deglut e abbass il capo. Catone temette che il coraggio lavesse abbandonato
allultimo momento e che la sua dignit potesse sgretolarsi in umiliante disperazione. Fece cenno a
Macrone di concludere alla svelta.
Squadra di esecuzione, cominci Macrone.
Glabio tir su la testa di scatto e url: Lunga vita allimperatore! Lunga vita alla sacra
Roma!.
Cominciate!, sbrait Macrone non appena le ultime parole si spensero sulle labbra del
condannato.
I suoi commilitoni esitarono, nessuno disposto a scagliare la prima pietra.
Fatelo!, grid Glabio. Adesso, fratelli! Mostriamo a questi barbari bastardi come muore un
vero romano!.
Luomo allestrema destra lanci un sasso con tutta la sua forza, sacrificando di conseguenza
laccuratezza, e colp di striscio il fianco di Glabio. Questi apr la bocca per urlare di dolore ma poi la
richiuse. Un altro sasso gli vol addosso, colpendolo al petto, poi un altro, appena sopra lorecchio. Poi
tutti presero a tempestarlo di sassi, nel disperato tentativo di finire il prima possibile e concedere al
compagno una morte rapida. Catone continu a guardare a denti stretti mentre un sasso squarci la
fronte di Glabio e il sangue gli col sulla faccia, schizzandogli il petto. Un altro lo colp allocchio,
facendolo ruzzolare a terra. La squadra punitiva prese altre pietre e le scagli sul suo corpo
raggomitolato. Il suono degli impatti ricordava a Catone una lavanderia che aveva visitato a Roma,
dove gli uomini battevano i mantelli bagnati con grosse spatole di legno. Di tanto in tanto, Glabio
sussultava e veniva colto da spasmi, mentre il sangue scorreva dai tagli nella pelle. Poi giacque
immobile, con il corpo che si muoveva solo per via dellimpatto dei sassi che ancora gli venivano
scagliati addosso.
Macrone lasci che continuassero ancora un po prima di dare lordine di fermarsi. Gli uomini
arretrarono, alcuni con ancora le pietre in mano, ansanti per la fatica e le facce fisse in unespressione
di angoscia. And a raggiungere il corpo. Glabio era ancora raggomitolato, le ginocchia tirate su contro
il petto. La curva della sua schiena era una massa di ecchimosi, tagli e strie di sangue. Aveva la
clavicola fracassata e una scheggia dosso insanguinata sporgeva dalla pelle.
Glabio?, chiam piano Macrone. Quando non ci fu risposta, us la punta dello stivale per
rigirare il corpo e Glabio si afflosci sulla schiena. Macrone rimase senza fiato quando vide che la
mascella era stata frantumata e, nei resti maciullati della bocca, denti spezzati bordavano il moncone
della lingua, che Glabio si era morsicato. Poi, Macrone vide che il petto del soldato continuava ad
alzarsi e abbassarsi e, un momento dopo, ud un orribile gemito gorgogliante provenire dalla sua gola.
Va bene, ragazzo. Ne hai avuto abbastanza, mormor mentre estraeva il pugnale. Si
inginocchi accanto al corpo e, accostata la punta dellarma alla carne morbida sotto il mento di
Glabio, spinse con forza, torcendola da una parte e dallaltra mentre il sangue gli sgorgava sulle
nocche. Le membra di Glabio tremarono violentemente mentre le dita di mani e piedi si estendevano al
massimo. Con un grugnito di fatica, Macrone tir via la lama e si rialz in piedi. Un lezzo di urina e
feci si lev dal perizoma di Glabio e il centurione storse il naso, mentre cercava un pezzo di stoffa
pulito per asciugare quanto pi sangue possibile dalla lama e dalle mani. Poi rinfoder larma e si volt
verso Catone.
Faccio umilmente notare che il prigioniero  morto, signore!.
Catone raggiunse Radamisto. Voglio sperare che tu ritenga che giustizia  stata fatta, maest.
La faccia di Radamisto non trad alcuna emozione quando rispose con un brusco cenno di
assenso. Sono soddisfatto.
Poi gli volt le spalle e and via, seguito dai suoi uomini come una muta di segugi intimoriti.
Catone rimase a guardarli con disprezzo per un momento e poi si riemp i polmoni per dare lordine
alla coorte di ritirarsi. I frombolieri ausiliari ruppero le righe e si avviarono a prendere gli zaini e a
prepararsi alla marcia, mentre il drappello con le insegne si avvi al guado per attraversare il fiume. A
un pacato ordine di Macrone, gli uomini della sezione di Glabio lasciarono cadere le pietre che
tenevano ancora in mano e rimasero in silenzio vicino al suo corpo mentre Catone andava a
raggiungerli. Il tribuno rivolse una breve occhiata al volto mutilato del morto e poi apostrof in tono
severo i commilitoni di Glabio.
Non c tempo per un rito funebre completo. Mettetelo sulla pira e assicuratevi che vada a
fuoco prima di raggiungere la vostra coorte. So che alcuni di voi ritengono che Glabio non avrebbe
dovuto essere giustiziato.  un peccato e ormai non c pi niente da fare. Non ci saranno altri problemi
con gli iberiani, n tentativi di vendicare Glabio. In caso contrario, consegner i responsabili a
Radamisto, perch se ne occupi lui. E gi sappiamo quanto duramente tratta chi, nei suoi ranghi, si
macchia di qualche colpa. Immaginate cosa potrebbe fare a uno di voi Adesso prendete il corpo e
portatelo alla pira.
Lui e Macrone si fecero da parte mentre gli ausiliari si chinavano a raccogliere Glabio dal
terreno insanguinato. Quando si avviarono, la sua testa ciondol allindietro, cos che parve fissare
Catone, costringendolo a reprimere un brivido.
Un vero peccato. Macrone schiocc la lingua. Ho detto due parole ai suoi compagni prima
dellesecuzione. Pare che Glabio fosse un tipo a posto. E un bravo soldato. Che spreco.
S, ammise Catone. Almeno ha affrontato la morte con coraggio. Gliene sono grato.
Grato?. Macrone scosse adagio la testa. Non gli servir a granch adesso, giusto?
Non a lui. Ma giuro su Giove, Ottimo e Massimo, che far in modo che i suoi risparmi
arrivino alla famiglia e aggiunger di tasca mia una somma pari a quella che ha lasciato.
Se questo ti basta a farti sentire meglio.
Catone accolse con stizza losservazione dellamico. Abbiamo finito qui, centurione.
Macrone si mise sullattenti. S, signore.
Catone indic le macchie di sangue sulle mani di Macrone. Datti una ripulita e unisciti alla
colonna. Congedato.
Mentre la colonna si allontanava dal fiume, diretta ad Artaxata, Catone si volt a guardare in
fondo ai fulgidi ranghi dei pretoriani, oltre le salmerie, gli uomini della coorte ausiliaria, e si chiese se
la perdita di Glabio fosse avvertita in modo pi acuto di quella dei compagni persi in battaglia.
Unesecuzione rappresentava sempre un duro colpo al morale degli uomini e questa arrivava nel
momento pi sbagliato, dato che lo scontro decisivo della battaglia era imminente. La morte di Glabio
gravava sulla coscienza di Catone, nonostante il tribuno si fosse sforzato di nascondere la profondit
delle proprie inquietudini. Cosaltro avrebbe potuto fare? si chiese. In guerra, un comandante deve
mettere sulla bilancia il prezzo della vita dei suoi uomini con il risultato sperato con quanta pi
parsimonia possibile. La certezza della morte di un solo uomo era un male minore del rischio della
morte di tanti. Sembrava una prassi sensata, fino a che luomo a cui era richiesto di morire non aveva
una faccia. Poi, il pensiero scontato prese forma nella sua mente. E se quelluomo fosse stato Macrone?
Cosa avrebbe fatto allora? Per quanto si sforzasse, Catone non riusciva a immaginare di dare lordine di
condannare il suo migliore amico a una morte simile. E quella consapevolezza lo turb profondamente.
Non solo per la vergognosa entit dellipocrisia di aver fatto giustiziare Glabio mentre Macrone
sarebbe stato risparmiato, ma anche perch dimostrava che a Catone mancava il polso necessario che
riteneva dovesse possedere un uomo del suo rango. Era una verit scomoda, che continu a
riecheggiargli nella testa mentre conduceva la colonna ad affrontare il nemico e a decidere la sorte del
regno di Armenia.
...
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...
CAPITOLO 28.
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...
Il paesaggio cambi in modo drastico una volta giunti in prossimit della capitale armena. Le
colline cedettero il passo a un territorio ondulato, irrigato dai tributari del fiume Araxes, dove fattorie e
frutteti si estendevano su entrambi i lati della strada. La superficie era sgombra dai sassi e dai solchi
irregolari che prima avevano intralciato il cammino, e la colonna pot percorrere quindici miglia buone
ogni giorno prima di costruire un campo fortificato. Il morbido terreno fertile permetteva di creare con
facilit terrapieni e fossati e il cibo non mancava per rimpinguare le scorte impoverite durante il tragitto
attraverso le montagne.
La notizia della sorte di Ligea aveva preceduto lavanzata della colonna e la gente del posto si
precipitava a proclamare la propria lealt a Radamisto e a offrire il cibo e il vino migliori a lui e ai suoi
soldati, cos come ai romani che marciavano con loro. Lavanzata assunse presto un aspetto festoso,
con i contadini e gli abitanti di villaggi e paesini che regalavano fiori variopinti ai soldati, molti dei
quali li trasformavano in corone da mettere in testa. Otri di vino e cosciotti di carne furono acquistati
dalla gente del posto per una manciata di monete di bronzo e generosamente condivisi, tanto erano
costati poco. Nonostante ci fosse ancora polvere lungo la strada, gli uomini chiacchieravano e si
scambiavano battute e, di tanto in tanto, canti di marcia rimbalzavano da una centuria allaltra e i
soldati cantavano gagliardi, comera loro abitudine quando le singole voci venivano amplificate in un
volume cos esaltante.
Sono di buonumore, ghign Macrone andando a raggiungere Catone, seduto allombra di un
boschetto di cedri mentre la colonna faceva una sosta per il pranzo, il terzo giorno dopo aver guadato il
fiume Araxes. Prese la borraccia e bevve un sorso di vino annacquato prima di offrirla a Catone.
Grazie. Catone bevve un sorso e, per una volta, trov che lamico aveva diluito il vino quel
tanto che bastava per renderlo gradevole. O forse si era semplicemente abituato alla bevanda? si
domand.
Meno male, replic al commento di Macrone, restituendogli la borraccia. Dovremmo
raggiungere Artaxata domani. In tarda giornata, direi, perci ci accamperemo e daremo inizio
allassedio il mattino seguente. Una volta eliminato Tiridate, il resto dellArmenia dovrebbe seguire
lesempio della gente della capitale e giurare lealt a Radamisto.
Macrone annu e scrut la campagna circostante. Distanti pattuglie di arcieri a cavallo iberiani
punteggiavano il paesaggio per un raggio di due miglia davanti alla colonna. Strano, pensavo che
avremmo visto dei parti, data la vicinanza.
Stavo pensando la stessa cosa. Ero convinto che Tiridate avrebbe tentato qualche azione di
disturbo per innervosire i nostri uomini prima che raggiungessero la capitale.  quello che farei io al
posto suo.
Forse  presuntuoso quanto il nostro amico laggi. Macrone accenn allultimo degli alberi
che bordavano la strada, dove Radamisto era seduto con il suo seguito, banchettando con degli spuntini
che gli schiavi avevano preparato per loro. Forse Tiridate pensa che la cinta muraria ci terr lontani.
Catone scosse la testa. Penso che possiamo essere certi che sappia delle nostre armi dassedio.
E, a sentire Radamisto, le mura non sono pi forti di quelle di Ligea. Perci  sorprendente che non ci
abbia attaccati in alcun modo lungo la strada dal fiume. A un certo punto, i suoi uomini dovevano pur
riuscire a infilarsi tra i carri delle macchine dassedio e avere la possibilit di bruciare qualcuno, se non
tutti, dei nostri onagri. A quel punto, non avremmo avuto alcuna possibilit di sfondare le mura di
Artaxata. Non senza scavare gallerie sotto le torri, e sai quanto ci si impiega. Catone si sfreg la
mascella.  un vero rompicapo. Vorrei sapere coshanno in mente i parti Meglio raddoppiare la
sorveglianza sui bastioni stanotte. E di a Nicolis di tenere la centuria pronta dietro al terrapieno.
Pensi che sia necessario, signore?.
Catone riflett un momento. Meglio essere sicuri, visto che sappiamo che il nemico star
escogitando qualcosa. Preferisco essere prudente senza motivo che il contrario.
Macrone rimase interdetto e poi emise un grugnito evasivo. Lo dir a Nicolis.
Tacquero per un momento, abbandonandosi ciascuno a un interiore flusso di pensieri. Macrone
stava pensando alla fine della campagna. Una volta presa la capitale armena e messo sul trono
Radamisto, la Seconda coorte sarebbe tornata in Siria e lui avrebbe rivisto Petronilla. Macrone sorrise.
Non aveva mai provato niente del genere per una donna prima di allora, neanche quella impetuosa
ragazza icena con la quale aveva avuto una breve relazione. Petronilla era sfrontata e sapeva difendersi
in un confronto con qualsiasi donna o uomo che incrociasse il suo cammino. E anche intelligente. Forse
fin troppo, dal momento che spesso era almeno un passo avanti a Macrone. E impetuosa come una
leonessa quando ce nera bisogno Cos come a letto. Non metterti di nuovo a pensare a quello, si
sgrid mentalmente. La verit era che Petronilla era anche una buona amica. Ridevano delle stesse cose
e si tenevano testa nel bere.
Bevve un lungo sorso dalla borraccia e si concentr sui compiti consueti che lo aspettavano una
volta che la colonna si fosse fermata per accamparsi.
Le riflessioni di Catone erano di un tipo pi inquieto e sinistro mentre il tribuno osservava
Radamisto e il suo seguito. Non era mai stato a suo agio in compagnia delliberiano, anche prima della
rivelazione di Bernisha circa la sua responsabilit nella morte di Petilio e i suoi uomini. Da allora, la
presenza di Radamisto lo nauseava tanta era lagitazione e la rabbia repressa. Temeva di tradirsi e di
diventare un bersaglio delle macchinazioni delliberiano. E poi cera la preoccupazione generale di
Catone per i propri uomini, dato ci di cui Radamisto aveva dato prova di essere capace.
Al momento, aveva bisogno che i romani sostenessero il suo diritto al trono. Ma una volta che
si fosse insediato ad Artaxata? Avrebbe lasciato che tornassero oltre la frontiera oppure avrebbe preteso
che restassero come suoi ospiti?
Pi a lungo Catone era costretto a restare, maggiore il rischio che Radamisto scoprisse ci che
sapeva. Voleva a tutti i costi portare a termine la missione e lasciare lArmenia il prima possibile. Se la
posta in gioco non fosse stata cos alta, allora avrebbe avuto la sua vendetta e niente gli avrebbe dato
pi soddisfazione che far morire Radamisto nello stesso modo in cui gli iberiani avevano ucciso i suoi
soldati.
Era un peccato, pens. Cera tanto da ammirare in Radamisto quanto da disprezzare. Era
audace, coraggioso e guidava in prima linea. Era anche ambizioso, spietato e scaltro  eccellenti qualit
per un despota, immaginava Catone. Ma le stesse qualit lo rendevano pericoloso per chiunque osasse
ostacolarne lambizione. Cos erano i sovrani con i quali Roma doveva trattare allo scopo di mantenere
lequilibrio di potere sul suo vasto impero e la tentacolare frontiera. A volte, Catone era stupito che
Roma potesse esercitare una tale influenza con un numero di soldati relativamente modesto, pur
considerando il peso della sua reputazione nella mente di alleati e nemici. Potevano stare certi che, se
stringeva unalleanza, Roma non avrebbe mai permesso che il proprio alleato venisse sconfitto. Era su
quella garanzia che si fondava la sua reputazione. Per questo era dovere di Catone assicurarsi che
Radamisto trionfasse su Tiridate e i suoi parti, nonch il motivo per cui doveva sopportare il fardello di
conoscere la slealt dellalleato di Roma. Per il momento, almeno.
Si riscosse e si tir su in piedi.  tempo di rimetterci in marcia. Fa suonare il segnale
delladunata.
S, signore. Macrone si alz, si infil sulla spalla la cinghia della borraccia e and a cercare
tra gli alberi il suonatore di buccina della coorte. Poco dopo, una serie di note squillanti lacer il
leggero brusio delle conversazioni e, brontolando, pretoriani e ausiliari si rialzarono, raccolsero i gioghi
da marcia e si rimisero in formazione lungo la strada. Catone raggiunse il soldato che gli teneva il
cavallo e mont in sella. Pi avanti, Radamisto e il suo seguito si erano appena riscossi e, prima di
alzarsi e fare strada ai cavalli, il principe si ferm per finire un calice di vino. Soldati romani e lancieri
iberiani restarono a guardarli impazienti fino a che non furono montati in sella ed ebbero condotto i
cavalli in testa alla colonna. Quando furono finalmente in posizione, Catone indic il suonatore di
buccina.
Suona lavanzata.
La sera seguente, completate le fortificazioni del campo, il terrapieno era bordato di soldati
curiosi di osservare le difese della capitale armena, distante meno di un quarto di miglio. Artaxata era
stata costruita nellansa di un fiume minore, ampio e profondo quel tanto che bastava per fungere da
difesa naturale a due lati della citt. Questo faceva s che Artaxata fosse pi semplice da difendere ma,
per contro, era altrettanto semplice contenerne i difensori. Macrone e Catone salirono sulla piattaforma
sovrastante la porta che dava sulla citt. Il sole era ancora sullorizzonte e le lunghe ombre del
terrapieno si allungavano sul terreno aperto, in direzione delle mura che circondavano Artaxata.
Attorno alla citt, scorgeva le pattuglie a cavallo mandate da Radamisto per scoraggiare eventuali
tentativi di fuga dalla capitale. Come molte citt, si era sviluppata oltre le sue difese e una manciata di
quartieri cresceva lungo le direttrici principali che si dipartivano da essa. Cera stato qualche tentativo
di abbattere gli edifici pi vicini alle mura, per privare gli aggressori di rifugi entro il raggio dazione
degli archi, ma cerano ancora ripari in quantit, osserv Catone, indicando alcune strutture nei pressi
della porta principale.
Manderemo l degli uomini stanotte e le fortificheremo. Da l, i frombolieri terranno a bada il
nemico mentre noi cominciamo a predisporre lassedio.
Macrone annu. Ammetto di essere sorpreso che i parti ci offrano la possibilit di stabilire
delle roccaforti cos vicino alle mura. E, data laltezza dei bastioni della citt, potremmo farle arrivare
allo stesso livello e sgomberare le mura dai difensori prima ancora di attaccare. Mi chiedo che razza di
sciocco ci sia al comando laggi. A meno che non si tratti di una trappola.
Catone scrut gli edifici e il terreno circostante e poi replic: Non vedo come possa essere una
trappola. Ma lo scopriremo quando ci andremo stanotte.
Immagino significhi che sarai tu a guidare il gruppo?.
Catone si volt bruscamente a guardarlo. S, perch?.
A Macrone non faceva piacere affrontare largomento e risucchi un respiro tra i denti prima di
continuare. Dopo Ligea, sarebbe meglio se tu restassi indietro. Gli uomini hanno bisogno di te,
signore.
Non ero me stesso a Ligea, replic piano Catone. Sono stato ingannato, io.
Ingannato?
Non ha importanza. Catone si affrett a raccogliere le idee. Come ho detto, non ero me
stesso. Ma adesso mi sono ripreso e sono di nuovo pronto a guidare allazione i miei uomini. Dato
quello che  successo a Glabio, penso di avere parecchio da recuperare ai loro occhi.
Macrone scosse la testa. Non devi dimostrare niente.  vero che erano contrariati per
lesecuzione, ma sono solo soldati per te. Se la sono lasciata alle spalle. Hai visto comerano in questi
ultimi giorni. Non vedono lora di darsi da fare. E ci di cui hanno bisogno adesso  sapere che luomo
al comando sia il migliore per quel lavoro. E quelluomo sei tu, ragazzo. Io sarei un misero sostituto.
Catone sorrise. No, non lo saresti, fratello. A ogni modo, ho deciso. Guider io il gruppo. Ho
bisogno di vedere da vicino quelle difese.
Come desideri, signore, si arrese Macrone.  il tuo funerale.
Fidati di me, sar prudente.
La scala sotto la torre di guardia cigol e, poco dopo, un trafelato Narsete sal sulla piattaforma.
Catone lo guard con freddezza, chiedendosi per un istante in quale misura il cortigiano fosse complice
delle azioni del suo padrone.
Narsete chin il capo prima di parlare. Sua maest richiede la tua compagnia per un banchetto
che celebri il nostro arrivo alla sua capitale. Tu e il centurione Macrone, signore.
Un banchetto?. Macrone si sfreg le mani. E perch no? Il modo migliore per segnare la
fine di una lunga marcia, dico sempre.
S?. Catone inarc un sopracciglio e poi prese in considerazione linvito. A che ora?
Al tramonto, signore.
In estate inoltrata, le giornate erano lunghe e ci sarebbe stato tempo per mangiare e poi
organizzare gli uomini per loperazione notturna, decise Catone. Ma doveva assicurarsi di non bere n
mangiare troppo. Inoltre, rifiutando linvito, rischiava di offendere gli iberiani.
Di a sua maest che saremo lieti di partecipare.
Narsete parve sollevato e si affrett ad annuire. Vado a dirglielo immediatamente, signore.
Detto ci, si cal sulla scala e si precipit a scendere prima che Catone potesse cambiare idea.
Laccampamento iberiano era pi animato che mai. Alcuni soldati avevano tirato fuori gli
strumenti di legno che chiamavano duduk e stavano suonando a coppie, con un uomo che emetteva una
nota bassa e ronzante e il compagno che riproduceva la melodia principale, e altri partecipavano
canticchiando mentre mangiavano e bevevano attorno ai fuochi da campo. Era molto diverso dalle
risate chiassose e dalle licenziose filastrocche che provenivano dalle tende romane, not incuriosito
Catone. Potevano anche essere alleati, per adesso, ma la loro lingua e la loro cultura erano straniere
quanto quelle di un lontanissimo barbaro.
Chiss dove, durante la marcia dal fiume, Radamisto era riuscito a procurarsi una sistemazione
pi lussuosa e poteva intrattenere comodamente almeno cinquanta ospiti nella tenda pi grande.
Quando Catone e Macrone entrarono, li accolse con un sorriso e indic i cuscini al posto donore alla
propria destra.
Benvenuti, amici miei! Benvenuti. Accomodatevi.
Catone chin il capo e Macrone fece altrettanto mentre il suo amico replicava in modo formale:
Ti ringraziamo, maest, per linvito e.
Risparmiatevi i convenevoli, amici. Siamo tutti compagni darmi qui. Stasera ceniamo come
fratelli alla vigilia della battaglia. Una volta che quei cani partici saranno eliminati, Artaxata sar mia e
la mia amata Zenobia sar di nuovo accanto a me. Coraggio, sedetevi e mangiate con noi.
I due romani fecero come gli veniva detto, accomodandosi sulla pregiata stoffa dei morbidi
cuscini. Un altro acquisto recente, ipotizz Catone, dalla comodit quasi oscena rispetto al sottile
pagliericcio imbottito di crine che copriva il suo letto da campo.
Servitori entrarono in tutta fretta attraverso un lembo laterale della tenda e disposero davanti a
loro una serie di piatti e due bottiglie di vino.
Macrone guard famelico il cibo e fece per prendere un piatto di costolette di agnello, per poi
fermarsi con aria colpevole e aspettare che il suo superiore cominciasse a mangiare per primo. Memore
dei piani per quella notte, Catone prese un panino glassato da un cestino e ne mordicchi un angolo.
Radamisto rise. Insomma, tribuno, qualcuno potrebbe pensare che temi di essere avvelenato!
Se preferisci che il mio assaggiatore provi i piatti prima di te, sar felice di accontentarti.
Catone scosse la testa. Ti chiedo scusa, maest.  solo che i soldati romani non sono abituati a
cibi cos raffinati durante una campagna. Riteniamo che i nostri soldati marcino pi a lungo e
combattano meglio con una dieta semplice. Non  cos, centurione?.
Macrone guard mesto lagnello e un paniere di fichi e, preso un panino dal cestino dal quale
Catone aveva scelto il proprio, convenne con il tribuno, in greco a beneficio del loro ospite. Proprio
cos, signore. Anche se, come si suol dire, quando sei in Armenia, e tutto il resto.
Un approccio molto sano!, approv Radamisto. Vedo che hai messo gli occhi sullagnello
speziato. Una vera leccornia di questa regione. Devi provarlo.
Macrone ghign allegramente, deciso a non incrociare lo sguardo severo di Catone. Lo far
senzaltro, maest!.
Si cacci in bocca uno dei pezzi di agnello pi grossi e mastic con vigore per un momento; poi
smise di far lavorare le mascelle e borbott con la bocca aperta: Speziato? Questo dannato affare 
infuocato. Inghiott adagio, poi si vers un calice di vino e lo vuot alla svelta, facendone seguire un
secondo mentre la fronte gli si imperlava di sudore.
Catone schiocc la lingua con fare critico. Il centurione Macrone ha appena dimostrato perch
i soldati romani hanno bisogno di seguire una dieta semplice, maest.
Radamisto ridacchi mentre si protendeva per servirsi di un pezzo di montone e, masticando
allegramente, guard Macrone negli occhi. Forse il nostro cibo  a volte un po troppo impegnativo
per chi ha il palato pi delicato. Non preoccuparti, centurione. Continua pure con il pane, come il
tribuno Catone, va bene?.
Accigliato, Macrone distolse lo sguardo e aspir aria fredda sulle labbra che ancora gli
formicolavano.
Come aprirete lassedio domani?, domand Radamisto a Catone.
Catone inghiott il boccone di pane che stava masticando pensieroso e si schiar la voce. Aveva
gi deciso di non informare liberiano dellazione notturna, non fidandosi della discrezione dellospite.
Se si fosse sparsa la voce, giungendo alle orecchie del nemico, a quel punto i parti avrebbero avuto
lopportunit di tendere una trappola o, per lo meno, di lanciare unazione di disturbo. Era meglio
prendere gli edifici esterni col favore delle tenebre e ragguagliare Radamisto il mattino seguente.
Maest, il primo passo sar mandare un araldo a chiedere la resa della citt. Ti suggerisco di
offrire clemenza alla popolazione di Artaxata in cambio dellapertura delle porte.
Clemenza? Preferirei trattarli allo stesso modo in cui abbiamo trattato quegli infidi cani a
Ligea.  un peccato che non possa uccidere tutti i miei nemici.
Catone soffoc la rabbia al ricordo di come era stato manipolato per ottenere la distruzione di
Ligea e si impose di continuare in tono neutro. In linea di massima,  meglio che un re risparmi
almeno alcuni di quelli che intende governare. Perci sarebbe meglio offrire clemenza.
E se la gente di Artaxata rifiutasse di approfittare della mia generosit? In tal caso?
In tal caso faremo come abbiamo fatto a Ligea. Usiamo le armi dassedio per farci largo in
citt. Poi uccidiamo Tiridate e i suoi parti e mettiamo te sul trono.
Mi piace come lo fai sembrare semplice, tribuno.
In teoria, lo , maest. Ma, ovviamente, comporta una considerevole quantit di scavi per le
fortificazioni delle nostre macchine dassedio. Per fortuna,  ci in cui i soldati romani sono bravi, pur
non essendo particolarmente innamorati del duro lavoro e dei pericoli che ne conseguono.
Posso immaginarlo.
Catone fece una breve pausa prima di tornare alla domanda che desiderava fare a Radamisto. E
tu, maest. Quali sono le tue intenzioni, una volta che avrai riconquistato il trono? Cosa intendi fare per
mettere in sicurezza la tua posizione?.
Radamisto scocc unocchiata astuta allufficiale romano. Immagino che i miei amici a Roma
preferirebbero che conquistassi laffetto del mio popolo esercitando moderazione. Ne abbiamo gi
discusso, tu e io, e la mia posizione  chiara e immutata. Il popolo deve essere ridotto allobbedienza
con il timore, cos asseconder il mio volere in modo rapido e automatico come un meticcio preso a
frustate obbedisce al suo padrone. Sono tanti in Armenia quelli che mi sono ostili. Quelli di cui gi so e
quelli la cui disposizione danimo mi  ancora sconosciuta. Braccher e uccider i primi, cos che i
secondi possano essere risparmiati, se imparano la lezione. Altrimenti, anchessi saranno eliminati.
Capisco, replic pensieroso Catone. E in che modo, maest, stabilirai qual  la disposizione
danimo altrui? Se hanno intenzione di nasconderti ci che pensano, cio. Come saprai che una persona
 mal disposta nei tuoi confronti se non si professa tale? Non c forse il rischio di giustiziare un
cittadino leale?
Questo  vero. Radamisto serr le labbra. Ma  un rischio che sono disposto a correre.
Catone sbuff.
Disapprovi, tribuno?
Non sta a me approvare o disapprovare le azioni di un re. Io mi limito a eseguire gli ordini che
mi impongono i superiori.
Radamisto fece un sorrisetto. Tuttavia, avverto la tua disapprovazione. Perfino dopo le tue
azioni a Ligea? Allepoca, mi  parso che sposassi lidea di un esempio punitivo inflitto agli abitanti
della citt.
Catone si sent rimescolare le viscere per la collera e il violento odio per liberiano e dovette
fare appello a ogni briciolo di autocontrollo per mascherare i suoi veri sentimenti. Gli ci vollero diversi
istanti per riuscire a parlare in tono neutro. Quanto  successo a Ligea,  stato deplorevole. Non
lascer che accada di nuovo, maest.
Stai dicendo che abbiamo fatto male ad agire cos?
Ammetto che sembra aver prodotto una discreta dose di trepidazione finora Ma ti esorterei a
considerare con estrema attenzione il tuo modo di agire quando il trono sar di nuovo tuo.
Radamisto si sforz di trattenersi mentre pensava a una risposta. Quando parl, il freddo
disprezzo nella sua voce fu inconfondibile. Roma  mia alleata. Il tuo imperatore  mio amico. E tu,
tribuno Catone, hai il mio rispetto. Tuttavia, trovo il tuo consiglio alquanto presuntuoso. Sei un
semplice comandante di coorte, un soldato. Non sei il sovrano di un regno, come lo sono io. Il governo
 la mia area di competenza, non tua, e ti sarei grato se, in futuro, lo tenessi a mente, prima di pensare
di offrirmi un consiglio del genere.
Maest, hai chiesto la mia opinione riguardo quanto  accaduto a Ligea. Io ti ho
semplicemente offerto unopinione da soldato ma dora in poi mi asterr dalloffrirti opinioni in merito,
come tu mi ordini. Catone si spazzol le briciole dalla tunica e si alz in piedi. Ti ringrazio per la tua
ospitalit ma ho dei preparativi da fare per lavvio dellassedio alle prime luci dellalba. Con il tuo
permesso. Indic lentrata della tenda.
Lespressione di Radamisto si fece cupa e minacciosa per un momento e Catone si chiese se si
sarebbe rifiutato di lasciarli andare. Poi liberiano agit una mano sprezzante e rivolse la propria
attenzione ai nobili seduti alla sua destra, alzando il calice dorato per proporre un brindisi.
Forza, Macrone, andiamo.
Macrone inarc un sopracciglio e poi, con espressione malinconica, indic il cibo che aveva
davanti.
Oh, fanculo. Con una rapida occhiata a Radamisto per assicurarsi di non essere osservato,
Macrone si cacci in bocca una tortina glassata al miele, poi agguant un cosciotto di agnello e se lo
ficc nella borsa prima di tirarsi su in piedi e seguire Catone fuori dalla tenda.
...
.
...
CAPITOLO 29.
...
.
...
Usando la punta della spada, Catone tracci una rozza mappa degli edifici, dellentrata
principale della citt e della sezione di mura a ciascun lato, nella terra accanto al fuoco da campo, fuori
dalla sua tenda. Il segnale della terza ora della notte era suonato poco prima e i soldati scelti per quel
compito stavano sfilando nel buio, diretti allingresso del campo opposto rispetto ad Artaxata.
Nonostante fosse una notte senza luna e sottili matasse di nuvole solcassero il cielo stellato, Catone era
ansioso di adottare ogni precauzione perch il suo gruppo non venisse avvistato prima del previsto.
Aveva scelto il centurione Ignazio perch gli facesse da vice e un optio della coorte ausiliaria, Lico,
perch comandasse i trenta frombolieri che avrebbero difeso gli edifici una volta che i pretoriani li
avessero catturati. Macrone e la sua centuria dovevano restare nei pressi dellentrata principale del
campo, nel caso il gruppo di incursori fosse incappato nei guai e avesse bisogno di rinforzi o soccorsi.
Catone rinfoder la spada e si mise da un lato perch la mappa fosse visibile agli altri. Indic i
riquadri che aveva disegnato nella terra.
Questi edifici sembrano fare al caso nostro. Poich il nemico ha demolito le case in mezzo,
allalba avremo una visuale sgombra delle mura. E i tuoi frombolieri avranno un buon raggio dazione,
Lico.
Loptio osserv il diagramma e poi parl. Se potessimo avere un paio di catapulte in cima agli
edifici, sarebbe ancora meglio, signore. A quel punto, i parti non rischierebbero neanche una sbirciatina
sopra le mura.
Sono daccordo, disse Catone. Ho gi ordinato che due catapulte vengano portate avanti nel
momento in cui avremo catturato e fortificato gli edifici. Tu sarai responsabile degli equipaggi. Il
centurione Ignazio avr il comando generale del gruppo una volta che tutto sar pronto. Fece una
pausa e tracci un altro riquadro su un lato degli edifici, proprio di fronte alle porte. Poi disegn una
linea a zigzag che dal riquadro tornava verso il campo.
Centurione Nicolis, tu sarai al comando della squadra di lavoro. Mentre prendiamo gli edifici,
voglio che tu tracci le linee per la trincea dapproccio e lartiglieria. Cominceremo a scavare prima
dellalba. Quando ci sar abbastanza luce perch il nemico possa vedere, voglio che non abbia dubbi
riguardo le nostre intenzioni. Sanno gi che abbiamo armi da assedio e sanno che le useremo sulla porta
principale. Vedranno anche che, grazie agli edifici fortificati, saremo in grado di spazzare via i
difensori dal muro opposto e coprire gli uomini impegnati a scavare. Lascer che recepiscano il
messaggio per unora o due prima di inviare un araldo a chiedere la resa.
Pensi davvero che si arrenderanno?, chiese dubbioso Macrone.
Sarebbero sciocchi a non farlo, replic Catone. Radamisto ha gi mostrato loro cosa succede
a coloro che lo sfidano. E, una volta capito che non possono fare granch per impedirci di prendere le
porte, allora spero che siano ragionevoli e si arrendano fintanto che ne hanno la possibilit.  la loro
occasione migliore per uscire vivi dallassedio. Nonch la nostra per non perdere altri uomini. Guard
a turno gli ufficiali per assicurarsi che ascoltassero quanto aveva ancora da dire. Stanotte, dobbiamo
sorprenderli e spaventarli. Quando, alle prime luci, vedranno cosa siamo riusciti a fare, voglio che
abbiano la certezza che  solo questione di giorni prima che facciamo irruzione ad Artaxata e
sguinzagliamo i nostri uomini e quelli di Radamisto. Facciamo bene questa cosa e li spaventeremo al
punto di arrendersi prima ancora di cominciare a bombardare le loro mura  tutto chiaro, signori?.
Macrone e gli altri annuirono e borbottarono il proprio assenso.
Bene.  possibile che stanotte riusciamo a prendere gli edifici senza sferrare neanche un colpo.
Ma, se ci imbattiamo nel nemico, allora ci andiamo gi duro e senza piet. Ora, raggiungete i vostri
uomini e aspettate lordine di muoversi. Che la fortuna vi assista tutti.
Catone condusse gli uomini fuori dal forte, allontanandosi dalle mura per circa un miglio prima
di dirigersi verso la porta cittadina che, appena visibile, si stagliava contro il cielo notturno leggermente
pi chiaro. Il suo piano prevedeva di avvicinarsi agli edifici esterni senza seguire una traiettoria diretta,
nel caso i parti stessero aspettando una forza che uscisse di gran carriera dal campo. I pretoriani si
sarebbero impadroniti degli edifici e sbarazzati di eventuali difensori prima che i frombolieri li
occupassero. Poi, gli uomini di entrambe le coorti avrebbero fortificato al meglio le proprie posizioni
nelle restanti ore di buio. In aggiunta alle armi che portavano, erano state distribuite loro razioni per il
giorno seguente e avevano avuto lordine di riempire le borracce, nel caso il nemico avesse tentato di
riprendersi gli edifici o separarli dai compagni.
Mentre avanzava a tentoni sul terreno buio, Catone non pot fare a meno di ricordare lattacco
notturno a Ligea e dovette imporsi di non pensare a ci che era accaduto poi. Stavolta, se tutto andava
come sperava, vite sarebbero state salvate. Tanto armene quanto romane. Radamisto non avrebbe avuto
scuse per infliggere morte e distruzione alla gente di Artaxata. Sarebbe stato diverso per Tiridate e i
suoi sostenitori, naturalmente. Catone non aveva dubbi sullorribile sorte che Radamisto aveva in
mente per i suoi nemici. Ma non cera niente che potesse fare per salvarli.
Ferm gli uomini a un centinaio di passi dalledificio pi vicino e poi ne port cinque con s in
avanscoperta, ordinando al resto di restare l fermo e in silenzio. Catone avanz in posizione
semi-accovacciata, senza fretta, cercando davanti a s tracce di movimenti e abbassando di frequente lo
sguardo per assicurarsi di non inciampare in eventuali ostacoli. Proprio davanti a loro, cera un edificio
basso e lodore acre di letame ne tradiva la funzione; ma dalle stalle non proveniva alcun suono e
Catone suppose che gli animali fossero stati portati dentro le mura. Entrarono nel cortile e si tennero
vicini ai muri mentre avanzavano verso il gruppo di edifici che il nemico non aveva ancora demolito.
Oltre il fienile, cera un tratto di terreno aperto attorno a un pozzo, poi una struttura a due piani, la pi
grande, con tendoni su tre lati. Una locanda, immagin Catone.
Voltandosi verso gli altri, bisbigli gli ordini. Io prendo quelledificio. Ciascuno di voi ne
prender uno degli altri vicini. Perquisiteli a fondo e cercate eventuali segni del nemico. Poi tornate a
fare rapporto sotto il tendone allangolo, laggi.
Si avviarono con passo felpato sul terreno aperto e si divisero. Mentre si avvicinava alledificio
che aveva scelto, Catone vide panche e tavoli sotto ai tendoni. Cerano perfino tazze di terracotta
lasciate su alcuni tavoli. Avanz vers lingresso ad arco della locanda, le orecchie drizzate per
cogliere suoni di voci o movimenti, ma tutto taceva. Fermatosi allesterno, si impose di respirare in
modo pi silenzioso possibile ed entr. Sebbene i suoi occhi fossero abituati alla notte, riusc a
distinguere solo qualche dettaglio dellinterno. Lungo una parete, cera un bancone, di fronte altre sedie
e tavoli, che avrebbero fornito materiale in quantit per fortificare ledificio, decise soddisfatto. Avanz
a tentoni lungo il bancone fino a che la sua mano non incontr un tratto appiccicoso. Colse
linconfondibile odore del garum e si asciug le dita sulla tunica prima di procedere. Dallaltro lato
della stanza, al di l del bancone, cera una stretta scalinata. Appoggiando una mano sul ruvido
intonaco della parete, sal al secondo piano.
Davanti a lui, si estendeva un corridoio. Da un lato, cerano ripostigli, ormai senza pi nulla di
valore, e dallaltro numerose piccole celle arredate con semplici letti, dove le prostitute svolgevano il
proprio mestiere sotto finestre senza scuri. Una scala conduceva a un tetto piatto, dove, accovacciatosi,
Catone si guard intorno. Cera un basso parapetto che girava attorno al tetto, al massimo ad altezza
vita. Non ideale, riflett, ma una base adeguata sulla quale costruire strutture protettive. Gli altri edifici
che aveva scelto erano abbastanza vicini per permettere la facile costruzione di mura di collegamento e
tutto linsieme avrebbe fornito lesatto tipo di bastione che aveva sperato: abbastanza vicino alle porte
della citt per molestare i difensori mentre le armi dassedio aprivano una breccia.
Qualcosa sferragli di sotto e Catone si pietrific. Il rumore si ripet, un leggero grattare
stavolta. Sguain la spada e torn furtivo alla scala, scendendo ciascun piolo fino a ritrovarsi
sullimpiantito del secondo piano. Il suono era pi forte adesso, ma veniva dal basso, dal pianterreno.
Cerc di cogliere altri suoni ma non cerano voci, n bisbigli n rumori di passi. Se cera qualcun altro
nella locanda, allora doveva essere da solo. Avanzando con cautela verso la scala, Catone si cal piano
su ciascun gradino e si chin per guardare nel cuore della locanda. Tutto taceva e poi il rumore
ricominci. Adesso che lo sentiva chiaramente, riconobbe il grattare di un vaso di terracotta sulle lastre
del pavimento. Veniva da dietro il bancone. Non osando quasi respirare, gir attorno al bancone, con la
spada da un lato, pronto a colpire.
Una sagoma balz fuori dallombra e vol verso il petto di Catone prima che questi potesse
reagire. Limpatto lo spinse allindietro, facendolo ruzzolare a terra con addosso laggressore, che gli
premeva sul petto. La spada gli scivol dalle dita e Catone alz distinto le mani per proteggersi la
faccia. Alito caldo e fetido gli invest le guance e poi qualcosa di caldo e morbido gli avvolse le dita
mentre laltra mano si posava su quello che credeva fosse un mantello bagnato, che per si rivel essere
pelo. Catone si rilass e si mise seduto mentre il cane continuava a leccargli le dita; poi colse di nuovo
lodore del garum e non riusc a trattenere una risatina nervosa. A quanto pare, la salsa piccante era
molto apprezzata nel mondo canino quanto in quello umano. Cerc a tentoni la spada e la rimise nel
fodero.
Buono, disse piano Catone e accarezz lampia testa del cane con la mano libera. Riusciva a
distinguere appena le proporzioni dellanimale, grosso e compatto. Aveva una cavezza di corda attorno
al collo, corta e sbrindellata. Sembrava che il cane fosse stato lasciato legato e che si fosse liberato
consumando la corda con i denti. Catone si alz e lasci che il cane, scodinzolando felice, continuasse a
leccargli le dita per un po.
Mi hai fatto morire di paura, amico peloso, disse Catone a bassa voce mentre dava dei
colpetti al fianco dellanimale. Adesso, se non ti dispiace?.
Stacc la mano e si avvi cauto allentrata della locanda, preoccupato che il rumore della caduta
potesse aver allertato un eventuale nemico appostato nelle vicinanze. Ma non ci fu alcun allarme e
Catone si sedette sulla panca, in attesa che gli altri uomini tornassero. Il cane lo aveva seguito
allesterno e, fermatosi accanto a lui, gli poggi la testa sulla coscia e gli pungol il braccio fino a che
Catone non riprese ad accarezzarlo. Un sommesso verso beato risuon nella gola del cane. Poi la sua
testa si sollev di scatto e ci fu un cupo ringhio. Catone vide avvicinarsi uno degli uomini.
Uno dei nostri, disse al cane, accarezzandogli il fianco.
Sentendo ringhiare, il soldato esit. Sei tu, signore?
S, dannazione a te. Abbassa la voce. Si sono lasciati dietro un cane. Tutto qui. Niente da
riferire?
Ledificio  vuoto, signore. Ma  in buone condizioni, solido e fa al caso nostro.
Eccellente. Bene, torna da Ignazio e digli di portare qui il resto degli uomini.
Il soldato si allontan a passo svelto e, poco dopo, ne arriv un altro. Vennero uno dopo laltro
a fare rapporto e, ogni volta, il cane ringhi fino a che Catone non lo rassicurava. Quando lultimo
uomo ebbe fatto rapporto, Catone decise di dare una veloce occhiata allaccesso alle porte cittadine
prima che il resto degli uomini si presentasse. Diede al cane un leggero spintone.
Va, bestia. Va.
Lanimale fece un passo indietro, poi venne avanti e sfreg il muso contro la sua mano.
Va, ho detto. Catone spinse con pi decisione stavolta, costringendo lanimale ad arretrare di
qualche passo. Il cane rimase nelloscurit, il capo inclinato da un lato, incerto. Catone fece segno agli
altri. Con me.
Si avviarono verso la casa in fondo alla strada. Dopo un momento, il cane prese a seguirli
felpato, poi super Catone prima che questi potesse afferrarlo per lestremit del collare.
Dannato animale, borbott. Se solo fosse stato uno di quei randagi maltrattati che non si
avvicinavano troppo alla gente.
Il cane aveva quasi raggiunto langolo quando si immobilizz e prese a ringhiare. Poi Catone
ud un borbottio di voci e lo scricchiolio di stivali sulla ghiaia; sguain rapidamente la spada e si volt
a bisbigliare: Fuori le lame.
Unombra svolt langolo, un omone con una mazza in mano e un fagotto sulla spalla. Vide
prima il cane e si ferm quando ringhi di nuovo. Poi scopr i romani lungo il muro. Rimase paralizzato
per un istante, poi moll il fagotto e mosse la mazza per colpire, mentre altri uomini apparivano da
dietro langolo.
Prendeteli, ragazzi, sibil con urgenza Catone. Prima che diano lallarme.
Balz in avanti mentre lomone brandiva la mazza contro il cane. Lanimale si scans in tempo
e corse via a distanza di sicurezza. Catone men un fendente dove riteneva che ci fosse il braccio
delluomo e sent la punta lacerare la stoffa prima che lavversario barcollasse allindietro. Gli altri
pretoriani si precipitarono in avanti mentre altri uomini giravano langolo, mollando i fagotti per
prepararsi a combattere con mazze e pugnali. Assumendo una posizione da combattimento, Catone
tent un affondo verso lavversario pi vicino, che teneva ancora un fagotto sotto il braccio mentre,
come un forsennato, agitava la mazza con laltra mano. La punta dellarma lo colp in alto al petto e
penetr per qualche pollice prima di colpire losso. Ci fu un rantolo di dolore un istante prima che la
mazza calasse sopra il gomito di Catone. Limpatto violento gli provoc unesplosione di dolore in
tutto il braccio. Il romano riusc a non perdere larma ma il braccio gli era diventato insensibile e
floscio e Catone seppe che non gli sarebbe servito nello scontro. Sangue gocciolava dalla carne
lacerata, segno che la mazza dellavversario doveva essere chiodata. Catone trasfer la spada nella
mano sinistra e caric a testa bassa luomo che laveva colpito, brandendo la spada con ferocia e
sentendo i colpi andare a segno, mentre sangue caldo gli picchiettava la faccia. Lavversario barcoll e
spar dietro langolo.
Catone si appiatt contro il muro, il braccio destro che pendeva inerte e la mano sinistra alzata,
pronta a colpire di nuovo. Al buio era difficile distinguere tra romani e non, a meno che non si
scorgesse il balenio di una spada nella furiosa mischia che si combatteva senza clamore da entrambe le
parti. Una figura era a terra, raggomitolata, e si muoveva debolmente. Unaltra si stava allontanando
barcollante verso le mura cittadine. Proprio davanti a Catone, un uomo sollev la mazza e la cal con
forza sul cranio dellavversario; ci fu uno schiocco netto e luomo si accasci. Allistante, laggressore
si volt verso Catone, alzando di nuovo la mazza. Ci fu poco tempo per reagire mentre larma calava.
Catone tir su la spada e il robusto legno cozz rumorosamente con il piatto della lama.
La goffa parata salv Catone: la mazza perse lo slancio e lo colp di striscio alla spalla destra.
Sentendo il vantaggio, luomo attacc di nuovo. Catone si abbass e il colpo fin contro il muro
alle sue spalle, facendogli piovere addosso frammenti di intonaco. Ma adesso era su un ginocchio e
sapeva che, se il colpo successivo lavesse preso alla testa, lavrebbe messo fuori combattimento, anche
se non fosse stato fatale. Ci fu un ringhio gutturale e una forma scura si avvent sullaggressore di
Catone, facendo scattare le mascelle attorno al braccio delluomo e scuotendo con violenza la testa.
Luomo url in preda al panico ma smise allimprovviso. Prese a lottare con il cane, colpendolo con il
pugno libero, dapprima senza risultato. Poi un pugno fortunato atterr sul muso dellanimale, che moll
la presa con un guaito e si accasci accanto a Catone.
Con un tramestio di stivali che correvano, il centurione Ignazio e i suoi uomini accorsero sul
posto. Uno degli avversari lanci un avvertimento ai compagni, che si ritirarono dalla lotta,
agguantarono alcuni degli involti che avevano lasciato cadere e si misero a correre verso la citt.
Impacciato, Catone rinfoder la spada con la mano sinistra e si appoggi al muro, tremando per
ladrenalina dello scontro. Deglut quando scorse la cresta dellelmo di Ignazio.
Signore?, chiam il centurione quanto pi forte osava. Tribuno Catone?
Qui, replic roco Catone. Si schiar la voce. Sono qui.
Ignazio fece per avvicinarsi ma si blocc quando il cane riprese a ringhiare.
 tutto a posto, ridacchi Catone. Penso che la bestia sia dalla nostra parte. Porta gli uomini
feriti dentro a quella locanda laggi. Poi fa mettere al lavoro i tuoi soldati. Dieci per ciascun edificio.
Posiziona i frombolieri sui tetti.
S, signore. A proposito, chi erano quegli uomini? Perch non hanno dato lallarme?.
Catone si avvicin a uno dei fagotti rimasti e lo tocc con la punta dello stivale. Pezze di tessuto
e calici e piatti di metallo. Sciacalli. Di Artaxata. Ecco perch stavano zitti.
Fu interrotto dallo squillo di un corno lontano, del tipo usato dagli iberiani. Poco dopo, giunsero
i suoni indistinti di urla, nitriti e sferragliare di armi.
Al lavoro!, ordin brusco Catone. Voglio questarea fortificata entro le prime luci. Muoversi!.
...
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...
CAPITOLO 30.
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...
Accidenti, questo s che  un cane brutto, disse Macrone osservando lanimale seduto accanto
a Catone, mentre Bernisha puliva i fori e i tagli sul braccio destro del tribuno, nel punto in cui laveva
colpito la mazza. La debole luce che precedeva lalba offriva sufficiente illuminazione perch Bernisha
potesse fare il suo lavoro, e perch laspetto del cane fosse visibile. Certo, non era bello. Un manto
fulvo gli copriva gran parte del corpo magro e cerano chiazze di pelle nuda che mostravano grinzose
cicatrici. Aveva lunghe membra possenti e una grossa testa dal muso allungato, e un orecchio peloso da
un lato creava un netto contrasto con il moncone strappato dallaltro. Era appoggiato al fianco di
Catone e ansimava piano mentre il suo sguardo guizzava cauto tra Macrone e Bernisha.
Catone aveva cercato di scacciare il cane mentre sovrintendeva ai lavori iniziali sul bastione,
ma la bestia gli era rimasta attaccata e poi laveva seguito quando aveva fatto ritorno al campo.
Arrivato alle porte, aveva ceduto e preso il collare sbrindellato. Dopo tutto, il cane lo aveva salvato e il
minimo che poteva fare era dargli da mangiare e da bere prima di decidere se lasciarlo libero o tenerlo.
Quasi come se gli avesse letto nel pensiero, il cane strofin il muso contro la sua mano, gli lecc le dita
e uggiol fino a quando Catone non gli accarezz la testa.
Oh, penso che sia amore a prima vista, per lui, ghign Macrone. Cosa ne farai?
Non ho ancora deciso. Catone abbass lo sguardo. Come aveva detto Macrone, il cane era
davvero brutto, un incrocio tra un cane da caccia e il pi debole di una cucciolata di scheletrici
sciacalli, riflett Catone. Eppure, mentre lo osservava, il cane alz la testa e cominci ad agitare la folta
coda, muovendola festoso sul terreno ghiaioso. Qualcosa di simile allaffetto si mosse nel petto di
Catone, spingendolo a dargli un buffetto sul fianco. Oh, per adesso pu restare.
Macrone storse il naso, disgustato. Puzza. Ha bisogno di un bagno.
Pu occuparsene Bernisha, stabil Catone. Non appena avr finito di pulirmi e fasciarmi la
ferita. Ma prima ha bisogno di mangiare.
Ecco, faccio io, intervenne Macrone, cercando nella borsa quanto restava della carne che
aveva portato via dalla tenda di Radamisto la sera prima. Cera un po di cartilagine e qualche striscia
di carne ancora attaccata alle ossa e le lanci al cane. La bestia salt su e, dopo aver divorato quanto
cera di immediatamente commestibile, si mise a rosicchiare un osso, tenendolo fermo con una zampa
mentre mascelle e lingua lavoravano indefesse.
Accidenti, fece Macrone. Povero bastardo, sta morendo di fame.
Bernisha fiss saldamente la fasciatura. Catone mostr di approvare, poi indic il cane e mim
lazione di strigliarlo. Lei lo guard torva ma prese il guinzaglio del cane e vi diede uno strattone,
conducendolo alla porta del campo pi vicina al fiume.
Al cane serve un nome, se hai intenzione di tenerlo, osserv Macrone. Ma se sar una
seccatura, posso occuparmene io. Sar una cosa rapida. Non mi piace vedere gli animali soffrire. Se
parliamo di parti, invece.
Be, s, naturalmente, convenne Catone mentre guardava il cane trotterellare accanto a
Bernisha. Gli sembrava un mostruoso atto di tradimento consentire a Macrone di sopprimere il cane
che gli aveva salvato la vita. Credo che lo terr. Nutrito e ben addestrato, sar un buon cane da caccia,
direi.
Un cane da caccia?, ripet scettico Macrone. Da quando in qua sei un cacciatore?
Non  mai tardi per dedicarsi a un nuovo passatempo, replic Catone sulla difensiva. E
comincer con Dannazione, gli serve un nome. Osserv di nuovo il cane.  magro e affamato
Cassio  un nome adatto come un altro.
Cassio?. Macrone serr le labbra. Perch no? Cassio, allora.
Catone si alz e flett adagio il gomito. La ferita gli bruciava ma, a parte un po di rigidit, il
braccio sembrava funzionante. Prese lelmo e si rivolse a Macrone.  tempo di annunciare
formalmente linizio dellassedio. Andiamo.
Uscirono dal campo a grandi passi, andando a raggiungere il bucinator e la guardia personale di
Catone, in attesa accanto ai rispettivi cavalli. Mentre Macrone saliva in sella, Catone si agganci lelmo
sotto il mento e mont a cavallo. Da quella posizione sopraelevata, osserv con soddisfazione
landamento dei lavori notturni. Il fortino stava venendo bene e il rumore di seghe e martelli dal suo
interno segnalava che la squadra di lavoro era ancora intenta a costruirne le difese. I varchi tra gli
edifici erano gi stati sigillati con carri abbandonati e porte e finestre erano state inchiodate ai lati dei
veicoli, fungendo da palizzata improvvisata. Altri uomini erano visibili sui tetti, impegnati a erigere
coperture di fronte alle mura cittadine, destinate a proteggere i frombolieri e a offrire riparo alle
catapulte, una volta che i pezzi fossero stati portati su per le scale interne e le macchine assemblate.
A un lato degli edifici, a non pi di venti passi di distanza, un altro gruppo di uomini era
impegnato ad apportare gli ultimi tocchi a un rozzo terrapieno rivolto verso il principale corpo di
guardia di Artaxata. Avrebbe fornito riparo alla costruzione del resto dellartiglieria di assedio, una
volta completata la trincea dapproccio. Un terzo gruppo si affannava sul primo angolo, appena fuori
dal raggio dazione degli archi nemici, picconando il terreno roccioso per dissodarlo, prima che venisse
spalato a ciascun lato per proteggere coloro che attraversavano la trincea. Attorno alle mura, le
pattuglie iberiane facevano la guardia contro eventuali tentativi di fuga dalla citt.
Catone annu soddisfatto. Speriamo che i nostri sforzi impressionino il nemico tanto quanto
impressionano me.
Macrone schiocc la lingua. Saranno ancora pi impressionati quando lartiglieria sar
completa e le prime pietre cominceranno a volare sopra le loro teste.
Furono interrotti dal rumore di cavalli e, voltatisi, videro Radamisto e i suoi nobili uscire al
trotto dal campo e venire verso di loro.
Oh, meraviglioso, ringhi Macrone. Sua maest non sembra contento.
Catone gir il cavallo verso liberiano e alz la mano in segno di saluto. Una bella mattina,
maest. Stavo per dettare le condizioni al re Tiridate.
Davvero?. Radamisto osserv accigliato la ridotta e gli altri preparativi per lavvio
dellassedio. Ti dispiacerebbe spiegare questa attivit? Non ne sono stato informato.
Catone si finse sorpreso. Ti chiedo scusa. Queste sono semplicemente le azioni abituali di
qualsiasi esercito romano che assedi una citt. Non ho pensato di informarti. Ma, come puoi vedere,
stiamo procedendo di buon passo.
Avrei preferito essere informato delle vostre azioni abituali, tribuno.
Catone chin il capo. Certo, maest. In futuro, ti informer di ogni passo che intraprender. Si
d il caso che anche a me piacerebbe essere informato sui rapporti delle tue pattuglie. La scorsa notte,
mentre sovrintendevo alle nostre squadre di lavoro, c stata confusione pi avanti lungo le mura. Ho
sentito lo squillo di uno dei vostri corni. Posso chiederne il motivo?.
Radamisto distolse lo sguardo verso le porte cittadine per tentare di nascondere la propria
colpevolezza. Una stupidaggine. Una delle mie pattuglie si  imbattuta in un gruppo di cavalieri
nemici. C stato un breve scambio di colpi prima che il nemico fuggisse nel deserto. Uno dei miei
uomini ha riportato una ferita superficiale. Non lho ritenuta cos importante da informarti.
Capisco, replic con calma Catone. E questo gruppo di nemici  arrivato dalla citt o da
fuori?
Ha importanza?, rispose evasivo Radamisto. I miei guerrieri hanno avuto la meglio e li
hanno scacciati. Questo  ci che conta.
Lo spero, maest. Catone indic Artaxata. Hai scelto bene il momento. Desideri
accompagnarmi mentre chiedo la resa della tua capitale?.
Radamisto guard in direzione delle mura. Qua e l, un elmo mandava bagliori nel sole del
primo mattino: erano i difensori che arrischiavano una rapida occhiata oltre gli spalti prima di mettersi
al riparo dai frombolieri in cima alla ridotta. Riport lo sguardo su Catone e fece un sorrisetto.
Niente mi piacerebbe di pi che ordinare a quei cani di cedermi Artaxata. Tuttavia, lultima
volta che sono stato davanti a queste mura per chiedere la resa della citt, ho dovuto ricorrere a uno
stratagemma per spuntarla. Temo che alcuni dei miei vecchi sudditi possano essere tentati di non
onorare le regole dei negoziati.
Ah, s. Ricordo che hai corrotto la guarnigione romana perch consegnassero il re precedente,
tuo zio, e che prontamente hai fatto uccidere lui e la sua famiglia. Catone fece una pausa, come per
riflettere. Capisco che unazione del genere possa minare la fiducia di alcune persone. Hai ragione,
maest, sarebbe meglio se lasciassi a me le trattative.
Catone prese le redini e spron il cavallo. Macrone e gli altri lo seguirono e il gruppetto di
cavalieri si avvi verso le porte della citt. Alcuni uomini delle squadre di lavoro alzarono lo sguardo al
loro passaggio, subito redarguiti dagli ufficiali perch si rimettessero al lavoro. Il sole era alto
sullorizzonte, e quasi nei loro occhi, al punto che Catone e i suoi uomini dovettero strizzarli mentre
avanzavano verso la capitale.
Spero che non abbiano in serbo per noi lo stesso trattamento che potrebbero voler riservare a
Radamisto, disse piano Macrone.
Lo sapremo ben presto. Speriamo che sia rimasto abbastanza rispetto per Roma perch non
osino ingannarci.
E se cos non fosse?
Allora spero che accetterai le mie scuse quando ci rivedremo nellaldil.
Macrone scoppi a ridere e scosse la testa. Sei un vero spasso, tribuno Catone. Te lhanno mai
detto?
Mai prima dora. E questo cos?.
Erano appena passati tra la ridotta e il terrapieno allestito per le macchine dassedio quando
udirono un cupo brontolio e le porte della citt cominciarono ad aprirsi. Catone tir le redini e alz una
mano per fermare Macrone e gli altri. Prima che le grosse assi chiodate cessassero di muoversi, un
gruppo di uomini a piedi emerse e confer per un breve momento, lanciando occhiate in direzione di
Catone. Poi, uno di essi, con indosso una semplice tunica nera con il cappuccio, ricevuto un leggero
spintone, avanz circospetto verso i cavalieri in attesa. Quando fu pi vicino, Catone e gli altri videro
che luomo era alto e smunto, avanti con gli anni. I suoi occhi guizzavano nervosi da una parte allaltra
mentre osservava guardingo gli uomini in cima alla ridotta e le sentinelle che facevano la guardia da
dietro il terrapieno. Non aveva senso che il nemico vedesse troppo, cos, portatosi una mano a coppa
attorno alla bocca, Catone lo apostrof in greco, sperando che la lingua fosse in uso ad Artaxata tanto
quanto lo era nel resto dei territori una volta governati da Alessandro Magno.
Fermo l! Non avvicinarti.
Il vecchio si ferm e serr le mani davanti a s. Catone schiocc la lingua e spron il cavallo ad
avanzare. Si chiese se il nemico avesse gi deciso di discutere i termini della resa. In tal caso, forse
sarebbe stato meglio confondergli le idee. Poco dopo, i romani in sella si fermarono in una leggera
curva davanti alluomo.
Chi sei e cosa vuoi?, lo interrog Catone. E fa alla svelta, non abbiamo tempo da perdere
con i convenevoli. Abbiamo un assedio da cominciare. Indic i lavori in corso. Demoliremo le vostre
mura nel giro di qualche giorno e poi saccheggeremo la citt. Perci, parla. Cosa vuoi?
Ti chiedo scusa, eccellenza. Il vecchio si profuse in un inchino e si rialz in fretta. Sono
Arghalis, il ciambellano del palazzo reale. Sono stato inviato dai nobili armeni della corte per parlare in
vece loro.
Catone drizz le orecchie. I nobili? Non Tiridate?
Allora? Coshanno da dire?, domand brusco.
Luomo deglut. Eccellenza, il tiranno, Tiridate, ha lasciato la citt.  fuggito ieri notte con i
suoi parti. Resta solo una manciata di guardie del palazzo.
Catone e Macrone si scambiarono uno sguardo sorpreso. Perch  fuggito?, lo incalz
Catone.
Tiridate non aveva abbastanza uomini per resistervi. Non appena ha saputo dellarrivo del tuo
esercito, ha chiesto aiuto alla Partia. Non  venuto nessuno. La maggior parte dei soldati partici  stata
richiamata da Vologase mesi fa, eccellenza. Corre voce che i parti abbiano bisogno fino allultimo
uomo per stroncare una rivolta in Ircania. Non aveva speranze contro il tuo esercito. E perci la gente
di Artaxata gioisce del ritorno di re Radamisto. Si protese da un lato e guard oltre Catone, dove
liberiano e i suoi consiglieri erano in attesa fuori dal campo. Immagino che quello laggi sia sua
maest?.
Catone ignor la domanda. Allora, chi  che comanda a Artaxata? I nobili?.
Il ciambellano annu.
Desiderano la resa?.
Il vecchio assunse unespressione ansiosa. Desiderano discutere le condizioni, eccellenza. In
cambio della resa della citt, i nobili chiedono che garantisca la loro incolumit, e la mia, da eventuali
rappresaglie.
Rappresaglie? Non c da stupirsi che il popolo armeno possa volersi vendicare di coloro che
hanno collaborato con i parti. Ma non sta a me decidere della loro sorte. Dovranno aspettare che re
Radamisto si pronunci.
Lespressione inquieta che si era formata sul volto di Arghalis si fece pi intensa quando il
vecchio si torse le mani. Eccellenza, non  lira della gente comune quella che temiamo, bens quella
di sua maest. Mi chiedo se tu conosca le circostanze in cui  stato costretto a lasciare lArmenia,
quando Tiridate si  impossessato del trono. Le lealt erano alquanto divise, si potrebbe dire.
Immagino si possa dire cos, replic con freddezza Catone. Quella  una faccenda tra te, i
nobili e il re. Una volta che vi sarete arresi. E lascia che ti dica questo. Si protese in avanti sulla
sella e fiss il ciambellano. Non ci saranno garanzie per lincolumit tua e dei tuoi amici laggi.
Cederete Artaxata al legittimo re dellArmenia e lo farete immediatamente. Se non lo farete, e io sar
costretto a prendere la citt con la forza, allora ti garantisco che dar la caccia a te e a quei nobili, e alle
loro famiglie, e far impalare le vostre teste attorno alle mura della citt per darle in pasto ai corvi.
Catone si erse in tutta la sua altezza e guard luomo con disprezzo. Queste sono le condizioni. Le
uniche condizioni che vi sono offerte. Prendere o lasciare. Vi concedo fino a mezzogiorno per decidere.
Se vi arrendete, allora aprirete le porte e io condurr i miei uomini nella citt. Se le porte restano
chiuse, allora i miei uomini abbatteranno le mura e metteranno a ferro e fuoco te e la tua gente, senza
piet. Sono stato chiaro?
S, eccellenza.
Allora sparisci!.
Il ciambellano fece dietrofront e torn svelto da quelli che aspettavano fuori dalle porte.
Macrone ridacchi quando vide il vecchio incespicare e accelerare il passo, guardandosi
indietro in preda al terrore.
Be, ragazzo, metterai una paura infernale a quella gente. Se la faranno addosso quando
riferir loro ci che hai detto. Bella mossa, quella delle teste in pasto ai corvi.
Dicevo sul serio. Se perdiamo un solo uomo pi del dovuto, allora far in modo che i
responsabili paghino per questo. Catone gir il cavallo e si avvi al campo per fare rapporto a
Radamisto. Macrone rimase a guardarlo per un momento e, sbuffando, lo segu. Aveva sperato che
lamico si fosse lasciato alle spalle i problemi, tornando a essere luomo che conosceva. Ma cera una
durezza in lui adesso, quasi sempre, una stanchezza mentale che consentiva solo uno scorcio dei
consueti botta e risposta tra loro. Era come se Catone gli stesse nascondendo qualcosa, qualcosa che
non osava rivelargli. E questo puzzava di una mancanza di fiducia che Macrone trovava dolorosa dopo
tutto quello che avevano passato insieme. Ma una cosa Macrone aveva imparato ormai da tanto: aveva
poco senso cercare di estorcerla allamico. Catone sapeva essere un caparbio bastardo delle volte ed era
disposto ad accollarsi tutti i fardelli del mondo piuttosto che farsi vedere non allaltezza di un compito
impossibile. Il ragazzo si autoflagellava, concluse Macrone. Non poteva fare altro che restare al fianco
dellamico e fare il possibile per tenerlo lontano dai guai. Era questo che gli amici e i commilitoni
facevano luno per laltro.
Per come la vedeva Macrone, il mondo del soldato era caratterizzato da sacrifici e violenza, per
volere di statisti intriganti con la stessa integrit di un ratto mezzo morto di fame. In un mondo del
genere, il tesoro pi grande di tutti erano gli uomini sui quali potevi fare affidamento. Gli uomini a cui
avresti affidato la vita, senza esitare. Catone apparteneva a quella razza rara.
...
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CAPITOLO 31.
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Macrone strizz gli occhi al sole, poi si batt il bastone di vite contro il gambale mentre faceva
su e gi davanti alla colonna. Le prime quattro centurie della coorte pretoriana erano schierate in ordine
serrato, a trecento passi dalle porte della citt. Radamisto e il suo gruppetto di nobili, con la sua guardia
personale, erano in sella ai cavalli in uno spazio tra la seconda e la terza centuria, dove sarebbero stati
ben protetti una volta che la colonna fosse entrata nella citt. Catone, il gruppo degli stendardi e dieci
uomini scelti, avrebbero marciato in testa insieme a Macrone.
 ora, annunci Macrone. Mezzogiorno, direi. O poco pi.
Catone stava fermo, i piedi divaricati, le mani dietro la schiena, e non si era mosso da quasi
mezzora, con grande irritazione dellamico. Vicino a lui, Cassio rosicchiava felice un osso, cercando
di arrivare al midollo. Era importante per Catone recuperare limmagine imperturbabile che aveva
mostrato ai propri uomini prima che il mondo gli crollasse addosso a Ligea, mentre rabbrividiva di
vergogna al pensiero di essere considerato stolido e incapace di affrontare le pressioni del comando. Un
ufficiale, soprattutto uno del suo rango, doveva guadagnarsi il rispetto degli uomini se voleva che lo
seguissero fiduciosi. Per un uomo assillato dallimbarazzo come Catone, lidea stessa che i suoi uomini
provassero per lui disprezzo o, peggio, compassione, gli dava la nausea. Il rumore del bastone di
Macrone interruppe le sue riflessioni, riscuotendolo.
Pazienza, disse in modo gentile e lanci unocchiata al sole che splendeva nel cielo. Da
quello che vedeva, Macrone aveva ragione. Era mezzogiorno. Ma non cera niente da guadagnare con
la cocciuta puntigliosit, dando lordine di rompere le righe e continuare con lassedio. Meglio
concedere alla gente di Artaxata il beneficio del dubbio ancora per qualche momento.
Sar meglio che rispettino la loro parte dellaccordo, replic acido Macrone. Non che ci si
possa aspettare grande onest da questi dannati orientali. Infidi cani, tutti quanti. Preferisco i barbari,
sono corretti. Come quei bastardi di Germani. Avranno anche laspetto di cani da caccia su due gambe,
ma giocano pulito e mantengono la parola data.
Sul serio?. Catone lo guard. Mi sembra di ricordare un certo Arminio che condusse il
generale Varo nella foresta, e non and a finire cos bene per Roma.
Macrone si accigli. Be, Arminio  stato uneccezione, ovviamente. Ma la mia opinione su
questa gente qui in oriente corrisponde a verit e sfido chiunque a dimostrare il contrario.
Dato ci che Bernisha gli aveva rivelato, Catone tendeva a essere daccordo e quel pensiero gli
guast lumore.
Ah!. Macrone smise di battere il bastone di vite e allung il collo. Era ora, dannazione.
Catone si volt e vide che le porte si stavano aprendo e, poco dopo, un drappello di soldati, non
pi di venti uomini, emerse dallentrata e si schier su entrambi i lati. Li seguiva quello che sembrava
lo stesso gruppo di nobili che aveva spinto il malcapitato Arghalis a chiedere le condizioni.
Un rimbombare di zoccoli fece voltare Catone, che vide Radamisto, in uno svolazzare di vesti,
raggiungere al galoppo la testa alla colonna. Tir bruscamente le redini e il suo cavallo sollev una
piccola tempesta di polvere che soffoc Catone, provocandogli un accesso di tosse. Cassio si riscosse e
il suo muso si corrug mentre un cupo ringhio si levava dalla gola.
Maest, cerc di non farfugliare Catone. Vedi, la tua gente accoglie il tuo ritorno.
Radamisto sogghign. Certo! LArmenia  di nuovo mia.
S, maest. Il tuo regno e il tuo trono ti sono stati restituiti. E immagino molto presto sarai
ricongiunto con tua moglie.
Le labbra di Radamisto si curvarono in un sorriso divertito. S. Sar di nuovo con lei. Ora, non
indugiamo un momento di pi, tribuno. Ordina ai tuoi uomini di marciare nella citt.
Catone annu. Ai tuoi ordini, maest. Ma, per sicurezza, posso chiederti di tornare dalla tua
guardia personale?
No. Marcer alla testa del mio esercito, come ogni re che torna in trionfo dovrebbe. Tu puoi
avanzare dietro di me, al posto donore, come mio fidato alleato e servitore.
Catone si costrinse a sorridere. Ti ringrazio, maest.
Allora, sbrighiamoci. Cominciamo!.
Catone consegn il guinzaglio del cane a uno degli impiegati del quartier generale, mont in
sella e rivolse un cenno a Macrone. Il centurione si riemp i polmoni e fronteggi la colonna di
pretoriani, larga quattro uomini, in file ordinate che non sarebbero sfigurate nella piazza darmi a
Roma.
Seconda coorte di pretoriani! Prepararsi ad avanzare a passo costante Avanti!.
Allistante, la quiete si infranse e la colonna si mise in movimento, gli stivali chiodati che
scricchiolavano sul terreno pietroso con un ritmo regolare man mano che ogni centuria si increspava
come unonda verso la citt. Radamisto batt i talloni contro i fianchi del cavallo e lanimale si port in
testa, distanziando Catone di una mezza lunghezza, alla destra delliberiano. In prossimit del corpo di
guardia, Catone vide facce apparire lungo le mura a ciascun lato. Sembravano in gran parte civili e,
pertanto, costituivano ben poco pericolo. Sent linnata diffidenza cominciare a sciogliersi. Avrebbe
dovuto sentirsi euforico, si sgrid. Dopo tutto, la campagna volgeva al termine. Era stata un successo.
Radamisto era a un passo dal rivendicare il trono e senza dover scagliare un masso o un dardo contro la
citt. Ma Catone sapeva anche che i festeggiamenti affrettati erano spesso causa di rimpianto. Fino a
che Radamisto non fosse stato seduto sul trono e Artaxata nelle mani dei soldati romani e dei loro
alleati iberiani, Catone non avrebbe lasciato niente al caso. Si gir sulla sella per rivolgersi a Macrone.
Mantieni i ranghi serrati, centurione.
S, signore.
Era, forse, un ordine non necessario, ma Catone voleva la sicurezza che gli uomini sarebbero
stati pronti a combattere nelleventualit di un tranello. Pi si avvicinavano alle porte, pi avvertiva la
familiare e gelida tensione alla nuca.
Quando Radamisto raggiunse i soldati a ciascun lato delle porte, questi scattarono sullattenti,
guardando dritto davanti a s. Dietro di loro, il ciambellano e il gruppetto di nobili si calarono in
ginocchio e chinarono il capo. Liberiano ferm il cavallo a poca distanza da loro, cos che il pi vicino
trasalisse alla prossimit degli zoccoli dellanimale. Dietro di lui, Catone alz una mano per fermare la
colonna e Macrone sbrait lordine. Poi, nella quiete, si lev la voce flebile del ciambellano.
Maest, ti salutiamo a nome del popolo di Artaxata, e di tutta lArmenia. Il regno accoglie il
ritorno del nostro vero e unico sovrano. Viva Radamisto!.
Viva il re!, gli fecero eco i nobili e i soldati. Viva re Radamisto!.
Quando le acclamazioni si spensero, Radamisto scrut gli uomini davanti a s con aria severa
prima di rispondere ai saluti. S, sono tornato. C molto da fare, perci non sprechiamo altro tempo.
Qual  il tuo nome e titolo?, domand.
Arghalis, maest. Alluomo tremava la voce. Sono il ciambellano reale.
Ah, s. Mi ricordo di te. Gestivi le cucine.  cos?
S, maest.
E dopo che sono stato spodestato, Tiridate ti ha promosso, suppongo?
S, maest. Dopo aver giustiziato il tuo ciambellano, gli serviva un sostituto. Ha scelto me.
Non ho avuto scelta a riguardo, maest, implor.
Cos dici. Scoprir presto la verit e ci saranno molti cambiamenti nella casa reale. Per adesso,
resti il mio ciambellano.
Ti ringrazio, maest. Con tutto il mio.
Pi tardi, Arghalis. Voglio tornare subito al mio palazzo. Tu e questi altri potete fare strada e
sgomberare la folla per me e il mio esercito. In piedi, tutti quanti!.
Il ciambellano e gli altri si tirarono su in piedi, si precipitarono oltre le porte e nella citt,
mentre Radamisto passava sotto larco; Catone e il resto seguirono a rispettosa distanza, ma abbastanza
vicino per scattare avanti e proteggere Radamisto in caso di pericolo. Dallaltro lato delle porte, cera
uno spiazzo aperto, con un ninfeo da una parte, dove lacqua scorreva limpida da tubi nascosti nella
bocca dei leoni di pietra. Dallaltro lato, cera un corpo di guardia, stalle e i chioschi degli esattori,
pronti a stabilire la tariffa per chi entrava in citt e sulle merci portate dai mercanti. Pi avanti, una
strada piuttosto ampia, bordata di colonne, si estendeva nel cuore della citt. In fondo, la strada si
inerpicava su unacropoli, sulla quale si ergeva il palazzo e i sovrani di Armenia potevano osservare la
capitale e la brulicante moltitudine che viveva entro le sue mura. Ma, guardandosi attorno, Catone non
vide traccia di folla festante. Lesiguo numero di civili sulle mura a ciascun lato delle porte osservava
Radamisto in silenzio. Una manciata di persone era in giro per le strade ma, appena scorto il re e i suoi
soldati, si dileguarono, chiudendosi dietro alle porte o scomparendo in stradine laterali piuttosto che
rischiare di attirare lattenzione.
Macrone, che marciava accanto a Catone, non pot fare a meno di provare inquietudine per quel
cupo silenzio intorno a loro. Un uomo diffidente potrebbe pensare che vogliano farci finire in una
trappola, disse sottovoce.
 passato per la mente anche a me, replic Catone. Poi indic il ciambellano e i nobili, che
precedevano Radamisto a breve distanza. Fino a che restano con noi, immagino che saremo al sicuro.
Non mi sembrano il tipo di persone disposte a mettersi in pericolo.
Guard la figura delliberiano che sarebbe stato re. Radamisto sedeva impettito in sella e
guardava dritto davanti a s. Lentusiasmo e lallegria che aveva mostrato allapertura delle porte si
erano presto dissolti. Penso che possano essere pi in pericolo di quanto pensino.
Cosa intendi?
Non  il ritorno trionfante che il nostro amico si aspettava.
Mi ero fatto lidea che fosse ansioso di essere temuto e odiato.
Catone fece spallucce. Immagino sia ci che tutti i despoti sostengano, fino a che non sentono
il bisogno di essere amati, e allora  troppo tardi. Ricorda le mie parole, lo prender come un affronto e
questo significa che qualcuno pagher. Rivolse allamico un sorriso ironico. Succede cos in tutto il
mondo. Labbiamo visto spesso a Roma. Quando i potenti si sentono feriti e frustrati e scatenano la
propria rabbia, allora noialtri dobbiamo cercarci un angolino sicuro fino a che non sbolliscono.
Qualcosa mi dice che una tempesta  in arrivo.
La variegata processione raggiunse senza incidenti i piedi della rampa che conduceva al
palazzo. Pi avanti, la strada saliva per un breve tratto e poi girava da un lato per cominciare uno
zigzag in due fasi, prima di raggiungere le porte del palazzo in cima allacropoli. Da vicino, Catone
vide che non superava in altezza la met del Campidoglio di Roma, ma rappresentava comunque una
roccaforte facilmente difendibile che dominava la citt. Una manciata di guardie abbass le lance
quando il nuovo re attravers larco sotto la torre dingresso. Probabilmente le stesse guardie che si
erano messe sullattenti quando il precedente occupante del trono era fuggito diverse ore prima, riflett
Catone. Era anche probabile che molti, se non la maggior parte, dei servitori del palazzo fossero quelli
che avevano servito Radamisto prima che fosse costretto allesilio. In quel caso, la loro reazione al suo
ritorno avrebbe rivelato parecchio della natura del re e del suo regno.
Un muro basso correva lungo la rocca sulla quale il palazzo si ergeva e il terreno allinterno era
stato spianato per offrire spazio in quantit per alloggi, giardini e magazzini. Malgrado lopulenza del
palazzo e dellambiente circostante, Catone rimase sorpreso di vedere in giro cos pochi schiavi. Quelli
presenti si calarono sulle ginocchia e rivolsero la faccia a terra non appena scorsero Radamisto e non si
mossero fino a quando non li ebbe superati di una cinquantina di passi. Il ciambellano si ferm davanti
a un portico colonnato e, fattisi da parte, i nobili chinarono il capo mentre il re smontava da cavallo e
attraversava a grandi passi la soglia di unampia sala al di l. Il ciambellano e gli altri si precipitarono a
seguirlo.
Catone smont e consegn le redini a uno dei suoi uomini prima di osservare linterno del
complesso palatino, che si stava rapidamente riempendo di pretoriani e i primi catafratti iberiani ad
arrivare. Si rivolse a Macrone.
La tua sezione viene con me. Il resto pu sciogliere le righe, ma non voglio che se ne vadano
in giro. Restano qui. So quanto possano avere le dita leste alcuni di loro. Ma siamo ospiti, non
conquistatori. Assicurati che non se lo scordino.
Macrone sollev il bastone e gli strizz locchio. Puoi fare affidamento su di questo.
Ci conto. Nel frattempo, prendi alcuni uomini e vedi come possiamo sistemarci. E cerca un
posto dove tenere Cassio.
Macrone si volt a guardare il cane che tirava il guinzaglio, sollevando il naso per fiutare gli
odori del complesso del palazzo. Non so cosa ci vedi in quella bestiaccia.
Magari sar un bellamico per Lucio quando questa faccenda sar finita.
Penso che forse Lucio sar un bello spuntino per lui.
Catone sorrise e poi riprese a parlare del motivo per cui erano l. Preferirei che entrambe le
coorti e le salmerie fossero in un posto sicuro. Se non c abbastanza spazio, allora cerca degli alloggi il
pi vicino possibile alla rampa. Se hai bisogno di me, sar qui dentro con il re.
Non vorrei essere al tuo posto, ragazzo, replic con convinzione Macrone. Poi si volt per
ordinare ai primi otto uomini della centuria di fare da scorta al tribuno.
Catone si accert di avere lelmo dritto, si sistem la tracolla della spada, in modo che il fodero
ricadesse lungo il fianco e fece un profondo respiro. Va bene, andiamo.
Li condusse via dalla luce del sole sotto il portico in ombra e, da l, nellatrio, uno spazio
modesto rispetto al palazzo imperiale di Roma, ma comunque imponente con le colonne che, lungo le
pareti, sostenevano un soffitto a volta dipinto di blu, con stelle dorate e una grande mezzaluna
dargento, cos che sembrava di guardare un limpido cielo notturno. Corridoi si aprivano su entrambi i
lati e, pi avanti, cera una soglia, alta tre volte un uomo e larga dieci piedi. Le porte erano aperte e,
attraversandole, Catone not che erano di legno scuro intarsiato di motivi davorio e argento,
raffiguranti scene di caccia. Dallaltro lato, cera la sala delle udienze, con un soffitto ancora pi
svettante dello spazio precedente e alte finestre che lasciavano entrare luce e aria. Catone ordin piano
ai suoi uomini di sorvegliare la porta e prese posto da un lato, un po discosto dal gruppo dei nobili.
Poco dopo, coloro che avevano accompagnato il re durante la sua marcia dalla Siria, insieme ai
catafratti della guardia personale, entrarono nella sala e formarono un gruppo a s stante.
Radamisto era gi salito sulla pedana sistemata contro la parete opposta, dove un arazzo di
sontuosa stoffa blu, coperta di altre stelle doro, pendeva dietro al trono. Il trono era fatto di ebano,
intarsiato di motivi geometrici davorio, con la seduta coperta da un grande cuscino di seta. Radamisto
esamin il trono per un momento, sotto lo sguardo trepidante del ciambellano e del gruppetto di nobili
e cortigiani, non pi di venti uomini in tutto.
Puzza di Tiridate, dichiar in greco mentre prendeva il cuscino e lo gettava da un lato della
pedana. Datelo alle fiamme e fatene portare uno nuovo immediatamente.
Il ciambellano si precipit a raccogliere il cuscino.
Non tu, zuccone!, sbott Radamisto. Che se ne occupi uno schiavo.
S, maest.
Radamisto si guard intorno nella sala mentre si sedeva sul nudo legno. Dove sono tutti? I
servi?.
Arghalis chin il capo per non incrociare lo sguardo del suo padrone e rispose: Molti di loro
hanno lasciato il palazzo, maest.
Un re non pu vivere senza servitori. Mandali a chiamare e di loro che ne ordino il ritorno.
Il ciambellano trasal. Maest, hanno lasciato il palazzo e Artaxata. Come ha fatto gran parte
della popolazione dopo aver appreso del tuo arrivo e della sorte che  toccata a Ligea Solo i pi leali
dei tuoi sudditi sono rimasti a palazzo.
Solo i pi leali?, Radamisto ripet con greve ironia. Gli stessi sudditi che fino a ieri sono
rimasti leali a Tiridate?. Guard torvo i nobili che lo avevano accolto alle porte della citt. Avete
servito quel cane usurpatore. Tutti voi. Siete traditori. Neanche due anni prima, avevate preferito me a
lui.
Maest, cominci a spiegare uno dei nobili, facendo un passo avanti, non abbiamo avuto
altra scelta se non assecondare il tiranno che la Partia ci ha imposto. Ti siamo sempre rimasti leali. 
per questo che siamo qui adesso ad accoglierti. Giuro che  la verit. Sul mio onore. Su tutti gli di
dellArmenia, giuro che sar leale a te fino alla morte.
Davvero? Fino alla morte?. Radamisto si protese allindietro e, appoggiate le mani sui
braccioli davorio, fiss il nobile. La tua lealt mi tocca nel profondo, Petrodeno. Davvero nel
profondo. Parole cos belle vanno messe alla prova. Si rivolse al capitano della guardia personale.
Tagliagli la testa. Vediamo se professi la tua lealt mentre muori.
Con gli occhi sbarrati per la paura, il nobile si precipit sulla pedana e si gett ai piedi del re.
Maest, ti imploro. Risparmiami e lascia che ti mostri il mio valore. Sono leale, lo giuro. Pi leale di
qualsiasi uomo presente che ti chiami padrone. Indic disperato gli altri del gruppo con il quale
laveva accolto alle porte della citt.
Radamisto lo guard con disprezzo e sollev il piede per spingerlo via. Poi si rivolse torvo a
coloro che erano rimasti a palazzo. A quanto pare, il nostro amico mette in dubbio il livello della
vostra lealt nei miei confronti.
I nobili non osarono parlare ma alcuni scossero il capo, mentre altri trasalirono. Nel frattempo,
il capitano della guardia e due dei suoi uomini erano saliti sulla pedana e avevano afferrato il nobile che
si stava umiliando davanti al trono. Mentre i catafratti lo prendevano per le braccia e lo costringevano a
piegarsi in avanti sulle ginocchia, il capitano sguain la lama ricurva e guard il re per avere istruzioni.
Cosa aspetti? Ho detto di tagliargli la testa.
No!, url il nobile. Maest. Ti imploro. Sono leale! Io.
La lama cal con violenza sullo scomodo punto in cui il collo delluomo si piegava per guardare
implorante il re. Il sordo tonfo della lama che affondava nella cartilagine e nellosso fece rabbrividire
Catone. Ma lorrore non era finito. La spada del capitano si era fermata a met strada e adesso la testa
della vittima ciondolava da un lato, mentre il sangue sprizzava dalla ferita e uno straziato gorgoglio
continuava a uscirgli dalla gola.
Fallo bene, razza di sciocco!, si infuri Radamisto.
Il capitano alz la spada e la cal di nuovo, e poi di nuovo ancora, e solo la quarta volta la testa
maciullata cadde dal corpo, finendo nella pozza di sangue che si era raccolta in basso. I soldati
mollarono la presa e il cadavere, afflosciatosi in avanti, fu colto da spasmi improvvisi e schizz di
sangue il volto e le vesti del re.
Portate via da qui quella porcheria! E fate issare la testa su una lancia sulle mura del palazzo,
dove tutti in citt possano vederla. Subito!.
Il capitano impart un ordine a uno dei suoi uomini e, presa la testa per i capelli, il soldato si
affrett a uscire tenendola da un lato, gocciolante.
Poi nella stanza cal il silenzio mentre Radamisto, con aria disgustata, si puliva il sangue dalla
faccia con una manica. Rivolse lo sguardo sul capitano e indic gli uomini raggruppati dietro al
ciambellano. Uccidi il resto. Le loro teste andranno a tenere compagnia alla prima. Ma non lui! Non
Arghalis. Lui vive.
I nobili lanciarono grida di terrore e protesta quando i soldati li accerchiarono con le armi
snudate. Il ciambellano barcoll da un lato, fino a che le ginocchia non gli cedettero e cadde,
coprendosi la faccia. Dietro di lui, il capitano indic la porta.
Non fuori, disse Radamisto. Qui, dove posso vedere Uccideteli.
Non appena ricevuto lordine, i soldati si avventarono sulle vittime. Catone rimase a guardare
impotente mentre i nobili alzavano le mani per cercare di proteggersi, il sangue sprizzava nellaria e gli
arti mozzati cadevano sul pavimento, in mezzo a vesti imbrattate e pozze di sangue. Uno dei nobili
riusc a sottrarsi al massacro e attravers zoppicante la sala, in direzione di Catone, le braccia tese
mentre implorava di essere salvato. Ma prima che potesse raggiungere il romano, uno dei catafratti lo
insegu e, con un fendente alla testa, lo uccise.
Il turbinio di colpi e le urla dei moribondi cessarono e i soldati, coperti di sangue e ansanti, si
fermarono sui corpi ammucchiati ai loro piedi. Lunico suono era il sommesso singhiozzare del
ciambellano, raggomitolato sul pavimento. Radamisto si alz, and da Arghalis e gli diede un calcio.
Basta frignare! In piedi!.
Il ciambellano emise un lamento e prese a tremare in modo incontrollato.
In piedi, ho detto! O ti taglier io stesso la testa l dove sei.
Luomo si rotol allistante da un lato e si tir su in piedi a fatica, curvo e in preda al terrore
mortale mentre guardava il suo re.
Radamisto gli parl puntandogli un dito addosso. Manderai un messaggio a ogni nobile
dellArmenia. E al capo del consiglio di ogni paese e citt. Li informerai di quanto  accaduto qui. Se
non si presentano alla mia corte entro trenta giorni per giurarmi fedelt, sulla vita delle loro famiglie, li
far condannare come traditori e le loro teste, e quelle delle loro mogli e dei loro figli, si aggiungeranno
alle altre sulle mura del palazzo. Solo trenta giorni. Non accetto scuse per eventuali ritardi. Adesso va,
cane, e invia i messaggi prima che cambi idea e metta la tua piccola testa rinsecchita insieme alle
altre.
Arghalis si allontan strisciando i piedi, curvo e, in prossimit della porta, si volt e corse via
dalla presenza del re. Radamisto alz imperioso il mento e si rivolse ai propri sgherri. Potete servirvi
delle ricchezze e delle propriet di questi traditori. E tu, tribuno, quale ricompensa desidera il mio leale
alleato romano?.
Catone era paralizzato dallesplosione di violenza ma controll la propria espressione e si
impose di rispondere in modo chiaro e impassibile.
Non c alcun bisogno di ricompensarmi, maest.  mio dovere servirti. Questa terra  il tuo
regno e nessun romano dovrebbe mai farne parte. Ora, con il tuo permesso, devo occuparmi
dellacquartieramento e dei rifornimenti dei miei uomini.
Radamisto agit una mano in direzione dellentrata. Puoi lasciarci per adesso. Ma ci sar un
banchetto stasera, tribuno. Dobbiamo festeggiare il mio ritorno a casa. E il ricongiungimento con la mia
regina.
Come maest desidera. Catone chin il capo e marci fuori dalla sala a passo fermo,
desideroso a tutti i costi di uscire nellaria fresca, via dal lezzo di sangue, urina e feci di quelle vittime a
cui si erano allentate le viscere mentre venivano fatte a pezzi per il piacere del re.
...
.
...
CAPITOLO 32.
...
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...
Il terrore era una motivazione potente, ammise Catone, entrando a palazzo quella sera in
compagnia di Macrone e degli altri centurioni e optiones della colonna. Il ciambellano era riuscito a
organizzare un elaborato banchetto in poche ore e la sala in cui i nobili erano stati massacrati era stata
trasformata. Erano spariti le pozze di sangue e i grumi di carne e, al loro posto, cerano bassi divani
disposti per file a ciascun lato di tavoli apparecchiati con ciotole e piatti colmi di leccornie, carne e
pane appena sfornato. Fiori e nastri di stoffa variopinta decoravano le pareti e le colonne della sala. Da
un lato, un piccolo gruppo di musici suonava allegre melodie al duduk, accompagnati da cembali e
strumenti a corde.
Radamisto era seduto da solo sulla pedana, su un ampio divano traboccante di cuscini. A
ciascun lato, cera una delle sue guardie personali, mentre lassaggiatore era seduto sotto il suo tavolo e
stava attento ad assaggiare ogni piatto e bicchiere di vino che veniva messo davanti al re. Per essere un
uomo appena tornato sul trono, Radamisto non trasudava gioia e felicit, pens Catone. Sfoggiava,
invece, unespressione cupa mentre osservava i suoi ospiti. E non erano neanche tanti quelli che
mostravano di apprezzare la serata; mentre Catone riconosceva i volti di molti dei pi vicini sostenitori
del re e degli alti ufficiali delle truppe iberiane, il resto degli ospiti doveva venire da Artaxata: ricchi
mercanti, piccoli nobili, esattori e simili. E tutti quanti si sforzavano di non attirare lattenzione di
Radamisto e dei suoi sodali.
Quando i romani entrarono nella sala, Catone not Arghalis vicino allentrata, intento a
sorvegliare i servitori perch il suo padrone non avesse motivo di sgridarlo. Il ciambellano alz il
bastone e lo batt sul pavimento di marmo tre volte per richiamare lattenzione sui nuovi arrivati.
Sua maest accoglie il tribuno Quinto Licinio Catone e suoi ufficiali. Veri alleati dellArmenia
ed eroi che hanno combattuto al fianco del valoroso Radamisto!.
La presentazione fu accolta da un coro di acclamazioni da parte di coloro che avevano
partecipato alla marcia dalla Siria e da un meno caloroso benvenuto degli altri ospiti, che senza dubbio
detestavano gli intrusi romani quasi quanto temevano il re tornato dallesilio. Sulla pedana, Radamisto
alz la tazza, sorrise e brind a Catone e ai suoi ufficiali, e i presenti nella sala si affrettarono a
imitarlo.
Catone replic con un inchino formale. Era consapevole che i romani sarebbero spiccati con le
loro semplici tuniche di lana e le robuste cinture di cuoio e gli stivali, mentre armeni e iberiani
avrebbero sfoggiato i loro abiti migliori, profumi e cosmetici. Essendo impossibile competere con il
ricco aspetto dei nobili, Catone aveva deciso che sarebbe stato meglio fare di necessit virt,
mostrandosi come soldati e lasciando la tunica e la toga migliori nella cassapanca da viaggio. Aveva
sperato di avere la tunica spazzolata per il banchetto, ma di Bernisha non cera traccia. Lultima volta
che laveva vista era stato prima che la coorte si schierasse per entrare nella citt. Nessuno al quartier
generale n le guardie sapevano dove fosse andata e Catone aveva ipotizzato che avesse scelto di
dileguarsi in citt e poi trovare un modo per tornare dalla famiglia. Si era sentito profondamente ferito
dallabbandono della ragazza, e in colpa al pensiero che potesse essere stato lui a provocarlo con la
propria diffidenza.
I vostri posti sono laggi, eccellenza. Il ciambellano indic due file di divani da un lato della
sala. Accomodatevi e vi far portare cibo e vino il prima possibile.
Macrone inarc un sopracciglio. A quanto pare, non siamo pi degni di cenare con sua maest,
neanche vicino a lui. Avrei detto che i suoi alleati meritassero di meglio.
Forse per lui  importante mostrare a questa gente che non dipende troppo da Roma, riflett
Catone. E poi, stasera preferisco riempirmi lo stomaco che fare conversazione.
Adesso s che si parla del mio argomento preferito. Macrone si diede un colpetto alla pancia.
Catone ringrazi Arghalis con un cenno del capo e condusse i suoi ufficiali ai divani. Come
ufficiale anziano, occup il posto pi vicino al re, con Macrone di fronte, e poi gli altri centurioni si
sedettero prima degli optiones. Guardando i propri uomini, Catone rimase colpito dal loro
atteggiamento disinvolto; poi gli sovvenne che, essendo soldati della guardia pretoriana, dovevano
essere avvezzi a occasioni del genere, a differenza degli uomini delle legioni e delle coorti ausiliarie
che presidiavano la frontiera. Ma quello era un banchetto come pochi altri. Nonostante fosse un evento
per festeggiare il ritorno di Radamisto, latmosfera era mogia e inquieta. Molti degli altri ospiti
facevano finta di mangiare, limitandosi a piluccare il cibo, come se temessero che fosse avvelenato ma
avessero ancora pi paura di arrecare offesa mostrando il proprio timore. Solo un piccolo gruppo
sembrava godersi il cibo e loccasione: quelli che erano tornati dallesilio e gli altri che erano rimasti
leali a Radamisto in sua assenza, o erano recenti convertiti alla sua causa e svelti a dichiarare la propria
lealt e a offrirgli doni doro e argento. Alcuni, senza dubbio, sperando di trarre profitto dal nuovo
regime o, come minimo, di salvare la pelle.
Sembrava non esserci alcuna fretta di servire i nuovi arrivati e Catone si interess di questioni
pi professionali.
Come procede la sistemazione degli uomini, Macrone?
Molto bene, davvero. Quel tizio che ci ha appena accolti non avrebbe potuto essere pi
servizievole.
Non mi sorprende. Va avanti.
Come saprai, gli ufficiali alloggiano nellala del palazzo pi vicina alle stalle e ai magazzini,
dove si trova il resto degli uomini. Le prime quattro centurie hanno ripulito gran parte delle stalle
assegnate a noi e si stanno mettendo comode. Il nostro amico ciambellano ha fatto distribuire loro le
razioni. Roba buona. E vino.
Assicurati che non ne giri troppo. Almeno fino a che non ci ambientiamo qui.
Macrone annu, prendendo un appunto mentale, e continu. Gli ultimi uomini sono stati
incaricati di portare dentro i carri. Avevo dato ordine di radere al suolo il campo di marcia ma
quelliberiano, Narsete, ha detto che gli iberiani vogliono usarlo per radunare i loro cavalli. Non ci ho
visto niente di male.
Catone ci pens su. Ha senso. Meglio che mandare via dalle stalle i nostri ragazzi.
Macrone sogghign.  quello che ho pensato, signore. A ogni modo, i carri sono parcheggiati
nel cortile di un mercante, sotto lacropoli, sotto sorveglianza. Gli uomini che non hanno trovato spazio
a palazzo sono alloggiati in abitazioni vicino al cortile. Sono le centurie di Ignazio e Porcino, e gli
ausiliari. Le razioni sono state distribuite, o cos dice il ciambellano.
Lanciarono unocchiata ad Arghalis, che si aggirava in fondo alla stanza, vegliando ansioso su
di essa per assicurarsi che le esigenze degli ospiti venissero soddisfatte.
Penso che possiamo fidarci della sua parola, osserv Catone con un sorriso ironico. Ecco un
lavoro che sarei felice di lasciar perdere.
Ah, era ora!. Gli occhi di Catone si illuminarono quando una schiera di servitori sopraggiunse
portando vassoi e brocche di vino. Posarono tutto davanti agli ufficiali romani e si precipitarono alla
porta che dava sulle cucine. Macrone pass in rassegna il cibo e allung la mano verso un cappone
glassato; poi si ferm per guardare Catone, perch fosse lui a cominciare.
Fate pure, ragazzi, ghign il tribuno. Dateci dentro.
Gli ufficiali non ebbero bisogno di ulteriore incoraggiamento e si lanciarono sul cibo e le
bevande con tutto il gusto di uomini che avevano dovuto accontentarsi delle semplici razioni della
marcia, allietati di tanto in tanto da cibarie saccheggiate, per gran parte della campagna. Lapproccio di
Catone fu pi contenuto, conscio comera del bisogno di stabilire un modello di comportamento
raffinato consono al proprio rango. Scelse qualche tortina e mastic senza sosta mentre, reclinato sul
divano, osservava gli altri ospiti e il padrone di casa. Latmosfera tesa che incombeva su gran parte
della sala era palpabile e Catone decise che lui e i suoi uomini si sarebbero trattenuti lo stretto
necessario, adducendo la scusa che vari doveri esigevano la loro attenzione. Non aveva alcun desiderio
di restare ad assistere ad altre manifestazioni del crudele despotismo di Radamisto.
E proprio in quel momento, latteggiamento di Radamisto ebbe un drastico cambiamento.
Lespressione acida e minacciosa cedette il posto a un largo sorriso quando si tir su a sedere e guard
verso lentrata. Catone segu il suo sguardo e vide che era arrivato un nuovo gruppo: quattro donne
velate, con vesti fluenti dai colori e motivi vivaci. Le seguiva unaltra donna, che indossava una
sontuosa veste blu. Aveva un portamento imperioso e gli occhi bistrati di kajal, cos che spiccavano
ancora di pi sul velo che le copriva il naso e la parte inferiore del volto, con sottili catene doro e
argento sul tessuto. Aveva altro oro sulle braccia: fasce decorate di pietre preziose che le andavano dai
polsi fino ai gomiti. Il brusio nella sala si spense e tutti gli occhi si posarono su di lei.
Deglutendo, Macrone borbott: Per gli di, quella donna  un riscatto da re ambulante.
Catone annu, avendo subito capito chi fosse, prima ancora che il ciambellano la annunciasse. I
colpi di bastone riecheggiarono tra le pareti per esigere il silenzio che lei aveva gi ottenuto con il suo
abbagliante ingresso.
Sua maest reale, la regina Zenobia.
In un fruscio di vesti, gli ospiti si precipitarono ad alzarsi in piedi e chinarono il capo in segno
di rispetto. I servitori al centro della sala si fecero da parte e si profusero in inchini mentre le
accompagnatrici di Zenobia precedevano la regina con passo maestoso. Giunte in prossimit della
pedana, Radamisto si alz in piedi e tese le mani. Le altre donne si spostarono da un lato, per
accomodarsi a un piccolo tavolo allestito l per loro, mentre Zenobia sal i gradini e prese le mani del
marito.
Mia cara moglie, inton lui. Riaverti al mio fianco reca grande gioia al mio cuore.
Lei chin il capo e poi rispose con voce chiara: E anche al mio cuore, maest.
Vieni a sederti accanto a me. Radamisto indic il proprio divano, sul quale lei si adagi con
cautela, per evitare che le voluminose pieghe della veste restassero impigliate sotto di s.
Una volta seduta, gli ospiti ripresero posto e la conversazione crebbe lentamente di volume.
Davvero commovente, disse piano Macrone. A quanto pare, liberiano ha un lato tenero,
dopo tutto.
Ma Catone non sorrideva mentre fissava la pedana. Il piacere di mangiare buon cibo e bere vino
pregiato in compagnia di Macrone e degli altri ufficiali fu ridotto in cenere quando lo stomaco gli si
annod in preda allansia e alla vergogna, adesso che aveva avuto la prova della propria sciagurata
stupidit. Macrone lo osserv incuriosito.
Catone? Ragazzo, cosa c che non va? Hai laria di chi ha appena perso un denarius e si
ritrova un sesterzio su per il culo Catone?.
Quando Catone non reag al suo tentativo di umorismo, il sorriso di Macrone si spense. Per
lAde, cosa c che non va? Veleno?.
Abbass inorridito lo sguardo sul cibo e lasci cadere nel piatto il pasticcino che stava per
mangiare.
No, replic freddamente Catone. Non quel tipo di veleno, almeno. Guardala guardala
bene.
Quando le fu servito il cibo, la regina si tolse il velo e lo pos accanto a s prima di protendersi
per prendere un fico.
Porca puttana. Macrone scosse la testa.  lei. Bernisha.
S Anche se dubito che quello sia mai stato il suo nome. Catone digrign i denti travolto
dallentit di quel tradimento. Zenobia, dunque.
Ma, per il dannato Ade, cosa sta succedendo?, domand Macrone. Che storia era quella
della prigioniera di Radamisto? Di lei che aveva paura di lui? Qual  il loro piano?
Non lo so. Catone scosse la testa, ancora incredulo, e poi fu assalito dalla fredda, paralizzante
paura di cosa poteva succedergli se suo marito avesse saputo della notte in cui erano stati a letto
insieme. Uomini erano morti per torti molto meno gravi fatti a Radamisto. Uomini erano stati bruciati
vivi e decapitati per essere incorsi, in un modo o nellaltro, nella sua ira.
Aveva gi dato prova di essere pronto ad assassinare Petilio e una ventina di pretoriani pur di
raggiungere i propri scopi Oppure no? Forse era anche quello un inganno? Forse erano stati davvero
i parti a ucciderli? Oppure oppure cera un altro gioco, pi profondo, che era stato messo in atto
contro Catone? Aggrott la fronte mentre si sforzava di riflettere. Forse Radamisto diffidava dei suoi
alleati. Dopo tutto, Roma aveva la tendenza a usare vari principi e re come pedine nel grande gioco
dellinfluenza imperiale contro i suoi nemici. Un re cliente poteva facilmente essere tenuto in scacco se
sapeva che Roma poteva rimpiazzarlo con uno degli ostaggi che vivevano come ospiti
dellimperatore. E se Radamisto avesse tramato per far s che Catone portasse Bernisha  Zenobia 
nella sua tenda? Lei si sarebbe trovata nel posto perfetto per spiare Catone e i suoi ufficiali e fare
rapporto al marito, se avesse scoperto che i romani stavano ingannando Radamisto allo scopo di
riconquistare lArmenia per lui per poi spodestarlo e impossessarsi del territorio per limpero. Cerano
molte cose che poteva carpire a Catone, soprattutto seducendolo. Ma perch dirgli quella cosa di
Petilio? Cosa aveva da guadagnarci? Era stato sul punto di buttarla fuori dalla tenda, ragion Catone.
Lei aveva avuto bisogno di unazione disperata per conservare il proprio posto nella tenda. Perci gli
aveva raccontato una storia cos sconvolgente ma anche convincente, al punto di indurlo a crederle e a
proteggerla da Radamisto.
Catone era inorridito dalla propria ingenuit. Si sentiva usato e inutile ed era disgustato da s
stesso.
Catone?. Lespressione di Macrone era pi che turbata. Cosa ti ha fatto quella cagna?.
Catone scosse la testa. Non adesso. Non qui.
Gli girava la testa e, dun tratto, la sala gli parve troppo calda e soffocante. Deglut e si alz dal
divano. Devo pisciare. Resta qui. Torno subito.
Procedendo senza fretta per non attirare lattenzione, Catone fece il giro della sala e infil un
ingresso laterale. Usc in uno stretto corridoio di servizio. Da un lato vedeva servi entrare e uscire da
una cucina, portando via piatti vuoti mentre il cibo veniva servito al banchetto tramite unaltra entrata.
Non cerano suoni n movimenti dallaltro lato e Catone si avvi in quella direzione, ansioso di
uscire nella fresca aria della sera. In fondo al corridoio, cera una porta e, aprendola, vide che dava su
un cortile dietro le stalle. Un gruppetto di pretoriani giocava a dadi dallaltro lato e Catone si tenne alla
larga da loro mentre usciva nello spiazzo aperto di fronte al palazzo. Di fronte a lui cera un padiglione
colonnato che dava sulla citt e and a raggiungerlo. Le uniche altre persone in vista erano le sagome
delle sentinelle lungo il basso muro dellacropoli. Lovattato brusio del banchetto faceva a gara con la
baldoria dei soldati romani nelle stalle. Sotto di lui, si estendeva la citt, scintillante di torce tremolanti
e dalla quale si levavano le grida di uomini che bevevano, loccasionale vagito di un neonato e alterchi
rabbiosi. Appoggi la schiena a una colonna e osserv per un poil cielo stellato, dove splendeva uno
spicchio di luna. Inspir a fondo, sforzandosi di dare un senso al tradimento di coloro che era suo
dovere trattare da alleati.
Ti auguro una buona sera, tribuno Catone.
Si volt di scatto, la mano sullelsa della spada, ma lei era sola, appena visibile alla luce fioca di
stelle e luna. Il suo volto sembrava liscio e argenteo, come il ventre di un serpente, pens con amarezza
Catone. I suoi occhi scuri erano fissi su di lui quando fece un passo avanti, ma Catone si ritrasse,
mantenendo una distanza di sicurezza tra loro.
 possibile che mi odi?. Le labbra di lei si incurvarono in un leggero sorriso seducente.
Dopo tutto quello che abbiamo condiviso durante il viaggio per Artaxata? Non eri cos restio a starmi
lontano quella fredda notte.
Non abbiamo condiviso niente, sbott Catone.  stata tutta una finzione. Una menzogna. Sei
infida come un serpente. Dovrei ucciderti qui, a mani nude.
Ma, ovviamente, non lo farai. Non se desideri vivere e fare ritorno da quel tuo bambino.
Catone prov lirresistibile impulso di strangolare quella donna che lo aveva raggirato come un
babbeo. Balzato in avanti, la afferr per le braccia e la spinse contro il muretto, al punto che era piegata
allindietro sul vuoto e le rocce in basso.
Zenobia gli rise in faccia, il volto arrossato dalleccitazione. Catone la tenne cos per qualche
istante, poi, con il cuore che gli martellava, la lasci andare.
Radamisto sa?, domand.
Sa che ti ho detto cosa ha fatto al centurione Petilio? O che ti ho scopato?. Si pass la lingua
sulle labbra. Certo che lo sa.  solo che non ha ancora deciso cosa fare. Per fortuna,  abbastanza
intelligente da darmi ascolto e seguire il mio consiglio, secondo cui sarebbe sciocco farti uccidere. Per
adesso.
Perch ti ha mandato a spiarmi?
Tu cosa credi? Non c da fidarsi di Roma. Fingete di essere suoi alleati e, nel frattempo,
Roma non serve altri interessi che i propri. Chiss quali ordini segreti avevi ricevuto? Solo uno sciocco
non avrebbe voluto cercare di scoprire quale fosse il tuo vero scopo. Adesso lArmenia  nelle nostre
mani e non c bisogno di ulteriori sotterfugi. E cos Bernisha diventa Zenobia.
Catone scosse la testa. Ma tu non mi hai solo spiato. Sei andata oltre.
Vero. Non sei un uomo facile da leggere, tribuno. Dovevo avvicinarmi a te, infilarmi sotto
quel duro guscio che mostri agli altri. Dicono che la via per il cuore di un uomo sia il suo stomaco. Ma
cosa ne sanno?. Allung la mano e la premette contro linguine di Catone, che si affrett a
indietreggiare.
Lei rise di nuovo. E poi, ho delle esigenze come chiunque altro. Come te. Oh, andiamo,
tribuno.  stato cos brutto? Mi sei parso alquanto soddisfatto allora.
Catone scosse la testa. Macrone ha ragione. Sei una cagna. Una viscida cagna malvagia e
calcolatrice.
Stavolta apparve una crepa nel suo contegno e lo fiss con palese ostilit. Farai meglio a stare
attento, tribuno. Adesso vivi sotto il mio tetto. Sotto le mie regole. E se pensi di sapere quanto sono
stata brava a ingannarti, allora dovrai fidarti di me quando ti dico che so come manovrare mio marito in
modo ancora pi spietato ed efficiente. Crede davvero di essere lui il sovrano dellArmenia. Sono stata
io a fare di lui quello che . Pensa che siamo soci. Si fida di me perch  nel suo interesse. Insieme
abbiamo ottenuto tutto questo. Indic la citt. Lui  il re e io sono la sua regina. Una cosa per la
quale ci sarebbero voluti anni se fossimo rimasti in Iberia, accontentandoci di aspettare la morte di suo
padre. Quel rimbambito sembra durare per sempre. Fece una pausa e poi agit un dito in direzione
di Catone. Non dimenticarlo,  nellinteresse di Roma avere Radamisto sul trono, perci risparmiami
la tua rabbia e il tuo sdegno, Catone. Il tuo imperatore ha bisogno di questo tanto quanto me, ed  tuo
dovere servirlo.
Catone si sent intrappolato da quelle parole. Aveva ragione. Era quello lobiettivo della politica
di Nerone l in Armenia. La sua missione era un successo.
Adesso non restava che lasciare Artaxata non appena il regno di Radamisto fosse stato
garantito.
Si erse in tutta la sua altezza e le punt un dito addosso. Sta lontana da me.
Lei inclin la testa da una parte e fece spallucce. Come desideri. Goditi il resto del banchetto,
tribuno. Senza dubbio le nostre strade si incroceranno di nuovo. Buonanotte.
Zenobia si volt e si avvi senza fretta al palazzo. Catone rimase a guardarla fino a che non
scomparve allinterno, poi fece un grosso sospiro per calmarsi e and a raggiungere i compagni.
...
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...
CAPITOLO 33.
...
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...
Catone rimase il pi possibile lontano dal palazzo nei giorni seguenti. Allinizio ci fu parecchio
a tenerlo occupato. Le difese della ridotta che era stata costruita fuori citt furono smantellate quando i
proprietari tornarono alle rispettive abitazioni e attivit commerciali. Adesso che erano comodamente
alloggiati, i soldati potevano riposare ed effettuare le riparazioni necessarie allequipaggiamento. I feriti
furono sistemati in uno dei depositi di grano vuoti del palazzo e i rapporti quotidiani del chirurgo della
coorte erano incoraggianti. Molti degli infermi e dei feriti si stavano ristabilendo e presto sarebbero
tornati in attivit. Alcuni non furono cos fortunati: rimasti mutilati o storpi, non sarebbero mai rientrati
nei ranghi. Sarebbero stati congedati una volta che la coorte avesse fatto ritorno in Siria. Triste
prospettiva per gran parte di loro, riflett dispiaciuto Catone. Alcuni uomini, incattiviti per la perdita di
un arto o rimasti con una debilitante zoppia, scialacquavano lindennit di congedo e trascorrevano
quanto restava della loro vita come accattoni. Altri avevano la fortuna di avere una famiglia alla quale
tornare e, se usavano con parsimonia le magre risorse, potevano condurre una vita semplice. Questo era
il massimo che si poteva sperare per la grande maggioranza in quella situazione. La vita nellesercito
era abbastanza dura. La vita al di fuori, in simili circostanze, poteva essere molto difficile.
Quando non cerano campagne in vista ma solo comodi alloggi, lozio diventava il nemico
principale dei soldati e pertanto Catone ordin che i turni di servizio fossero mantenuti, con una
centuria sempre di guardia sulle mura dellacropoli mentre le altre unit venivano passate in rassegna e
mandate a pattugliare la citt. Nonostante le lamentele e le maledizioni dei soldati semplici, i centurioni
e gli optiones pretoriani non ebbero nulla da eccepire. Lo svago forzato della coorte era unottima
occasione per tornare alle pratiche di pulizia che erano state trascurate durante la marcia. Per la prima
volta dopo mesi, la Seconda coorte della guardia pretoriana si presentava tirata a lucido ogni mattina e
si esercitava con la massima precisione nel cortile del palazzo.
Catone pass gran parte del tempo a mettersi in pari con le minuzie dei compiti amministrativi.
Bisogn aprire e leggere i testamenti di coloro che si erano preoccupati di prendere simili disposizioni.
Alcuni uomini avevano lasciato i risparmi alle famiglie a Roma e le loro ultime volont furono messe
da parte, in attesa del ritorno della coorte. Altri avevano lasciato i propri beni ai compagni e a quei
testamenti si pot dare esecuzione seduta stante, generando piccole manne dal cielo per gli interessati.
Denaro che fu ben presto speso nelle taverne e nei postriboli di Artaxata.
Tuttavia, Catone aveva limpressione, in quelle occasioni in cui si avventurava a portare fuori
Cassio, che i soldati romani e iberiani fossero tra i pochi che si stavano godendo i piaceri della citt
senza riserve. La popolazione era intimorita e re Radamisto stava facendo ben poco per dissiparne la
paura. Peggio, sembrava alimentarla con gioia sconsiderata. Quasi non passava giorno senza
lesecuzione di un altro gruppo di persone che erano state denunciate per aver collaborato con Tiridate
o i parti, o semplicemente per aver omesso di mostrare lealt incondizionata al re. Catone assist
quando questi sventurati furono trascinati per le strade, diretti alla piattaforma eretta al centro del
grande mercato, dove venivano giustiziati uno dopo laltro, secondo le modalit stabilite da Radamisto.
I pi fortunati venivano decapitati. Gli altri erano sottoposti al tormento di essere scuoiati, dati alle
fiamme e strangolati. Poi i corpi venivano portati fuori da Artaxata e ammucchiati in una fossa comune,
senza le teste, che andavano ad aggiungersi a quelle che gi adornavano le picche disposte lungo le
mura cittadine per ordine di Radamisto.
Catone vedeva la paura su quasi ogni volto mentre procedeva per le strade della capitale con
Cassio che trotterellava al suo fianco. Pochi osavano incrociare il suo sguardo o fare qualcosa che
potesse provocare la sua ira, dal momento che, come romano, era considerato stretto alleato del tiranno
che viveva nel palazzo. Inevitabilmente, coloro che potevano permetterselo cominciarono a lasciare la
citt, mettendo i propri averi sui carri e trasferendosi nelle fattorie che possedevano fuori dalla capitale
o nelle abitazioni di amici e parenti lontani in altri paesi e citt. Solo i poveri non potevano permettersi
di partire ma, fino a che tenevano la testa bassa e non si lamentavano, erano al sicuro. Dopo che il
numero delle partenze cominci a crescere, Radamisto decret che chiunque tentasse di lasciare la
capitale fosse trattato da nemico e condannato a morte. Riguardo coloro che erano gi andati via,
dichiar che anchessi erano traditori e le loro case e le altre propriet rimaste in citt sarebbero state
confiscate e vendute in aste pubbliche, i cui proventi avrebbero contribuito allerario reale.
Il giorno prima della scadenza che Radamisto aveva stabilito perch i nobili andassero a
rendergli omaggio, Catone stava riposando sul proprio letto, guardando fuori dalle ante aperte del
balcone le montagne in lontananza. Il cane era disteso sulla schiena accanto al letto, mentre Catone gli
accarezzava il ventre. Nonostante al culmine dellestate mancasse almeno un mese, le ore intorno a
mezzogiorno erano roventi e le strade senzaria; perci Catone preferiva restare allombra fresca fino a
pomeriggio inoltrato. Inoltre, questo riduceva le possibilit di imbattersi in Zenobia. Il solo pensiero di
lei gli dava la nausea tanta era la sua angoscia. Quella donna aveva la sua vita in pugno e poteva
scatenare la collera di Radamisto su di lui in un istante.
Finora, non un solo nobile o rappresentante dei paesi e delle citt del regno si era presentato ad
Artaxata in risposta allultimatum del re e correva voce che la rivolta stesse covando. In tal caso,
temeva Catone, ci sarebbero voluti mesi, se non anni, prima che Radamisto fosse ben saldo sul trono e i
romani potessero fare ritorno in Siria. Era una prospettiva spaventosa e deprimente, che rendeva cupo
lumore di Catone, intento a guardare i campi e le colline del paesaggio circostante, con le montagne
sullo sfondo, i cui picchi ancora rilucevano di neve.
Bussarono alla porta e Cassio, rotolatosi sulla pancia, drizz lorecchio superstite. Un momento
dopo, entr Macrone. Farai meglio a venire alla svelta. Ci sono guai in citt.
Il bordello si trovava in un ampio cortile. Un portico ne copriva un lato, aprendosi sulla via
principale della citt. Di fronte, cera la bottega di un vinaio, con tavoli e panche allesterno, molti dei
quali erano stati rovesciati ed erano circondati da brocche di vino e bicchieri di terracotta in frantumi.
Su ciascun lato del cortile, si ergevano edifici con squallide tende che coprivano lentrata di cubicoli,
nei quali le prostitute esercitavano il proprio mestiere.
Diversi corpi giacevano in mezzo alle panche e ai tavoli capovolti e altri che erano stati feriti
sedevano o erano distesi nelle vicinanze, gemendo o gridando di dolore.
Quando Catone e Macrone raggiunsero la scena, una fitta folla di armeni si era radunata nella
strada esterna e sguardi ostili e grida rabbiose accompagnarono i due ufficiali quando, in testa al
drappello di pretoriani, si fecero largo tra la ressa ed entrarono nel cortile. Una delle pattuglie in
servizio teneva la folla a bada e loptio parve sollevato nel vedere che il suo comandante era
sopraggiunto a occuparsi della situazione.
Per lAde, cosa sta succedendo qui?, volle sapere Catone.
Loptio si volt e indic un gruppo di pretoriani fuori servizio che stavano in un angolo del
cortile. La colpa  loro, signore. Sono venuti qui, hanno bevuto e attaccato briga con la gente del
posto. Hanno messo mano alle lame e la situazione  andata fuori controllo. Loptio accenn ai corpi e
Catone digrign i denti a quelleufemismo.
Direi che non  solo andata fuori controllo, optio.
S, signore. Immagino di s.
Macrone sbuff. Immagini? Mi sembra di capire che quella gente non se ne stia l distesa nel
suo sangue per divertimento.
No, signore.
Macrone si mise le mani sui fianchi. Allora, cos successo esattamente?.
Loptio si sfreg il mento nervosamente.
Abbiamo sentito il trambusto mentre guidavo la pattuglia pi avanti sulla strada, signore. I
ragazzi e io siamo venuti di corsa e, quando siamo arrivati qui, erano dappertutto. Nel tempo che
abbiamo impiegato per sbattere qualche testa e mettere fine alla cosa, cerano gi una serie di morti e
feriti.  per questo che ho mandato un uomo a chiamarti.
Catone si guard intorno e vide diversi uomini e donne pesantemente truccate in un altro
angolo, sorvegliati da due uomini della pattuglia delloptio. Una stanca frustrazione lo assal al pensiero
che, ancora una volta, la tensione tra i suoi uomini e quelli che avrebbero dovuto considerare alleati
fosse sfociata in un bagno di sangue.
Chi  stato a cominciare?
Una volta fermata la rissa, ho interrogato i pretoriani, signore. Sostengono che il proprietario
di questo posto li abbia imbrogliati con il conto del vino. Quando si sono rifiutati di pagare, lui ha
chiamato i suoi scagnozzi. Il proprietario ha tirato fuori un coltello. Una cosa ha portato allaltra.
Loptio fece spallucce. Sai come succede.
Macrone annu. Gi,  quello che succede di continuo. Dannati orientali che cercano di
spennare i nostri ragazzi a ogni occasione.
Qual  invece la versione della gente del posto?, domand Catone.
Ho cercato di scoprirlo, signore, ma non fanno che blaterare. Non ci ho capito niente e ho detto
loro di chiudere il becco.
Hai detto loro di chiudere il becco?
Per modo di dire, signore, convenne a disagio loptio. Hanno avuto bisogno di qualche
incoraggiamento.
Capisco, replic asciutto Catone, tenendo a bada la rabbia. Aspetta qui.
Raggiunse a grandi passi gli armeni, i quali lo accolsero guardinghi.
Qualcuno di voi parla greco? Bene?.
Un uomo alz la mano. Io, signore. Un po di greco.
Come ti chiami?.
Luomo lo guard con diffidenza. Perch?
Dimmi il tuo nome e basta, sbott spazientito Catone.
Filadate, signore.
Catone dubitava che fosse vero, ma non faceva differenza. Aveva solo bisogno di infondergli un
po di sicurezza perch parlasse. Filadate, dimmi, cosa  successo?.
Dopo un breve momento di riflessione, larmeno cominci. Ormai vediamo i romani qui tante
volte. Bevono e usano le nostre puttane. Finora pagano per quello che prendono. Ma oggi, sono venuti
questi uomini. Non li abbiamo mai visti qui prima. Arrivano presto e bevono, e bevono. Usano le
donne. Poi il proprietario dice, adesso pagatemi. Loro ridono, dicono che sono ospiti del re e non
pagano. Fanno per andarsene e lui li ferma. Chiama i suoi uomini per aiutarlo. Un romano prende la
spada e gli dice di spostarsi. Il proprietario dice di no e tira fuori il coltello.
Aspetta, lo interruppe Catone. Lui dov? Chi di voi  il proprietario?
Eccolo. Filadate indic un corpo vicino ai tavoli rovesciati. Catone vide un uomo grasso
riverso sulla schiena. Aveva la gola squarciata e la tunica era satura di sangue.
Cos successo? Chi lo ha ucciso?
Quelluomo l. Vicino al portico, disse circospetto Filadate, non volendo indicarlo
pubblicamente. Pugnala il proprietario non appena vede il coltello. Poi c una rissa. E. Indic il
massacro e la devastazione nel cortile.
Catone annu. Bene. Resta dove sei.
And dallaltro lato, dove gli ausiliari stavano aspettando e Macrone lo affianc. Allora, che
giustificazione ti ha dato quello?
Ha detto che sono stati i nostri a provocare tutto questo.
Figuriamoci, tir su col naso Macrone. Lo sai come sono. Quellincidente con Glabio 
prova sufficiente.
Catone non replic. Fiss lo sguardo sulluomo che Filadate aveva indicato, un soldato magro
con la faccia sottile e ricci capelli neri legati allindietro con una cordicella. Poi guard brevemente il
resto prima di apostrofarli. Loptio dice che sono stati i locali a cominciare.  cos?.
Qualche testa annu e ci furono mormorii di assenso. Luomo magro non rispose, not Catone
prima di continuare con un sorriso: E, una volta che hanno cominciato, voi gli avete mostrato di che
stoffa siamo fatti, eh, ragazzi?.
Stavolta ci fu pi consenso e una bella dose di arroganza da ubriachi per aver dato una lezione
alla gente del posto.
Loptio dice che il grasso bastardo che possiede questa bettola  stato il primo a tirare fuori la
lama. Catone scosse la testa disgustato. Non mi sorprende. Quella gente ti pugnalerebbe alla schiena
mentre ti sorride.
Macrone ebbe un moto di disagio e borbott: Signore, io non credo.
Catone lo ignor. Quel verme ha avuto ci che si meritava. Avrei fatto lo stesso al posto
vostro, ragazzi.
Adesso i pretoriani sorridevano apertamente, a proprio agio con latteggiamento del loro
ufficiale superiore. Catone ricambi il sorriso. Allora, chi lha fatto fuori, eh?.
Istintivamente, alcuni di loro guardarono verso luomo magro. Poi, resisi conto di ci che
avevano fatto, abbassarono gli occhi a terra. Catone si rivolse al colpevole, che digrign i denti e
scocc unocchiata di disprezzo ai compagni.
Tu, vieni avanti.
Con un sospiro, il pretoriano fece due passi avanti e si mise sullattenti meglio che poteva, dato
lo stato di ebbrezza.
Nome?
Tito Boreno. Seconda centuria, signore.
Boreno. Quelli del posto dicono che i responsabili siete tu e questi altri. Dicono che vi siete
rifiutati di pagare e, quando il proprietario vi ha affrontati, sei stato tu a sferrare il primo colpo e lhai
ucciso.
Se  ci che dicono, allora sono bugiardi, signore. Come ho detto alloptio,  stato lui a
puntarmi contro il coltello. Ho dovuto difendermi.
Catone indic il grasso cadavere.  lui, giusto?
S, signore.
Non posso fare a meno di notare che il suo pugnale  ancora nel fodero alla cintura.
Una fugace espressione di allarme guizz sul volto di Boreno mentre Catone continuava.
Dunque affermi che  stato lui a tirare per primo fuori larma?
S, signore.
E tu lhai pugnalato alla gola per difenderti. A quel punto, lui ha rimesso il pugnale nel fodero
prima di cascare a terra morto.  cos?... Allora?.
Boreno apr la bocca per replicare ma le parole non vennero. Adesso si rifiutava di incrociare lo
sguardo di Catone, rivolgendolo invece al terreno in mezzo a loro.
Guardami, dannazione!, sbott Catone. A malincuore, il pretoriano obbed. Cosa cazzo 
passato per la mente a te e questi altri idioti? Avete gi scordato quello che  successo a Glabio?
Limperatore ci ha mandati qui per riportare lArmenia dalla nostra parte. Dovremmo essere i loro
alleati. Non siamo i loro conquistatori, siamo qui per essere loro amici, che a loro piaccia o no. Questo
significa che paghiamo ci che consumiamo e li trattiamo bene. Ma adesso voi sciocchi avete versato il
loro sangue e loro vogliono il vostro. Sentiteli. Catone indic la folla fuori nella strada. Avrei voglia
di gettarvi l fuori e lasciare che se ne occupino loro.
Adesso vide la paura sui volti dei pretoriani e lasci che li divorasse ancora per qualche
momento prima di rivolgersi a Macrone. Li voglio con le mani legate dietro la schiena, in modo che la
folla possa vederlo. Poi li riportiamo allacropoli e risolviamo la situazione l.
S, signore!. Macrone salut e si rivolse agli uomini. Voglio un laccio di stivale da ciascuno.
Adesso!.
Catone lasci lamico a occuparsene e torn dalloptio. Torniamo allacropoli non appena il
centurione ha finito. Voglio i tuoi uomini in ranghi serrati attorno ai prigionieri. Voglio che siano
protetti ma non voglio che si faccia del male ad altra gente del posto. Di ai tuoi uomini che non
devono colpire e neanche reagire, a meno che non sia io a ordinarlo. Sono stato chiaro?
S, signore.
Allora schierali.
Catone and da Filadate. Credo che tu abbia detto la verit. Quegli uomini saranno puniti e voi
sarete risarciti per le vite perdute e i danni. Hai la mia parola.
La tua parola?, ripet Filadate in tono di scherno.
S. E io mantengo la mia parola. Catone gli rivolse un breve cenno di commiato e torn
dalloptio e i suoi uomini, disposti in due linee, con uno spazio al centro per i prigionieri, che venivano
spinti in quella direzione da Macrone man mano che legava i polsi di ciascun uomo. Quando lultimo di
essi fu al suo posto, Catone e Macrone si disposero a fare da retroguardia alla piccola formazione.
Optio, muoviamoci.
Loptio annu e si prepar a gridare gli ordini con una voce tale da sovrastare il frastuono della
folla allesterno del cortile.
Scudi in alto!... Avanti!.
Con passo costante e misurato, marciarono verso il portico e uscirono nella strada. Quelli pi
vicini si ritrassero per fare loro spazio, ma furono ostacolati da quelli indietro, cos loptio dovette
spintonare la gente perch pattuglia e prigionieri potessero avanzare. Tuttintorno, cera un mare di
facce urlanti e rabbiose e pugni agitati. Alcuni cercarono di aggirare i pretoriani per colpire i
prigionieri, che erano costretti a tenere la testa bassa e a incassare i colpi sulle spalle, le mani e le
braccia, che tenevano legate sul collo. Qualcuno nella folla era armato di bastone e batteva sugli scudi
mentre i romani procedevano lentamente.
Non reagite!, url Catone. Far frustare chiunque lo faccia!.
Continuarono ad avanzare, arrancando tra la folla, che adesso li bersagliava anche con sassi e
letame. Quando un escremento lo colp sul naso, Macrone imprec a gran voce e fece per mettere mano
alla spada. Catone gli agguant il braccio.
No! Lasciala!.
Lamico lo guard torvo e ringhi parole incomprensibili scrollandosi di dosso la mano di
Catone; poi tenne lelmo calato sulla faccia mentre continuavano a camminare. Pi avanti, la folla
urlante cominci ad assottigliarsi e poi, con grande sollievo di Catone, emersero allaperto e
accelerarono il passo, allontanandosi. I pi infiammati tra la folla li inseguirono con insulti e scherni
mentre finivano di scaricare addosso ai romani le sudice munizioni. Poi, dalla direzione dellacropoli,
Catone vide altri pretoriani venire di corsa verso di loro e riconobbe il centurione Ignazio in testa ai
suoi uomini.
Tribuno? Signore?
Siamo qui!. Catone alz la mano. Di ai tuoi uomini di tenere a bada la folla e poi seguiteci
allacropoli. Ma assicurati che nessuno si faccia male.
S, signore! I miei ragazzi possono gestirli senza problemi.
Parlavo dei residenti, assicurati che non venga fatto loro del male.
Oh s, signore.
Mentre gli uomini di Ignazio formavano una barriera nella strada, Catone e gli altri
proseguirono a gran velocit, sollevati di essere sfuggiti alla folla furiosa. Ma il sollievo di Catone si
spense in fretta e si trasform in rabbia quando guard i pretoriani, insanguinati e coperti di ecchimosi
e lordura. Le tensioni che covavano nelle strade di Artaxata erano gi abbastanza pericolose. Adesso
doveva trovare un modo per punire quegli uomini che soddisfacesse la rabbia delle vittime e
contribuisse a riparare i danni che avevano causato.
Quella sera, mentre i prigionieri languivano in un magazzino in fondo alle stalle, Catone fu
convocato al palazzo per fare rapporto su quanto era accaduto nel pomeriggio. Radamisto sedeva sul
suo trono, leggermente proteso in avanti mentre ascoltava il racconto di Catone. Accanto a lui, su un
divano, era distesa Zenobia, giocando con un gatto mentre, di tanto in tanto, alzava lo sguardo e
scoccava a Catone sorrisi dintesa. Lui faceva del suo meglio per ignorarla e, quando i loro sguardi si
incontravano, sentiva la familiare sensazione di gelo riempirgli il cuore. Quando Catone ebbe finito, il
re si tir indietro e incroci le braccia.
Cosa intendi fare con questi tuoi uomini, tribuno?
Saranno puniti, maest.
Radamisto si schiar la voce. Ho saputo che sette dei miei sudditi sono stati uccisi e altri sei
feriti. Quanti dei tuoi uomini sono rimasti uccisi nellincidente?.
Catone spost il peso sullaltro piede. Nessuno, maest. E i feriti lo sono solo in modo
superficiale.
Nessuno, sottoline con enfasi Radamisto.
Catone fece spallucce. I miei uomini sono addestrati a combattere. I civili non lo erano.
Certo. Il mio popolo  furioso per quanto  accaduto. E lo sono anchio. Chiedono sangue. E
anchio. Esigiamo giustizia.
Deve esserci giustizia, maest. Su questo siamo daccordo. Giustizia mitigata dalla
considerazione delle circostanze che hanno dato adito a questo sfortunato incidente.
Per quanto ne so, e le tue stesse parole lo confermano, le circostanze sono che i tuoi uomini
sono entrati nella taverna, si sono ubriacati, hanno usato le donne a disposizione, si sono rifiutati di
pagare e, quando  stato chiesto loro di pagare, hanno estratto le spade e massacrato diversi dei miei
sudditi. Sono queste le circostanze, dico bene?.
Catone non pot che annuire.
Radamisto sospir. Capisco che tu voglia difendere i tuoi uomini, tribuno. Ma se consento che
siano risparmiati, tu e io potremo anche ottenere lapprovazione dei tuoi uomini, ma la mia gente ne
sar oltraggiata. Tuttavia, se condanno i tuoi uomini, allora avr lapprovazione del mio popolo, mentre
i tuoi soldati ne saranno furiosi. Scosse la testa.  un problema. Ma la verit  che, di qui a un anno,
avr ancora bisogno della lealt della mia gente, mentre tu e i tuoi uomini avrete quasi certamente
lasciato lArmenia. Ho pi da guadagnare giustiziando questi soldati che non il contrario. Non sei
daccordo?.
Era una domanda retorica e Catone non pensava che meritasse risposta. Rivolse, invece,
anchegli una domanda, formulandola in un tono pervaso di disprezzo. Non pensi di aver assassinato
gi abbastanza dei miei uomini?.
Nella sala, piomb unorribile tensione. Zenobia smise allimprovviso di accarezzare il gatto e
guard Catone. Il re serr la mascella ma, allinizio, Catone non vide rabbia nella sua espressione. Poi,
Radamisto si riprese dal colpo e si alz in piedi per incombere sullufficiale romano.
Come osi rivolgerti a me in questo modo?.
Catone non batt ciglio. Lo neghi?
Io sono il re dellArmenia! Non tollero che un semplice ufficiale romano mi parli cos. Ti
inginocchierai e implorerai il mio perdono. Radamisto punt il dito verso il pavimento davanti alla
pedana. In ginocchio!.
Non mi inginocchier a te, replic Catone.
Le guardie del re a ciascun lato della pedana cominciarono ad avanzare.
Allora pagherai con la tua testa.
Prima ancora che tu prenda in considerazione lidea di nuocermi, forse vorrai ricordare che ci
sono quasi mille dei miei uomini fuori dal palazzo. Se mi uccidi, sta pure sicuro che uccideranno te e
tutto il tuo seguito. Sar meglio che tu ti sieda e mi dia ascolto maest.
I due uomini rimasero a fissarsi torvi; poi, pallido in volto, il re riprese il suo posto, digrignando
i denti. Catone si prese un momento per calmare i nervi e continu a parlare con calma.
Far in modo che la famiglia del taverniere sia risarcita per la sua morte e per il danno alla
propriet. I soldati responsabili saranno fustigati e il loro capobanda ricever il doppio dei colpi. La
punizione sar eseguita nella piazza del mercato cos che tutti vedano che giustizia  stata fatta.
Giustizia romana, vorrai dire, intervenne Zenobia.
 lunica giustizia a cui i miei uomini e io rispondiamo.
E se sua maest rifiutasse e insistesse per la sua giustizia? Cosa succederebbe?.
Catone non rispose e, quando Radamisto si riscosse, temette che la regina fosse sul punto di
rendere il confronto ancora pi pericoloso.
Prima che qualcuno potesse dire ancora una parola, ci fu il rumore di piedi che correvano e
Narsete fece irruzione nella stanza, trafelato e in preda allagitazione.
Maest!.
Come osi interromperci?, rugg Radamisto. Razza di cane! Io ti.
Narsete era talmente agitato che continu a parlare. I nobili, maest. Sono venuti. Tutti quanti.
E i loro sostenitori.
Lespressione del re cambi allistante, tramutandosi in un ghigno di trionfo. Lo sapevo!
Sapevo che quei codardi avrebbero piegato le ginocchia e sarebbero venuti a chiedere la mia
misericordia strisciando. Dove sono?.
Narsete lanci unocchiata a Catone e cominci a perdersi danimo. Maest Si stanno
avvicinando alla citt.
Allora dobbiamo andare a incontrarli. Manda a chiamare il comandante della mia cavalleria.
Tribuno, fa richiamare i tuoi uomini alle armi. Radamisto batt le mani per la felicit e si rivolse a
Zenobia. Ecco! Sta andando tutto proprio come avevo previsto.
Ma, osservando la faccia ansiosa di Narsete, la regina aveva gi intuito la verit.
Razza di sciocco, borbott. Non stanno venendo per arrendersi a te.
Radamisto apparve sorpreso. Cosa vuoi dire?.
Ma Zenobia si stava rivolgendo a Narsete. Diglielo. Dillo a sua maest.
Catone vide Narsete deglutire prima che osasse parlare di nuovo. Maest, stanno venendo.
Alla testa di unorda. Temo che siano venuti per distruggerti.
...
.
...
CAPITOLO 34.
...
.
...
La torre pi alta del palazzo offriva unottima vista della capitale e del paesaggio ondulato che
circondava Artaxata. A ovest, distante quasi cinque miglia, cera una grossa nuvola di polvere. La
precedeva una colonna di cavalieri e, di tanto in tanto, il sole pomeridiano si rifletteva su un elmo man
mano che i nobili avanzavano. Il comandante della pattuglia che aveva avvistato il nemico era stato
convocato e adesso emerse dalle scale per essere interrogato dai suoi superiori.
Quanti uomini hanno, maest?, domand Catone.
Calcolare le dimensioni di una forza nemica era sempre una faccenda complicata, riconosceva
Catone. Uomini inesperti spesso sopravvalutavano ampiamente il numero e poi cera la questione di
quanta parte della forza totale fosse visibile. In un paesaggio collinare, o dove la polvere la faceva da
padrona, stimare le dimensioni di una colonna in marcia era difficile anche per occhi esperti.
Lufficiale degli arcieri a cavallo che aveva di fronte sembrava molto giovane e la sua barba consisteva
in appena qualche ciuffo di peli scuri. Prima di rispondere al suo re, si sofferm a riflettere.
Dice quattro, forse cinquemila in tutto. Non pi di un migliaio quelli a cavallo, tradusse
Radamisto.
Fa lo stesso,  notevole che siano riusciti a radunare cos tanta gente disposta a imbracciare le
armi, osserv Catone mentre, schermandosi gli occhi, fissava la nuvola di polvere e rifletteva sul
rapporto del soldato. I nobili ribelli avevano radunato un numero di uomini appena sufficiente da
contrapporre alle forze a disposizione del re, e Catone non aveva alcun dubbio che i soldati di
Radamisto e le due coorti fossero di qualit migliore dellarmata che si preparava a fronteggiarli.
Niente armi da assedio, mi sembra di capire?, domand al re.
Dice di no.
Catone aggrott la fronte. Il coraggio dei nobili armeni nel ribellarsi al loro re contro ogni
previsione meritava ammirazione. O si trattava di unazione dettata dalla disperazione piuttosto che dal
coraggio? Dopo tutto, molti di loro erano uomini condannati e avevano scelte limitate. Potevano
starsene nelle loro tenute o citt fortificate ed essere distrutti uno dopo laltro, oppure potevano fuggire
dallArmenia e affidarsi alla merc dei sovrani dei regni vicini, come la Partia. Avevano scelto, invece,
di fare guerra a Radamisto, nella speranza di schiacciare il suo esercito e costringerlo di nuovo alla
fuga, se prima non fossero riusciti a stanarlo e ucciderlo. Catone indovinava il ragionamento che li
aveva spinti a quel piano dazione, per quanto disperato.
Sarebbero sciocchi ad attaccare la capitale senza armi dassedio, maest. Non posso credere
che si lancino semplicemente contro le mura della citt. Non sarebbe molto diverso da un suicidio.
Sono daccordo. Radamisto si accarezz il mento. Allora quali credi siano le loro
intenzioni? Dare battaglia fuori dalla citt?
Oppure circondare la citt, assediarla con fortificazioni e cercare di prenderci per fame.
Catone riflett sul fiume che scorreva attorno alla capitale. Mentre fungeva da riserva idrica e scarico
delle acque per Artaxata, la rapidit della corrente e i tratti di secche e rocce ne rendevano impossibile
la navigazione. Non ci sarebbe stata alcuna speranza di soccorsi n approvvigionamento da quel lato,
dunque un assedio prolungato avrebbe ottenuto il suo scopo. Dopo tutto, Cesare era riuscito a contenere
una forza ancora maggiore ad Alesia e respingere un esercito ancora pi grande inviato a dare man
forte ai galli.
Allora non dobbiamo dargliene lopportunit, decise Radamisto. Dobbiamo andare loro
incontro e sgominarli. Questo metter fine a ogni idea di rivolta o sfida al mio regime. E servir agli
scopi del tuo imperatore quanto ai miei, eh?
S, maest.
Allora dobbiamo decidere quando colpire. Alz lo sguardo al cielo. Sar buio prima che
raggiungano la citt. Non sarebbe saggio rischiare di attaccare con il favore delle tenebre.
Catone annu con convinzione. Mentre unincursione o unaltra operazione su piccola scala era
possibile al buio, una battaglia era unazione di tuttaltra portata e richiedeva una chiara supervisione
degli eventi in corso. Perfino con uomini addestrati e dalla rigorosa disciplina, abituati al
combattimento notturno, era unimpresa rischiosa che sfociava nel disastro molto pi spesso di quanto
non portasse al successo.
Dovremmo far rientrare gli uomini e i cavalli dal campo di marcia, maest.
Abbandonare il campo? E lasciare che lo prendano quei traditori?
Potremmo difenderlo ma potrebbe anche costarci la vita degli uomini mandati a farlo. Anche
se lo difendiamo, che uso ne faremo? Se lo usiamo per lartiglieria, allora il nemico si allontaner dal
raggio dazione prima di prendere posizione. Io dico di abbandonarlo.  troppo lontano dalla citt per
rappresentare una minaccia. Non vale la pena combattere per difenderlo. Meglio concentrare le nostre
forze per la battaglia, maest. Se vogliamo aumentare le possibilit di vittoria.
Pensi che il risultato sia in dubbio?, rise Radamisto. Tribuno, mi aspettavo di pi da te. Il
suo divertimento si affievol. Dopo il modo in cui mi hai tenuto testa nella mia sala delle udienze, ti
credevo impavido. Forse mi sono sbagliato.
Catone rifiut di replicare allinsulto. Ma cera qualcosa da guadagnare dallarrivo dellesercito
ribelle. I tuoi sudditi hanno una nuova questione per le mani, maest. La loro attenzione si sposter sul
pericolo rappresentato dallesercito ribelle che minaccia di saccheggiare Artaxata. Ricorreranno a
coloro che li difendono. Non  adesso il momento di punire i miei soldati. Hai la mia parola che
saranno sanzionati quanto pi severamente il regolamento prevede, ma non c bisogno che la loro
sorte si metta pi in mezzo tra noi.
Radamisto riflett un momento e annu concorde. E va bene. Metter da parte la questione, per
adesso. Chiss? Con un po di fortuna, quegli uomini moriranno in battaglia da eroi e mi
risparmieranno la fatica di farli giustiziare, eh?
Senzaltro, replic asciutto Catone. Sarebbe una soluzione.
Bene!. Radamisto batt le mani. Allora dobbiamo prepararci per la battaglia! Convoca i tuoi
pretoriani e frombolieri. Domani, allalba, marcerai alla testa dei tuoi uomini e io cavalcher in testa ai
miei, e insieme schiacceremo quei cani. Entro sera, ci saranno molte pi teste a decorare le mura della
mia capitale!, concluse il re con unaria di crudele soddisfazione.
S, maest, si limit a replicare Catone, rivolgendo al contempo una preghiera agli di
affinch le teste non appartenessero a lui n ai suoi uomini.
Ancora prima che lalba risplendesse sulle montagne a est, le mura della citt erano gremite di
civili ansiosi di accaparrarsi la visuale migliore per assistere allo spettacolo dellimminente battaglia.
Dietro le porte della citt, e lungo tutta la strada al di l, la fanteria e la cavalleria dellesercito reale
erano schierate e in attesa che Radamisto emergesse da palazzo e conducesse i propri uomini fuori dalla
citt. Sulla torre del corpo di guardia, Catone e Macrone guardavano a ovest, dove lesercito ribelle era
gi schierato in una linea, distante appena un miglio. Il loro maggiore punto di forza era un grosso
blocco di fanteria, dotato di unaccozzaglia di armi e corazze, da quello che poteva vedere Catone
aguzzando gli occhi per cogliere i particolari. Su ciascuna ala, cera un corpo di cavalleria, di circa
cinquecento uomini, arcieri per lo pi, ma piccoli gruppi erano armati di lance e indossavano la corazza
a piastre dei catafratti.
Direi che non sono pi di quattromila. Macrone scosse la testa. E hanno pi laspetto di una
milizia da villaggio che di soldati addestrati. Devo ammetterlo, per, hanno le palle per sfidarci cos.
Ci sono anche gli uomini nel campo, gli ramment Catone.
Quelli l?, ridacchi Macrone. Come diavolo i ribelli pensano di potersene servire? Faranno
meglio a schierarli nel fronte della battaglia.
Spostarono lo sguardo sul campo di marcia, che era stato assaltato durante la notte. Alcuni
arcieri a cavallo del re, che si erano trattenuti troppo a lungo, erano stati colti di sorpresa dai ribelli che
erano balzati fuori dalle tenebre attraverso le porte aperte e avevano ucciso numerosi iberiani prima che
gli altri fuggissero. Adesso il nemico aveva presidiato il campo con una modesta forza di arcieri, che
stavano sui terrapieni pronti a dare addosso a quegli uomini di Radamisto che si fossero avventurati
fuori dalla citt. Alcuni di essi sorvegliavano la capitale mentre altri riposavano su alcuni dei grossi
mucchi di foraggio che erano stati abbandonati quando il re aveva ordinato alla cavalleria di ritirarsi
dentro le mura di Artaxata. A un attento esame, Catone dubitava che ci fossero pi di cento arcieri l.
Troppo pochi per dare fastidio. Sarebbe stato facile sbarazzarsene una volta sconfitto il grosso della
forza ribelle, anche se fossero stati tanto temerari da tentare di intervenire nella battaglia.
Fa lo stesso, continu Macrone, preferirei occuparmene prima del grosso dei ribelli.
Catone annu. Ma cerano altre considerazioni: il tempo necessario per eliminare gli uomini nel
campo, le perdite spropositate che avrebbero subito in un eventuale assalto alla fortificazione. Non mi
piace lidea di lasciarli l, ma possiamo occuparcene dopo aver sconfitto gli altri, sempre che non si
arrendano prima.
Immagino di s. Macrone osserv gli arcieri ancora per un po e torn a interessarsi
allesercito ribelle in lontananza. A ogni modo, non ce li vedo ad avere la meglio.
Pur considerando la piccola forza nel campo, la valutazione di Macrone era corretta, decise
Catone. I ribelli raggiungevano a stento i numeri dellesercito reale, avevano meno della met della
cavalleria a disposizione di Radamisto e una grande proporzione di uomini male equipaggiati, il cui
morale poteva non resistere neanche alla prima carica da parte di ciascuna fazione. Catone li compat
mentre aspettavano che Radamisto e il suo esercito arrivassero. Non era difficile immaginare il
disperato coraggio di uomini determinati a non farsi governare da un re che aveva gi dimostrato di non
essere fatto per regnare sullArmenia e il cui ritorno non poteva essere tollerato. In realt, la sua
simpatia andava ai ribelli e avrebbe preferito combattere con i suoi uomini al loro fianco, piuttosto che
per il tiranno assassino che terrorizzava gli abitanti di Artaxata. Ma Roma aveva scelto di stare al
fianco del tiranno e Catone doveva fare il volere dellimperatore, e il gusto acido della coscienza sporca
gli rimase in gola.
Si lev unacclamazione dalle truppe iberiane e Catone e Macrone videro il re e il suo seguito
avanzare lungo la strada. Davanti a loro, fanteria e cavalleria si fecero da parte per lasciar passare il
gruppo. Furono pochissime le persone sulle mura a mostrare entusiasmo. Molte continuarono a
guardare in silenzio e Catone non ebbe alcun dubbio che sarebbero state contente di vedere il re
sconfitto e ucciso sul campo di battaglia davanti alla citt. La loro reazione a Radamisto sollecit la
prudenza di Catone, che decise di lasciare il corpo di guardia sotto la responsabilit del centurione
Nicolis e dei suoi uomini, per assicurarsi che i residenti di Artaxata non approfittassero della breve
assenza del re per chiuderlo fuori.
Un figurone, eh?, comment Macrone mentre il re giungeva in prossimit delle porte.
Radamisto aveva un aspetto maestoso, ammise Catone. Il suo fisico gi notevole era avvolto in vesti
nere, scintillanti di decorazioni argentee. Una corazza nera con una stella dorata intarsiata gli
racchiudeva il petto e un elmo conico contribuiva alla sua imponente altezza.
Andiamo, disse Catone e si avvi gi per le scale e in strada, dove la fanteria romana
aspettava da un lato in una lunga colonna, che si estendeva verso il palazzo. Dallaltro lato, gli iberiani
stavano accanto ai cavalli, in attesa dellordine di montare. Il piano prevedeva che fossero loro a
condurre lavanzata, allargandosi per coprire la fanteria prima di prendere posto sui fianchi. Catone si
inginocchi accanto a Cassio, che aveva lasciato legato vicino al corpo di guardia e gli fece una carezza
sulla testa. Dovrai restare qui, ragazzo. Non posso badare a un cane nel bel mezzo della battaglia.
Anche un cane coraggioso come te, eh?.
Cassio tir su il naso e lecc la faccia di Catone, che sorrise mentre si asciugava la guancia. Si
rivolse a uno degli uomini del centurione Nicolis incaricati di difendere le porte. Prenditi cura di lui
fino a che non torniamo.
S, signore.
Catone, che avrebbe guidato i suoi uomini a piedi, prese lelmo che gli porgeva uno dei soldati
di Macrone. Si calc bene sulla testa la calotta e vi fece seguire lelmo, agganciandosi le cinghie
mentre usciva in strada. Cassio emise un lamentoso guaito e Catone torn e punt il dito a terra.
Gi!.
Il cane si sedette obbediente ma continu a emettere un basso suono fischiante dal naso.
Quando Catone ebbe finito di sistemarsi elmo e corazza, Radamisto aveva raggiunto lo spiazzo aperto
accanto al ninfeo e, tirate le redini, indic il cielo limpido.
Unottima giornata per la battaglia! Gli di sono gentili con noi.
Lo spero, maest.
Bah, abbiamo duemila uomini a cavallo e pi di millecinquecento fanti. Tutti ben addestrati e
armati. Disperderanno quella marmaglia come pula nel vento. Ti guasti sempre lo spirito con pensieri
del genere, tribuno?.
Macrone schiocc la lingua e borbott: Visto? Non sono lunico a pensarlo.
Catone chin il capo mortificato. Qualcuno dice che ho la sfortuna di avere una natura
prudente, maest.
 cos?. Radamisto non cerc di celare il proprio divertimento. Non capisco perch.
Dovresti gioire, tribuno. Oggi stermineremo quei traditori che rifiutano di piegarsi al mio volere, e che
frustrano gli interessi di Roma. Entro la fine della giornata, avremo la nostra vittoria e festeggeremo
con un banchetto e i vini pi pregiati, osservando le teste che abbiamo preso in battaglia.
Una prospettiva davvero allettante, maest.
Radamisto punt il dito in direzione del nemico. Vedo che sono gi schierati per la battaglia.
S, maest.
Allora non dobbiamo farli aspettare. Aprite le porte!.
Il centurione ripet lordine ai suoi uomini e, un momento dopo, con una sezione di uomini che
tirava le spesse corde, legate agli anelli di ferro sul retro di ciascuna porta, le pesanti tavole
brontolarono sui giganteschi cardini, svelando la visuale sul terreno aperto al di l. Radamisto spron
allistante il cavallo e super larco al piccolo galoppo, seguito dai suoi uomini e dal resto della
cavalleria, che mont lesta in sella e si lanci dietro al re. Laria si riemp del frastuono di zoccoli
sullacciottolato e del soffocante turbinio di polvere che sollevavano. Il contingente di lancieri iberiani
li segu a passo svelto di marcia. Quando lultimo dei lancieri ebbe lasciato il corpo di guardia, Catone
accenn a Macrone, che toss per liberarsi i polmoni e sbrait lordine di avanzare, ordine che fu
ripetuto dai centurioni schierati lungo la strada alle sue spalle.
Con Catone alla testa del gruppo degli stendardi e gli uomini di Macrone che procedevano a
tempo dietro di loro, pretoriani e ausiliari emersero dalla citt e seguirono la strada che portava a ovest,
verso il nemico. Il campo si trovava sulla destra, distante duecento passi, e lavrebbero superato al
limite del raggio dazione degli arcieri che bordavano il terrapieno pi vicino. Una piccola banda di
arcieri a cavallo iberiani sfrecciava davanti al campo per infastidire i difensori e sollevare polvere allo
scopo di oscurare il resto dellesercito del re che marciava in battaglia. Nonostante ci, Catone vide
qualche freccia venire scoccata in aria, rallentare allapice dellarco e piombare verso i romani. Molte
non andarono a segno, colpirono il terreno e tremolarono per un breve istante prima di assumere
laspetto di un esile fiore del deserto. Solo uno dei pretoriani fu colpito, a met della colonna: una
freccia gli trafisse il polpaccio, costringendolo a uscire dai ranghi e a sedersi sul ciglio della strada,
mentre un medico correva a medicargli la ferita.
Ben presto uscirono dal raggio dazione ed ebbero una chiara visuale del terreno pi avanti. La
linea nemica si estendeva su una bassa altura e, pi vicino, Catone non vide traccia di formazioni di
riserva dietro di loro. La cavalleria, per lo pi arcieri a cavallo, aspettava di montare in sella su ciascun
lato dello schieramento. Il fianco destro si estendeva fino a una fitta fascia di canne che crescevano
lungo il fiume, mentre quello sinistro era schierato su un tratto di terreno aperto. Sulla sinistra, a circa
mezzo miglio di distanza, cera una sottile linea di alberi da frutto. Catone vide che cera spazio in
abbondanza perch la cavalleria di Radamisto potesse aggirare il fianco nemico e colpirli alle spalle,
sventando ogni speranza di fuga una volta che i lancieri iberiani e i romani avessero fatto irruzione nel
centro. Giunta in prossimit del nemico, la massa della cavalleria reale si ferm e cominci a schierarsi
in una lunga linea di fronte ai ribelli. I lancieri presero posto appena dietro il centro, dove Radamisto e
la sua guardia personale erano in sella ai propri cavalli. Il nuovo stendardo reale venne scoperto e, un
istante dopo, il lungo vessillo di seta si incresp pigramente nella leggera brezza, con il sole del mattino
che faceva apparire il leone rosso feroce e vivido.
Macrone acceler il passo per raggiungere Catone. A quanto pare, Radamisto vuole che gli
iberiani vincano questa da soli, signore.
A me sta bene, replic Catone. Non ho alcuna fretta di far pagare ai nostri uomini un conto
pesante, se si pu evitarlo.
Macrone sospir. Non credo che ai ragazzi far piacere starsene l a guardare.
Pu essere, ma questo  lo spettacolo di Radamisto. Vuole aggiudicarsi la vittoria senza il
nostro aiuto, questo lo aiuta ad apparire pi forte agli occhi della sua gente e, cosa pi importante, dei
parti.
E significa che lui e i suoi uomini potranno scegliersi il bottino migliore, osserv Macrone da
un punto di vista meno strategico.
Catone non replic mentre faceva un rapido calcolo della distanza con i lancieri e fermava la
colonna. Centurione, ci schieriamo a destra e a sinistra. I frombolieri avanzino di cinquanta passi
rispetto ai pretoriani, in ordine aperto. Manda una staffetta dal centurione Keranus per informarlo.
S, signore.
Quando le centurie raggiunsero il gruppo donore, si schierarono a destra e a sinistra, rivolti
verso il retro della linea di Radamisto. Erano disposti in quattro file, formando un compatto corpo di
riserva rispetto allestesa linea di battaglia degli iberiani. La polvere sollevata dai cavalli e dalle
retrovie dei lancieri oscurava totalmente i ribelli e Catone dubitava che lui e i suoi uomini avrebbero
visto granch dello scontro prima che il nemico cedesse inevitabilmente terreno e fosse sconfitto.
Sarebbe stato frustrante non poter seguire il corso della battaglia, ma quello era spesso il destino di
quelli nelle retrovie che, di conseguenza, erano sottoposti a un certo grado di agitazione. Non si poteva
evitare, Catone lo sapeva, ma i suoi uomini erano veterani disciplinati ed era improbabile che si
lasciassero turbare dalla propria immaginazione.
Quando lultimo degli uomini del re fu in posizione, il trombettiere vicino a Radamisto alz lo
strumento e suon una serie di note. Quando il segnale si spense, un ruggito si propag dalla gola dei
cavalieri iberiani e gli arcieri si lanciarono al galoppo lungo tutta la linea. I catafratti partirono al trotto,
restando in formazione compatta e risparmiando le forze dei propri animali per la carica, per assicurarsi
di colpire come un sol uomo, a gran velocit, quando si fossero abbattuti contro la linea nemica, una
volta che gli arcieri lavessero disgregata. Ben presto, una turbinante coltre di polvere si alz dietro ai
cavalieri, nascondendoli alla vista e, poco dopo, i lancieri li seguirono nel buio. Il periodico risuonare
della tromba e il rimbombare degli zoccoli cozzava con gli ovattati tamburi dei ribelli e loccasionale
clangore di armi, insieme ai nitriti dei cavalli e gli ordini urlati.
Sta andando come vogliamo, che ne pensi?, domand Macrone.
Catone indic il banco di polvere che si estendeva pi oltre. Ne so quanto te.
Forse dovremmo avvicinarci, signore. In caso ci sia bisogno di noi.
Prima che Catone potesse replicare, ci fu un nuovo squillo di trombe, ma da una distanza
maggiore rispetto alla battaglia che infuriava davanti a loro. Dopo una breve pausa, seguirono squilli di
risposta provenienti da dietro e i due ufficiali si voltarono a guardare in direzione del campo.
Unacclamazione ovattata si lev da quella parte e, poco dopo, fu ripetuta dal fiume e poi dalla
direzione degli alberi sulla sinistra. Figure stavano gi emergendo dal limitare degli alberi: uomini che
montavano in sella e si lanciavano al galoppo verso la battaglia. Sullaltro lato, altri uomini si
riversarono dalle canne, correndo verso il fianco iberiano.
 una fottuta trappola, sbuff stizzito Macrone. Astuti piccoli bastardi, eh?.
Voltandosi a guardare verso il campo, Catone vide che le porte erano state spalancate e unorda
di uomini si stava dirigendo verso le retrovie del fronte romano. Non la manciata di arcieri che aveva
visto prima, bens centinaia di fanti armati di lance e spade.
Per gli inferi, da dove sbucano?, chiese Macrone. Dal dannato terreno?
Non proprio, replic Catone con malcelata disperazione nel rendersi conto che erano stati
ingannati dal nemico. Da sotto i mucchi di paglia.
Era una trappola ben congegnata. Le pattuglie di Radamisto avevano visto il corpo principale
dellesercito ribelle e poi, col favore delle tenebre, il resto degli uomini era sopraggiunto e si era
nascosto tuttintorno allarea in cui Radamisto era stato indotto a schierare il proprio esercito. Ormai
era svanita ogni prospettiva di facile vittoria sui ribelli. A Catone e ai suoi uomini non restava che
combattere e tentare di tornare in citt. Catone vide gli uomini guardare ansiosamente il nemico che li
stava accerchiando da dietro e su entrambi i fianchi. Doveva infondere loro coraggio.
E prepararli a combattere per la vita.
...
.
...
CAPITOLO 35.
...
.
...
Catone si riemp i polmoni e si port le mani attorno alla bocca. Seconda coorte pretoriana,
formare il quadrato! Gli stendardi al centro!.
Concesse un istante ai centurioni per prepararsi e poi rugg: Formare il quadrato!.
Mentre gli ufficiali ripetevano lordine e controllavano le manovre delle rispettive centurie,
Catone si affannava a cogliere i dettagli rilevanti del terreno circostante e la probabile disposizione
delle forze, nemiche e amiche. Radamisto e i suoi uomini ormai dovevano essersi accorti della trappola
e Catone poteva solo sperare che il re cercasse di darsi alla fuga con la stessa rapidit dei romani. Gi
vedeva alcuni lancieri emergere dalla polvere e ritirarsi verso la citt e i frombolieri.
Catone fu assalito da unondata di panico e si precipit in avanti. Centurione Keranus!.
Il centurione ausiliario si volt a guardare il suo comandante.
Fa tornare indietro i tuoi uomini! Li voglio sul lato posteriore del quadrato! Muoviti!.
Mentre Keranus dava ordini ai suoi uomini, Catone si ferm a guardarsi intorno. Le porte della
citt distavano quasi un miglio e tra i romani e Artaxata cera il campo e la forza ribelle che vi si era
nascosta. Calcol che fossero pi di un migliaio. La forza che emergeva dal suo nascondiglio tra le
canne era grosso modo il doppio, e lo stesso valeva per la cavalleria in arrivo dal lato opposto. Questi
ultimi erano per lo pi arcieri a cavallo, per quanto riusciva a vedere Catone da quella distanza.
Entrambe le forze laterali si stavano dirigendo verso Radamisto e i suoi iberiani, si rese conto Catone.
Questo creava un dilemma. Doveva avanzare per soccorrere il re oppure tenere insieme i propri
uomini e coprire la ritirata in citt? La battaglia era gi persa, cap nel vedere ancora altri lancieri
correre verso i romani. Adesso cerano anche i primi cavalieri iberiani. La vista degli iberiani in fuga
convinse Catone a optare per la seconda scelta.
Mentre gli uomini di Macrone formavano il retro del quadrato, altre due centurie ne
costituivano i lati. Ben presto, il centurione Keranus e i suoi ausiliari riempirono il lato anteriore della
formazione. Erano quelli meno armati tra gli uomini di Catone, il quale per confidava nella capacit
delle loro fionde di aprire un varco tra eventuali ribelli che avessero voluto intralciare la ritirata ad
Artaxata. Su ciascun lato, sciamavano gli iberiani. Alcuni avevano gi abbandonato scudo e lancia e
quelli che avevano superato i romani si resero conto solo allora del pericolo che incombeva su tutti i
lati. Accecati dalla paura, alcuni cambiarono direzione e corsero verso i varchi sempre pi stretti tra le
forze ribelli. Altri rallentarono, si fermarono e rimasero a guardare angosciati. Catone vide un ufficiale
correre verso il quadrato, cercando di radunare altri uomini in una piccola banda che ancora lo seguiva.
Quando fu pi vicino, Catone lo chiam, agitando il braccio per attirare la sua attenzione. Liberiano
alz lo sguardo e fece segno ai propri uomini di unirsi ai romani. Mentre i soldati di Macrone si
scansavano per lasciarli entrare, Catone vide che lufficiale era Narsete. Aveva una manica strappata e
insanguinata fin sopra il gomito sinistro.
Dov Radamisto?, gli chiese.
Ci siamo divisi quando ha caricato la linea nemica. Lultima volta che lho visto, aveva fatto
irruzione nel loro centro. Pensavo che fossimo a un passo dalla vittoria. Poi c stato un segnale e i
ribelli si sono avventati su di noi come animali selvaggi. Abbass lo sguardo in preda alla vergogna.
 stato allora che il mio cavallo  stato trafitto. Mi sono buttato gi e mi sono tagliato nel rialzarmi.
Poi ho cercato di guadagnare le retrovie, ho visto gli uomini in fuga e ho cercato di fermarli.
Non vedi il re da allora?.
Narsete scosse la testa.
Catone digrign i denti e poi indic i frombolieri. Prendi i tuoi uomini e schieratevi dietro gli
ausiliari. Se il nemico si avvicina troppo, dovrete difendere la parte anteriore del quadrato. Chiaro?
S.
Allora va.
Catone alz lo sguardo e vide che la formazione era serrata e pronta a muoversi. Macrone lo
raggiunse di corsa. Ho visto quel Narsete. Sa cosa  successo l davanti?
Gli iberiani hanno ceduto. Il re  stato isolato. Abbiamo perso. Catone accenn verso
Artaxata. Quella  la nostra unica possibilit. Andiamo.
Macrone url lordine di muoversi e poi cominci a dare il tempo perch gli uomini
mantenessero landatura man mano che il quadrato si ritirava verso la citt. Davanti a loro, i ribelli del
campo avevano formato una rozza linea e i loro capi li stavano fomentando mentre brandivano le armi
e lanciavano grida di guerra. Altri iberiani superarono di corsa i romani, alcuni a piedi, ma tanti a
cavallo, e un coro di fischi si lev dai ranghi pretoriani.
Chiudete le fottute bocche!, url Macrone. Non riesco a pensare se voi bastardi fate andare
la bocca! Zitti!.
Ammoniti, i soldati tacquero e Macrone riprese a dettare il passo con una salda voce da piazza
darmi.
Il centurione Keranus raggiunse Catone che marciava accanto al gruppo degli stendardi. Vuoi
che provi a scoccare qualche freccia ai ribelli davanti a noi, signore?.
Calcolando la distanza tra il quadrato e il fronte nemico che li aspettava, Catone vide che la
gittata era lunga. Voleva risparmiare il massimo impatto dei frombolieri fino a che non fossero stati
abbastanza vicini per scatenare una devastante serie di scariche.
No, aspetta il mio ordine. Ma, quando lo dar, voglio che i tuoi ragazzi scocchino il pi veloce
che possono.
Keranus gli rivolse un sorriso cupo. Faranno il loro lavoro, signore.
In caso contrario, tutti ai lavori forzati per un mese.
Si scambiarono un rapido ghigno e il centurione ausiliario si affrett a tornare dai propri
uomini, man mano che il quadrato arrancava verso la citt. Gli uomini del re in fuga dalla battaglia
stavano adesso affluendo nel terreno aperto, mentre i ribelli arrivavano dai fianchi, determinati a
travolgerli prima che potessero fuggire. I primi ribelli del fronte originale stavano emergendo cauti
dalla polvere e, non appena videro il nemico disfatto, lanciarono un grido di trionfo e si precipitarono
in avanti. In mezzo a loro cerano singoli arcieri a cavallo e catafratti iberiani, e alcuni gruppetti, che
cercavano di aprirsi un varco.
Catone corse a raggiungere il centurione Keranus e Narsete e vide che i ribelli tra loro e la citt
stavano venendo avanti, chiamato ormai a raccolta il coraggio per caricare. Sebbene Catone non udisse
alcun ordine, si lev un boato e il nemico si lanci in avanti. Gli arcieri si fermarono e fecero volare le
loro frecce in un arco alto, sopra le teste dei compagni. Catone url un avvertimento ma gran parte
delle frecce manc il bersaglio, essendo il raggio dazione troppo lungo. Solo una manciata raggiunse
la testa della formazione romana, conficcandosi negli scudi dei pretoriani ai lati del quadrato e
colpendo due frombolieri. Uno fu trafitto alla clavicola e il barbiglio gli lacer gli organi vitali. Luomo
barcoll per qualche passo e, accasciatosi sulle ginocchia, rotol su un fianco, contorcendosi e
perdendo sangue. Laltro fu colpito alla spalla, cadde allindietro e chiam un medico.
Ci fu tempo per una seconda scarica discontinua, che fer altri tre ausiliari e poi la carica si fece
troppo vicina perch gli arcieri rischiassero altre frecce. A una distanza di cinquanta passi, Catone
ordin lalt alla formazione e si rivolse a Keranus. Tocca a voi.
Terza balearica! Preparare le fionde!.
Con movimenti esperti, gli uomini infilarono nelle sacche i proietti di piombo, poi la prima
linea fece due passi avanti e cominci a roteare le cordicelle, prima in tondo e poi sopra le loro teste.
Lanciare!, url Keranus.
Nel momento stesso in cui i missili letali sibilarono sul terreno aperto verso i ribelli, la prima
linea di frombolieri indietreggi, sostituita dalla fila successiva, che scaric le frombole proprio mentre
la prima scarica si abbatteva sul nemico in arrivo. Sebbene avesse gi visto i frombolieri in azione,
Catone rimase comunque colpito dallimpatto di quellarma dallaspetto cos semplice. Mentre
giavellotti e frecce erano facili da vedere, i colpi di frombola erano quasi invisibili e questo accresceva
il terrore sortito dal loro effetto. Almeno una ventina di ribelli si fermarono allimprovviso, come se si
fossero scontrati con un muro, quando il colpo letale trapass la carne e spezz le ossa. Ribelli
ruzzolarono a terra, facendo inciampare quelli che li seguivano e gettando nel caos le prime file. Quelli
che non fronteggiavano i frombolieri continuarono a caricare, incuranti del massacro dei compagni, e
corsero verso i pretoriani ai lati del quadrato.
Catone lasci che i frombolieri lanciassero altre veloci scariche e vide che la strada avanti era
libera di nemici ancora in piedi: il terreno era disseminato dei corpi dei morti e dei feriti causati dai
colpi di frombola. Ordin a Narsete di spostare i suoi lancieri davanti ai frombolieri e poi grid il
comando.
Formazione! Avanti!.
Con Macrone che dava di nuovo il tempo, il quadrato riprese a muoversi mentre i primi ribelli
raggiungevano le centurie ai fianchi e una schermaglia in corsa avvilupp i pretoriani. Nella parte
anteriore del quadrato, i lancieri iberiani cominciarono a trafiggere i ribelli feriti dalle frombole, senza
risparmiare nessuno, nonostante le penose invocazioni di piet. I frombolieri, poi Catone e Keranus, si
fecero largo tra i corpi e il terreno schizzato di sangue. I frombolieri, poi, si chinarono a raccogliere
sassi e armi e li scagliarono sopra le teste dei pretoriani sui nemici ammassati su ciascun lato.
La formazione stava rallentando adesso che gli uomini erano impegnati a respingere gli
aggressori; Catone guard davanti a s per calcolare la distanza dalle porte della citt. Erano ancora
aperte e vedeva il centurione Nicolis e i suoi uomini schierati in modo da bloccare lentrata. Era troppo
presto, si infuri Catone. Il quadrato non era ancora abbastanza vicino perch fossero aperte. Nicolis
stava semplicemente offrendo al nemico un bersaglio allettante. E gi gli arcieri ribelli si stavano
avviando in quella direzione, cominciando a scoccare frecce. Una sagoma scura balz via dagli uomini
di Nicolis e sfrecci tra i ribelli, per poi scomparire alla vista, e Catone maledisse luomo che avrebbe
dovuto occuparsi del suo cane. Ma non ci fu altro tempo per pensare a Cassio.
Signore, guarda l, il re!. Macrone stava puntando il braccio in direzione della battaglia. La
polvere continuava a turbinare e si scorgevano i vaghi contorni di numerose figure. Un gruppo di
cavalieri era emerso dal caos e Catone vide limponente figura di Radamisto in mezzo a diverse delle
sue guardie personali. Non avevano con s lo stendardo. Non appena avvistarono il quadrato, vi si
lanciarono al galoppo. Macrone url ai suoi uomini di lasciarli passare e, scansatisi mentre i cavalli
entravano in un rimbombo di zoccoli, i soldati chiusero in fretta i ranghi. Catone corse dal re e vide
chiazze di sangue scintillare sul retro delle vesti e della corazza; anche i fianchi del cavallo erano
macchiati. Alcuni dei suoi compagni erano feriti e uno era curvo sui corni della sella, con il sangue che
gli colava dalle dita.
Maest! Sei ferito?.
Il re sembrava stordito, poi abbass lo sguardo sulla propria veste, si tast arti e petto e scosse la
testa. No Niente.
Catone non pot fare a meno di chiedersi se gli di stessero risparmiando lo sconsiderato re per
qualche ragione, tanto fortunata era la sua vita.
Radamisto si guard intorno, valutando la situazione adesso che non era pi in pericolo
immediato. Cosa stai facendo, tribuno? Perch i tuoi uomini si stanno ritirando? Ordina loro di fare
dietrofront e caricare il nemico.
Maest la battaglia  persa. Era una trappola. Il nemico  in superiorit numerica. Dobbiamo
salvare quello che possiamo. E combattere un altro giorno, aggiunse per rassicurare lalleato.
No. Dobbiamo colpire adesso, fintanto che possiamo volgere la battaglia a nostro favore.
La battaglia  persa, ribad con fermezza Catone. Era persa prima ancora di cominciare.
Resta qui con noi.
Si rivolse agli uomini a guardia degli stendardi. Prendete le loro redini. Non devono lasciare il
quadrato.
Catone si allontan prima che il re potesse protestare e vide altri nemici accerchiarli dai fianchi
e dal retro. Presto avrebbero esaurito la loro sete di sangue nei confronti degli iberiani e sarebbero
passati a uccidere i romani. La citt distava oltre mezzo miglio e Catone temeva che i suoi uomini non
ce lavrebbero fatta. Cera perfino il rischio che non arrivassero al campo abbandonato se i ribelli
fossero sopraggiunti in numero sufficiente per circondarli e arrestare la loro avanzata. Gi alcuni
pretoriani feriti avevano lasciato il proprio posto ed erano sottoposti alle cure dei medici allinterno
della formazione, ma presto, Catone lo sapeva, sarebbero stati costretti a lasciare indietro i feriti.
Fece un rapido calcolo delle distanze in base allandatura pi lenta del quadrato e prese una
decisione. Il campo offriva la protezione pi vicina, potevano rifugiarsi l e poi tentare una fuga verso
la citt, una volta calato il buio. Se tentavano di raggiungere le porte adesso, cerano grosse probabilit
che fallissero. And da Macrone per spiegargli rapidamente il piano, nel caso in cui fosse stato colpito
e lamico avesse dovuto subentrargli.
Il campo?. Macrone sembrava dubbioso. Ci sar solo un fossato e un terrapieno tra noi e
loro.
Difese migliori di quelle che abbiamo adesso.
Vero. Macrone risucchi laria tra i denti mentre considerava la situazione. Hai ragione. La
possibilit migliore che abbiamo.
Catone gli batt sulle spalle. Preparati per quando dar lordine.
S, signore.
La formazione continu adagio lungo la strada, assediata da un numero sempre maggiore di
ribelli che li costringevano a lottare per ogni passo. Alle porte della citt, gli arcieri e uno sciame di
cavalieri avevano costretto il centurione Nicolis a ritirarsi nella citt e, sotto lo sguardo di Catone, le
porte furono chiuse. Quella vista gli provoc un momento di disperazione, seguito dal sollievo. Almeno
le porte erano al sicuro e il centurione non aveva rischiato i propri uomini in un avventato tentativo di
mantenere la strada aperta. Catone e i suoi uomini avevano solo la pi esile delle possibilit di aprirsi
un varco per la citt. Adesso il campo era molto pi vicino, con lentrata che distava non pi di un
centinaio di passi. Fino a quel momento, il nemico sembrava non essersi accorto dellopportunit che
offriva ai romani. Sarebbe stato difficile e laborioso tentare di far ruotare la formazione, si rese conto
Catone, che decise che la soluzione sarebbe stata continuare lavanzata, poi fermarsi di fronte
allentrata e condurre con le centurie di sinistra, avanzando perpendicolarmente.
Procedendo al piccolo galoppo, i cavalieri che avevano fatto arretrare nella citt Nicolis e i suoi
uomini si stavano avvicinando ai lancieri iberiani, alla testa di una massa di fanteria. I frombolieri
lanciarono i propri proietti sopra le teste dei lancieri contro gli aggressori, abbattendo altri nemici.
Calcolando i tempi meglio che poteva, Catone ordin lalt e poi un cambio di lato mentre gli uomini sul
perimetro tenevano su gli scudi in un muro ininterrotto e pugnalavano i ribelli che cercavano di aprirsi
un varco. Non appena la formazione fu pronta, ordin di riprendere a muoversi e il quadrato avanz
verso il campo.
Dapprima, il cambio di direzione disorient il nemico, provocando allarme in quei ribelli di
fronte alle due centurie che adesso costituivano il lato anteriore. Quelli pi vicini ai romani
indietreggiarono ma furono bloccati dai ranghi che si stavano compattando alle loro spalle e divennero
facili bersagli per le lance pretoriane che dilaniavano la loro carne. Esplosero urla di paura e panico e i
primi nemici si staccarono dalle retrovie della calca per darsi alla fuga. Non era una disfatta. Molti
continuarono a combattere ma il quadrato fu in grado di procedere a passo costante. Ormai Catone
vedeva che i ribelli intorno a loro ammontavano a migliaia di uomini ed era palese che un eventuale
tentativo di raggiungere la citt si sarebbe concluso con un fallimento e un massacro.
Erano quasi alla rampa sul fossato esterno e la parte successiva della manovra sarebbe stata
difficile, dal momento che tanto dipendeva dalla situazione dentro al campo. Catone and dal
centurione Ignazio e gli indic lentrata del campo.
Quando saremo vicini, ti stacchi con i tuoi uomini, superate le porte e mettete in sicurezza le
altre entrate. Non fermatevi con eventuali nemici che troverete dentro al campo. Limitatevi a prendere
e difendere le altre porte.
S, signore.
Non appena i ribelli si resero conto di essere bloccati tra i romani che avanzavano e il fossato,
una nuova ondata di panico si scaten quando gli uomini ruzzolarono gi per il ripido pendio e alcuni
rimasero impalati sui corti pali acuminati, inclinati in modo da ostacolare eventuali aggressori. Catone
ferm il quadrato sul bordo del fossato e diede lordine a Ignazio. Il centurione chiam allistante la sua
centuria e si precipitarono sulla rampa, attraverso le porte aperte, lanciando un sonoro grido di guerra
per spaventare eventuali ribelli ancora allinterno.
Keranus!, Catone chiam il comandante ausiliario. I prossimi sono i tuoi uomini. Mandali
sul bastione e falli scoccare a volont.
S, signore!.
Non appena i frombolieri furono entrati nel campo, seguiti da Radamisto e le sue guardie,
Catone cominci a mandare sempre pi uomini al di l della rampa, sottraendo dalla linea un uomo
ogni cinque man mano che faceva il giro della formazione, in modo che si assottigliasse
progressivamente, fino a che rimasero solo Catone, Macrone e cinquanta uomini, raggruppati attorno ai
piedi della rampa. Dietro e sopra di loro, i frombolieri stavano scatenando una bordata di colpi sui
ribelli che incalzavano i romani ancora fuori dal campo. Era impossibile mancare un bersaglio a quella
distanza e Catone vide una successione di ribelli colpiti alla testa o sulle braccia che tenevano alte le
armi, schizzando di sangue tutti quelli intorno.
Batt sulla spalla di un uomo. Tu. Ritirati. Sulla rampa!.
Il pretoriano spinse avanti lo scudo, poi indietreggi e gli uomini ai lati chiusero la formazione,
riducendo impercettibilmente il perimetro. Catone continu a sottrarre un uomo dopo laltro, fino a che
ne rimase un numero appena sufficiente a difendere lestremit della rampa, quattro uomini a ciascun
lato di Macrone.
Centurione, quando do lordine, tu e i tuoi uomini fate dietrofront e correte sulla rampa.
Non farci aspettare, esclam Macrone, non osando voltarsi indietro.
Catone attravers di corsa la rampa ed entr nel campo. Una rapida occhiata tuttintorno
conferm che i suoi uomini avevano il controllo delle difese. Le rimanenti porte erano chiuse e
manipoli di frombolieri bordavano i terrapieni, continuando a bersagliare il nemico al di l. Si rivolse ai
soldati accanto alle porte.
Le voglio chiuse non appena lultimo dei nostri uomini avr superato la rampa.
I pretoriani annuirono e tre di loro, presa la barra di bloccaggio, si tennero pronti. Catone si
volt a guardare i pretoriani che, puntellando gli stivali chiodati, si protendevano negli scudi mentre
venivano incalzati dai ribelli.
Macrone! Ora!.
Andiamo, ragazzi!, url Macrone e balz in avanti, menando fendenti come un forsennato per
allontanare il nemico. Poi fece dietrofront e corse dietro ai suoi uomini. I frombolieri sulle porte
scatenarono una nuova scarica per coprire il centurione e diversi nemici caddero a terra. Poi, dai
turbinanti ranghi dei ribelli, qualcuno scagli unascia. Solc laria roteando verso Macrone e la parte
smussata lo colp alla parte posteriore dellelmo. Il centurione fece due passi barcollando, poi croll
sulla rampa, a met strada dalle porte, e giacque immobile.
...
.
...
CAPITOLO 36.
...
.
...
Catone stava gi correndo mentre Macrone cadeva a faccia in gi. Non lo sfior il pensiero
della responsabilit nei confronti degli altri uomini n del bisogno per un comandante di accettare una
perdita per il bene comune. Tutto ci che vide fu Macrone riverso a terra e vulnerabile e i primi ribelli
che si lanciavano in avanti, le bocche spalancate in ruggiti trionfanti mentre alzavano le armi per
uccidere il centurione romano. Catone sguain la spada mentre percorreva di corsa quei pochi passi per
raggiungere lamico e si ferm sul suo corpo, i denti digrignati e le labbra tirate indietro in un ringhio,
fronteggiando il nemico e pronto a difendere Macrone.
Il primo dei ribelli si lanci allattacco con la lancia spianata, tale era il desiderio di aggiudicarsi
lonore di aver ucciso un alto ufficiale romano. Catone cal con forza la spada sulla larga punta di ferro
della lancia, sbalzandola via. Poi agguant lasta con la mano libera e la torse verso di s, facendo
perdere lequilibrio al ribelle nel momento stesso in cui gli sferrava un violento montante, che gli apr
la faccia da guancia a guancia in unesplosione di sangue, frammenti ossei e denti. Il ribelle moll la
presa e, portandosi le mani al volto, barcoll verso il bordo della rampa e cadde nel fossato.
Altri due uomini corsero su per la rampa, armati di lunghe spade ricurve e scudi. Catone sapeva
di non poter tenere entrambi a bada. Quando il primo fint e Catone fece per parare il colpo, laltro si
mosse contro la sua parte scoperta, la spada alzata per colpire. Ma, prima che potesse sferrare il colpo,
lanci un grido di sorpresa e dolore: Cassio aveva fatto irruzione tra i ribelli, serrando le mascelle
attorno alla caviglia delluomo e facendogli perdere lequilibrio. Il ribelle cadde allindietro, quasi
addosso al cane, che apr la bocca e si scans con un balzo; poi corse ad accovacciarsi accanto al suo
padrone, il pelo ritto e i denti scoperti in un ringhio feroce, che indusse i ribelli a esitare per un breve,
decisivo istante che salv la vita a Catone e Macrone.
Svelto, signore!, esclam una voce e Catone fu spinto via senza tante cerimonie da un
pretoriano che prese posizione davanti a lui, scudo rivolto verso il nemico e spada alzata. Un altro
uomo li raggiunse, proprio mentre altri ribelli sopraggiungevano, brandendo le spade ricurve contro gli
scudi romani. Catone afferr il pettorale di Macrone con la mano libera e cerc di trascinarlo verso le
porte.
Dannazione a te, quanto pesi, grugn quando riusc a coprire solo una breve distanza. Cassio
emise un ultimo ringhio e segu il padrone.
Altri due pretoriani si lanciarono allattacco. Il primo si un ai due uomini che combattevano i
ribelli, mentre laltro rinfoder la spada e afferr Macrone per un braccio. Tira, signore!.
In coppia con laltro soldato, Catone riusc a trascinare il corpo inerte di Macrone per lultimo
tratto della rampa fin dentro il campo. Poi url ai tre uomini che continuavano a coprire il salvataggio:
Ritiratevi!.
I pretoriani non se lo fecero ripetere due volte e si ritirarono dal nemico in un turbinio di
fendenti e affondi. Quando passarono sotto il camminamento delle sentinelle, i frombolieri
bersagliarono i ribelli con una scarica, abbattendo gli uomini pi vicini. Un istante dopo, i pretoriani
entrarono incespicando nel campo, i loro compagni chiusero le porte e spinsero la barra di bloccaggio
nei supporti mentre i primi nemici si abbattevano contro la struttura di legno.
Spalle alle porte!, ordin Catone, premendosi contro la sbarra per tenerla al suo posto quando
i cardini di ferro cominciarono a protestare. Dallaltro lato sent i grugniti di fatica dei ribelli che, in
preda alla frustrazione, si accanivano contro le porte facendole tremare. Sentiva i continui scricchiolii e
il clangore dei colpi di frombola su elmi e corazze. I nemici sopportarono il castigo ancora per un po
prima di farsi scoraggiare dalle perdite e poi si ritirarono dalla rampa, andando a rifugiarsi dove
potevano per sottrarsi ai proietti di piombo.
Catone si stacc dalle porte e si precipit da Macrone, che era stato girato sulla schiena mentre
un medico lo esaminava alla ricerca di ferite.
Ci sono alcuni tagli e graffi ma non vedo altro.
 stato colpito allelmo, da dietro, spieg Catone, sganciando le cinghie e sfilando elmo e
calotta dai capelli arruffati di Macrone. Vide una leggera ammaccatura sul retro dellelmo e la mostr
al medico. Qui.
Gli occhi di Macrone sfarfallarono e il centurione emise un gemito. Poi ruot la testa di lato e
vomit. Il medico lo gir su un fianco per evitare che soffocasse e storse il naso allacre lezzo. Segno
che  ancora vivo, per lo meno.
Cassio li raggiunse e fiut entusiasta il vomito; disgustato, Catone lo spinse via, prima che il
cane fosse tentato di leccarlo, e poi si rivolse al medico.
Prenditi cura del centurione e tieni docchio il mio cane, ordin. Alzatosi, sal sul
camminamento. I rumori della battaglia erano cessati e, scrutando il terreno attorno al campo, vide che
i ribelli si erano ritirati dal fossato. Keranus diede ordine ai suoi uomini di mettere via le frombole e
risparmiare le munizioni. Anche gli arcieri nemici avevano cessato di scoccare e si erano messi al
riparo. Lunico movimento che scorse Catone proveniva dai feriti in mezzo ai cadaveri che
disseminavano la ritirata dei pretoriani. In gran parte si trattava di ribelli, ma l fuori cerano anche
diversi romani e lancieri iberiani, ai quali Catone dedic un momento di commiserazione; non cera
niente che potesse fare per aiutarli. Erano destinati a essere finiti dai nemici una volta che avessero
cominciato ad aggirarsi per il campo per depredare i cadaveri.
Altri morti erano sparpagliati su unarea pi ampia e Catone sapeva che si trattava per lo pi
delle vittime della disfatta iberiana. In lontananza, un raggruppamento di corpi delineava il fronte
originale della battaglia, fino al punto in cui era scattata la trappola.
Catone sospir e scopr che lintensit del combattimento gli aveva lasciato un leggero
indolenzimento alle membra; ci volle un momento prima che la sua mente si calmasse abbastanza per
pensare in modo razionale alla situazione in cui lui e i suoi uomini si trovavano adesso. Una rapida
occhiata allinterno del campo rivel che la maggior parte degli uomini delle due coorti era
sopravvissuta. Oltre a loro, gli unici iberiani rimasti erano i superstiti del contingente di lancieri e
Radamisto e la sua guardia personale, non pi di trenta uomini in totale. Insieme ai trecento pretoriani e
poco pi di duecento frombolieri, non bastavano per difendere i terrapieni del campo se il nemico
avesse deciso di sferrare un attacco simultaneo su tutti i lati. Certo, cera ancora la manciata di uomini
sotto il comando del centurione Nicolis, riflett Catone lanciando unocchiata in direzione della citt.
Poi vide che le porte erano aperte e un gruppo di ribelli a cavallo superava disinvolto lingresso ad
arco. A quella vista si perse danimo. Nicolis e la sua centuria dovevano essere stati traditi dallinterno
e adesso Artaxata era nelle mani dei ribelli. Ormai non cerano pi speranze per i superstiti. Erano in
trappola, in inferiorit numerica e isolati dal riparo dellacropoli in citt. Non cera neanche speranza di
ricevere soccorsi: le truppe romane pi vicine distavano centinaia di miglia. Erano senza cibo e
avevano con s solo lacqua nelle borracce. Tutto era perduto, si rese conto amareggiato.
Catone distolse lo sguardo e si mise a sedere sul terrapieno che dava sullinterno del campo. L
vicino cerano i resti sparpagliati dei mucchi di foraggio in cui i ribelli si erano nascosti. Vederli fer il
suo orgoglio professionale. Avrebbe dovuto capirlo che qualcosa non andava quando lui e Macrone
avevano esaminato il campo dalle mura quella mattina. Sembrava passato gi tanto tempo, pens
Catone. Ma non cera tempo per i rimorsi, si disse. Doveva farsi venire in mente un piano, qualsiasi
piano. I suoi uomini se lo aspettavano da lui. Osservando il campo, stabil che era impossibile difendere
lintero perimetro. Dovevano costruire un qualche tipo di ridotta in un angolo, ma gli unici attrezzi a
disposizione erano le loro armi. Vanghe e picconi erano con i carri e le macchine dassedio nelle stalle
del palazzo. E tutto quanto era caduto in mano al nemico.
Catone prese in considerazione le poche opzioni rimaste. Potevano difendere il campo fino a
che i nemici non avessero trovato un modo per superare i terrapieni e sopraffarli oppure, se i ribelli
erano saggi, avrebbero aspettato che fame e sete riducessero i difensori alla sottomissione. Cera
unaltra possibilit, pens Catone. Lui e gli altri potevano tentare la fuga e raggiungere la frontiera
combattendo. Scosse la testa per linutilit dellidea. Alla fine, tutto si riduceva ad arrendersi o
combattere fino alla morte. Con la desolata chiarezza di quelle scelte che gli risuonava nella mente,
torn da Macrone e trov lamico seduto, appoggiato a uno dei pali che sostenevano il camminamento.
Il medico laveva lasciato l mentre si occupava degli altri feriti. Catone si sfil lelmo e stiracchi le
spalle prima di accovacciarsi accanto a Macrone.
Come ti senti?
Da schifo. Macrone fece una smorfia. Mi sento la testa come unincudine. Il tuo dannato
segugio continua a leccarmi la faccia e tutto quanto gira. Si pieg in preda a un conato.
Hai ricevuto un brutto colpo alla testa, fratello, disse Catone. Cosa ti aspetti?.
Macrone si pul la bocca con il dorso della mano e si tast con cautela la testa, trasalendo
quando le dita si imbatterono in un bozzo grosso quanto un uovo di gallina.  sempre il bastardo alle
tue spalle quello che ti stende.
Chiuse gli occhi per un momento e poi continu. Qual  la situazione, ragazzo?.
Catone scosse la testa. Stavolta siamo davvero fottuti. Non c via duscita. O moriamo qui
dentro o ci arrendiamo.
Arrenderci? Neanche per sogno. Dopo quello che il tuo amico iberiano ha fatto alla gente del
posto, vorranno le nostre teste oltre alla sua. Preferisco correre i miei rischi e morire con la spada in
mano.
Quali rischi?, fece Catone. Siamo spacciati in un caso o nellaltro. A ogni modo, non sei in
condizioni di combattere adesso.
No?, brontol Macrone. Si iss in piedi e rimase cos, ondeggiando per qualche istante prima
di accasciarsi di nuovo contro il palo e scivolare a terra con un gemito frustrato. Cazzo Cazzo
Cazzo.
Gi, convenne Catone. Avrebbe voluto offrire allamico qualche parola di conforto ma non
ce nerano. Era tentato di sedersi accanto a Macrone e arrendersi alle circostanze, ma quello era un
lusso che nessun comandante aveva il diritto di concedersi. Doveva prendersi cura degli uomini meglio
che poteva fino alla fine. Solo allora il suo dovere nei loro confronti poteva dirsi compiuto.
Resta qui, Macrone, fino a che non sarai in grado di combattere.  un ordine.
Catone si scost dalla fronte un ciuffo di capelli madidi di sudore e si rimise calotta ed elmo.
Poi, avanzando a grandi passi, chiam: Ufficiali! Con me!.
Dopo aver ordinato agli optiones di fornirgli il conteggio degli uomini, assegnato a ciascun
centurione un tratto di terrapieno da difendere con i propri soldati e averli informati delle sue cupe
conclusioni riguardo la loro situazione, Catone and a raggiungere Radamisto, seduto su un mucchio di
paglia a poca distanza dal resto dei suoi uomini. Aveva una manica tagliata e il braccio fasciato. La sua
espressione era tetra quando alz lo sguardo sullufficiale romano, al quale rivolse un sorriso forzato.
Immagino che la brevit del mio regno mi assegner un posto speciale nella storia, eh?.
Catone ricambi il sorriso. Molto probabile.
Il sorriso del re si spense. Non ci sono speranze, allora?
Non che possa vederne, maest.
Maest?. Radamisto si strinse nelle spalle. Un re per caso. Se Zenobia potesse vedermi
adesso, mi schernirebbe.
Catone ne dubitava. Anche se Zenobia non era stata ancora catturata, stava sicuramente
temendo per la propria sorte una volta finita nelle mani dei ribelli.
Cosa ne sar di me adesso, tribuno?.
Catone prov un moto di disprezzo. Dovera la compassione di Radamisto per gli uomini che
aveva condotto in una trappola, gli uomini i cui corpi giacevano sparpagliati sul terreno davanti alla
capitale o quegli altri ancora in vita e braccati dai ribelli? Dovera la sua preoccupazione per Catone e i
pretoriani, costretti a seguirlo nella sconfitta? Non pensava ad altri che a s stesso, e a Zenobia. Non era
un uomo che meritava di essere re, riteneva Catone. Roma aveva scelto lalleato sbagliato.
Cerc di sgombrare la mente da quelle considerazioni quando gli rispose: Puoi tentare la fuga.
Hai un ottimo cavallo ma, se fossi uno a cui piace scommettere, non direi che le tue probabilit di
distanziare i nemici siano buone. Ma, se resti qui, la tua scelta  uguale alla nostra. Arrenderti o
combattere fino alla fine. Qualcuno potrebbe sostenere che un re degno di tale nome sceglierebbe la
seconda.
Radamisto si sofferm a riflettere. E tu cosa consigli?
Non sta a me consigliarti in una situazione del genere. La scelta  solo tua.
Capisco. Radamisto fiss Catone con uno sguardo indagatore. Non mi hai mai ammirato,
vero?
Ammirato?. Catone era sorpreso da quellosservazione. Fino ad allora, era vissuto nella paura
di ci che quelluomo poteva fare a lui e ad altri, per capriccio o in conseguenza di un cinico calcolo.
Possiedi delle qualit ammirevoli, certo. Hai coraggio. E forza, e questo basta per ispirare gli altri a
seguirti.
Ma?
Ma sei un uomo che  disposto a usare inganno e omicidio per averla vinta. La vita degli altri
non ha alcun peso nelle tue scelte. Sei anche crudele e sciocco. E sei un uomo che si fa guidare da
qualcuno ancora pi egocentrico di te.
Zenobia?.
Catone annu. Per tutto questo, ti compatisco. Ma non tanto quanto compatisco quelli che
hanno dovuto soffrire per via delluomo che sei. Fece una pausa. Ho un figlio. Un bambino, che
potrei non rivedere mai pi, grazie a te. E sono tanti tra i miei uomini quelli che lasceranno vedove e
orfani a causa tua. Fu un sollievo sgravarsi di tutti quei pensieri; un freddo piacere mostrare la nuda
verit a un uomo potente e imbevuto della convinzione della propria infallibilit e delle lusinghe dei
servitori, fino a che la sconfitta non lo aveva spogliato di tutte le belle vesti e dellalta autostima. Alla
fine, non era che un uomo, dopo tutto.
Radamisto si accigli. Tu mi disprezzi, tribuno.
Perfino adesso gli mancava la capacit di vedere la nuda verit, si rese conto Catone,
scoppiando in una risata amara.
Cosa c di cos divertente?, domand Radamisto.
Tu, maest, rispose con semplicit Catone. Non meriti neanche compassione. Disprezzo 
una parola troppo debole per descrivere quello che provo per te.
Rimasero a fissarsi per qualche momento e Catone vide la rabbia lottare con la ragione
nellespressione dellaltro. A un certo punto, ebbe la certezza che Radamisto fosse sul punto di
avventarsi su di lui. Ma, prima che potesse succedere, un grido si lev dal camminamento sopra le
porte.
Signore! Tribuno Catone!. Il centurione Keranus si stava sbracciando per attirare la sua
attenzione. Sta succedendo qualcosa. Alle porte della citt.
Grato della possibilit di allontanarsi dal re, Catone si precipit al terrapieno e sal per
raggiungere Keranus e i frombolieri disposti ai suoi lati. Un gruppo compatto di arcieri a cavallo era
emerso dalle porte e si stava avvicinando al campo di marcia. Due uomini cavalcavano in testa. Uno
sollev un corno e cominci a suonare una serie di note, mentre laltro indossava vesti da nobile,
pettorale ed elmo. Oltre le mura, una colonna di fumo si alzava nel cielo, in direzione del palazzo reale.
Vuoi che dia loro un piccolo incoraggiamento per fare dietrofront e correre di nuovo in citt?,
domand Keranus.
No, sentiamo coshanno da dire. Per lo meno ci far guadagnare un po di tempo.
Il drappello si ferm a un centinaio di passi, mentre i due cavalieri si spinsero fino alla rampa. Il
nobile alz lo sguardo su Catone e lo apostrof in greco. Sei lufficiale romano al comando?
S. Cosa vuoi?.
Il nobile fece un sorrisetto. Sono stato inviato dallalto consiglio dei nobili armeni per chiedere
la vostra resa.
Per un momento, Catone fu tentato di fare lo spaccone. Quali sono le vostre condizioni?
Credo che le troverai molto favorevoli. Consentiremo a te e ai tuoi uomini di lasciare il campo
e tornare in Siria indisturbati. LArmenia non ha diatribe con Roma. Vogliamo semplicemente gestire
da noi le nostre faccende, senza interferenze da parte di Roma o della Partia. Consideriamo Roma
amica dellArmenia.
Gli amici non si uccidono lun laltro.
N si impongono tiranni lun laltro. Il sorriso del nobile si spense. Il tuo imperatore ha
commesso un grave errore tentando di imporci di nuovo Radamisto. Liberiano  un usurpatore
straniero e noi non lo tollereremo. Proprio come non tollereremo un altro sovrano imposto dalla Partia.
Se gli di volessero concederci giustizia, allora porteremmo Radamisto nel grande mercato di Artaxata
e gli infliggeremmo ogni sorta di crudele tortura che ha usato sulle sue vittime, condannandolo alla
morte lenta che tanti hanno patito per mano sua. Tuttavia, la nostra proposta non ci permette di disporre
del tiranno.
Oh, perch no?
La nostra rivolta  sostenuta da oro iberiano e armi iberiane. In cambio, re Farasmane ci ha
anche offerto un riscatto per il rilascio di suo figlio. Ci ha giurato che a Radamisto non sar mai pi
consentito entrare in Armenia.
Catone si sforz di controllare la propria reazione a quella notizia. Era senza dubbio un bizzarro
colpo di scena. A che gioco stava giocando il re dellIberia? Perch si sarebbe offerto di aiutare i ribelli
a rovesciare il figlio quando Radamisto era diventato re proprio grazie al suo sostegno? Fece un
profondo respiro.
Qual  esattamente la vostra proposta?
Cederete il campo, Radamisto e tutti i suoi uomini a noi, immediatamente. I tuoi uomini
deporranno le armi e saranno nostri prigionieri fino a che tu, e una scorta di soldati romani, non avrete
portato Radamisto alla frontiera, dove lo consegnerete al governatore iberiano della citt di Iskerbalis.
Al tuo ritorno, il resto degli uomini sar rilasciato. Vi saranno restituite le armi e ripartirete per la Siria,
portando una lettera per il vostro imperatore in cui si afferma che restiamo alleati di Roma. Nonostante
le azioni di questi ultimi mesi. Ti sono chiare le condizioni?
Perch sono necessari i miei uomini per scortare Radamisto in Iberia? Potreste farlo voi stessi.
Non avete bisogno di noi.
Re Farasmane non ci crede capaci di restituirgli il figlio vivo. Una scorta romana  garanzia
della sua incolumit.
Capisco, annu Catone. E come sai che non porter Radamisto in Siria per tentare
nuovamente di metterlo sul trono dellArmenia?
Romano, mi fido di te meno di quanto il re iberiano si fida di noi. Ecco perch terremo i tuoi
uomini in ostaggio fino a che non sarai tornato dallaver riconsegnato Radamisto. Se fallisci
nellimpresa, per qualsiasi ragione, allora uccideremo i tuoi uomini. Quelli nel campo con te e questi
che abbiamo catturato in citt. Si volt e url un comando. I cavalieri si scostarono, rivelando un
gruppo di uomini con la tunica da pretoriano. Erano stati spogliati di scudo, armi e corazza. Con loro
cera unaltra figura e Catone cap allistante chi doveva essere. I cavalieri fecero segno ai prigionieri e
si avviarono verso il campo. I prigionieri si mossero con circospezione.
Ti restituiamo questi uomini, e la regina, come segno della nostra buona fede, continu il
nobile. Alz lo sguardo e si scherm gli occhi. Ti do fino a mezzogiorno per accettare le nostre
condizioni. Se non lo farai, allora aspetteremo e lasceremo che la sete vi indebolisca. Quando i tempi
saranno maturi, entreremo nel campo e uccideremo tutto ci che  ancora vivo al suo interno, tranne
Radamisto. Fino a mezzogiorno, romano. Chin il capo, gir il cavallo e torn al trotto in citt,
incrociando i prigionieri che si precipitavano nella direzione opposta. Catone aspett di riconoscere
Nicolis e alcuni degli altri per accertarsi che non si trattasse di uno stratagemma. Poi si volt e vide
Radamisto che lo fissava.
Immagino che tu abbia sentito tutto?, chiese Catone.
S셻. Radamisto si schiar la voce. E cosa deciderai di fare riguardo la loro proposta?.
Catone si erse in tutta la sua altezza e guard laltro. Ho gi deciso.
...
.
...
CAPITOLO 37.
...
.
...
Un mese dopo, Catone era seduto nel giardino della villa del governatore a Iskerbalis, una
cittadina appena oltre il confine con lIberia, dove lui e gli altri erano stati trattenuti per i precedenti
dodici giorni. Lunit di pretoriani che aveva portato con s stava giocando a dadi allombra di un
cedro, in un angolo del giardino. Era una calda giornata estiva e laria era immota e opprimente, e
Catone avrebbe preferito uscire a cavalcare o a camminare sulle colline che circondavano la citt.
Oppure nuotare nelle fresche acque del fiume che scorreva accanto alle mura e che segnava il confine
tra Iberia e Armenia. Tuttavia, il governatore aveva lordine di assicurarsi che i suoi ospiti, come si
riferiva a loro, restassero nella villa sotto stretta sorveglianza. Erano trattati bene, con cibo e bevande a
volont e comodi alloggi, ma gli ingressi erano chiusi a chiave e dovevano trovare di che passare il
tempo entro le mura della villa, mentre i suoni delle strade al di l non facevano che ribadire il loro
stato di reclusione. Era un bene che Catone avesse lasciato Cassio ad Artaxata; il cane avrebbe odiato
starsene rinchiuso e di sicuro avrebbe esaurito lospitalit del governatore in breve tempo.
Catone prese labitudine di far esercitare gli uomini ogni mattina, dopo di che li congedava e si
avviava alla sala da bagno della villa, dove si godeva il calidario prima di tuffarsi nella piccola piscina,
riempita tutti i giorni con lacqua del fiume che, alimentato da torrenti montani, era deliziosamente
fresco. Poi gironzolava nel giardino fino a mezzogiorno, quando il governatore aveva il piacere di
invitarlo sul terrazzo per un pranzo leggero e unamabile conversazione sulle esperienze di viaggio di
Catone e sui conflitti in Europa. Il governatore era una persona cordiale, con una sete di conoscenza del
mondo esterno, e possedeva una biblioteca, modesta per i criteri romani, in una stanza che si apriva
sulla terrazza. Molti dei manoscritti erano in lingue che Catone non conosceva ma cerano abbastanza
opere in greco per passare il tempo fino al pasto serale. Quella era la parte meno piacevole della
giornata, poich il governatore si ostinava a intrattenere Radamisto e Zenobia insieme a Catone, e gli
scambi erano spesso formali, tranne quando lottimismo del principe iberiano ne scatenava
lambizione, inducendolo a parlare di piani di future conquiste, nel momento in cui suo padre avesse
ritenuto opportuno dotarlo di altri soldati. Nel frattempo, il governatore ascoltava con educazione e, di
tanto in tanto, sembrava perfino divertito dalla tracotanza di Radamisto. Catone, al contrario, mostrava
di ignorare il principe e rifiutava di lasciarsi coinvolgere in lunghe conversazioni con lui o con
Zenobia. Soprattutto perch cera una palpabile tensione tra lex re e la regina, a seguito della umiliante
sconfitta.
Man mano che i giorni passavano e la frustrazione per linazione aumentava, i pensieri di
Catone andarono allinevitabile prospettiva di fare rapporto al generale Corbulone, una volta che la
colonna fosse tornata in Siria, dopo aver fallito la sua missione. Il breve regno di Radamisto si era
concluso e, al momento, lArmenia era governata da un consiglio di nobili. Catone non credeva che
sarebbe durato a lungo. N Roma n la Partia avrebbero tollerato unArmenia neutrale. Solo il controllo
dello sfortunato regno avrebbe soddisfatto entrambe le grandi potenze. www.leggenditaly.com
Il fatto che Tiridate fosse stato scacciato, insieme ai suoi parti, sarebbe stata una magra
consolazione e lofferta armena di una neutralit de facto sarebbe stata vista come una battuta darresto,
una volta che la notizia fosse giunta a Roma. E poi cera la questione della perdita delle salmerie e delle
macchine dassedio. Per lo meno non erano finite in mano a un potenziale nemico, riflett Catone con
una punta di soddisfazione. Non appena aveva capito che la battaglia era persa, il centurione Nicolis
aveva preso liniziativa e, ritirati gli uomini dalle porte, si era precipitato al palazzo per dare fuoco alle
salmerie e alle macchine dassedio. Era andato tutto distrutto, insieme a gran parte del palazzo, una
volta che le fiamme si erano propagate, prima che Nicolis venisse costretto alla resa.
Macrone era stato lasciato al comando delle rimanenti truppe e i ribelli avevano garantito a
Catone che si sarebbero presi buona cura di loro fino al suo ritorno. Catone, tuttavia, temeva che non
onorassero la promessa di trattare bene gli ostaggi. Soprattutto dopo che, in seguito alla resa, avevano
messo da una parte tutti i soldati iberiani e li avevano crivellati di frecce. Solo Radamisto e Zenobia
erano stati risparmiati, dal momento che quella era lunica condizione del patto che i ribelli avevano
stretto con il re dellIberia.
Il giorno seguente, Catone, la sua scorta, il re deposto e la regina avevano lasciato Artaxata e
preso la rotta commerciale per raggiungere la frontiera e la citt di Iskerbalis. Non cera stato bisogno
di disporre una sorveglianza, poich Radamisto pregustava ansioso il ritorno in Iberia e lopportunit di
perseguire nuovi sogni di potere. Il pericolo maggiore proveniva dagli armeni, il cui territorio stavano
attraversando.
Catone aveva fatto del suo meglio per evitare paesi e grossi villaggi in cui lui e i suoi uomini
potevano essere sopraffatti da folle rabbiose, aizzate dai ricordi del primo regno di Radamisto. In realt,
si era stufato della vista di quelluomo e della sua intrigante moglie, e aspettava con ansia la possibilit
di lasciare la villa del governatore e fare ritorno ad Artaxata.
La principale causa di preoccupazione era il rifiuto del suo ospite di consentire ai romani di
partire fino a che il re dellIberia non avesse dato lautorizzazione. Il re, avevano detto a Catone, era
stato avvertito dellarrivo di suo figlio a Iskerbalis e un corriere reale era giunto per informare il
governatore che sua maest stava venendo a incontrare il figlio personalmente. Questo sollevava un
interrogativo: perch non mandava a chiamare suo figlio? Non era solo Catone a porsi questa domanda.
Durante le cene, Radamisto affrontava di tanto in tanto largomento, puntualmente sviato dal
governatore, il quale insisteva che stava solo obbedendo alle istruzioni del re e non aveva idea dei suoi
motivi.
In quella bella mattina, un mese dopo la sconfitta alle porte di Artaxata, Catone era disteso su
un divano al caldo e aveva chiuso gli occhi per fare un sonnellino quando avvert unombra sulla
faccia. Riapr gli occhi e vide Zenobia che lo guardava dallalto, lespressione fredda e calcolatrice per
un istante prima di tramutarsi nel dolce sorriso che Catone era certo usasse su ogni uomo che
desiderasse manipolare per i suoi scopi.
Una bella mattina, tribuno Catone, disse in tono amabile.
Lui mise le gambe oltre il bordo del divano e si sedette, scrutandola con diffidenza. Lo era,
fino a un momento fa.
Zenobia si finse ferita. Non credo proprio che un commento tanto maleducato abbia
giustificazione.
Ascolta, sono stufo dei tuoi giochi e non puoi manipolarmi come fai con tuo marito.
Ah, s? Mi pare di ricordare di essere riuscita a convincerti a portarmi nella tua tenda e nel
tuo letto.
Catone si accigli.  stato un errore. Non capiter pi. Si guard attorno.
Se cerchi il mio re, sta ancora dormendo, o stava, quando lho lasciato poco fa. So come
spossare un uomo. Gli scocc unocchiata civettuola e poi continu. Perci possiamo parlare in
pace.
Non ho niente da dirti.
Senza aspettare un invito, Zenobia si sedette accanto a Catone e copr la sua mano con la
propria. Catone la scroll via con fare rabbioso. Basta!.
E va bene. Lespressione di Zenobia si indur. Non far giochetti con te, per il momento. Ma
devo chiederti la tua opinione su qualcosa. Parla liberamente o meno, come preferisci.
Il petto di Catone si sollev in un grosso sospiro. Di cosa si tratta?.
La ragazza ripieg le mani in grembo e si sofferm a riflettere prima di parlare a bassa voce.
Non capisco perch siamo trattenuti qui. Quale ragione Farasmane potrebbe avere per lasciarci in
attesa? Perch non ha subito mandato a chiamare Radamisto? Ho paura che non si fidi di suo figlio.
Puoi biasimarlo? E dopo tutto quello che tu, e lui, avete fatto patire ai miei uomini, neanchio
riesco a fidarmi di voi. Preferirei fidarmi di uno scorpione.
Questo  fuori luogo, tribuno.
Mi permetto di dissentire. Conosco te e Radamisto da abbastanza tempo per sapere quanto
calcolatori e pericolosi siate entrambi. Re Farasmane avr una conoscenza ancora pi profonda della
natura infida di suo figlio. Se fossi in lui, non permetterei a Radamisto la libera circolazione in Iberia.
Si  gi dimostrato capace di tradire e assassinare suo zio in Armenia. Dopo aver assassinato un
membro della famiglia, non  poi un passo cos lungo assassinarne un altro. Io preferirei che Radamisto
fosse trattenuto da qualche parte, dove sia possibile tenerlo docchio.
Zenobia lo guard pensierosa. Quindi stai dicendo che questo posto sar la nostra prigione?
Cos pare.
Le spalle di lei si afflosciarono impercettibilmente a quella prospettiva. Dai conferma ai miei
pensieri, Catone.
Ci fu un breve silenzio e poi Catone parl di nuovo. La domanda che faccio a me stesso 
perch i miei uomini e io siamo trattenuti qui insieme a voi.
S me lo sono chiesta anchio. Adesso che ci hai portati a Iskerbalis, non c niente che ti
impedisca di tornare alla tua coorte.
Sono sicuro che re Farasmane abbia i suoi motivi. Spero che scopriremo presto quali siano. Mi
stanco molto facilmente di unospitalit del genere.
Lei sorrise al suo tono ironico. S, lo scopriremo presto. Ne sono certa.
La risposta giunse pi tardi quello stesso giorno, al tramonto, quando scoppi un improvviso
trambusto nella strada fuori dalla villa del governatore. Il clamore di un grosso gruppo di cavalli che si
avvicinava e scambi urlati nella lingua locale. Catone si trovava nella biblioteca e mise via il rotolo che
stava leggendo per uscire sul terrazzo a indagare. Un lato dava sullampio cortile anteriore delledificio,
nel quale vide correre numerosi servitori e poi il governatore precipitarsi alle porte che si aprivano sulla
strada. Quando i servitori furono in posizione lungo il bordo del cortile e le guardie schierate a ciascun
lato della porta, il governatore rivolse un cenno al suo maior domus, che sfil il grosso chiavistello di
ferro e apr le porte verso linterno.
La luce si rivers dalla strada e poi unombra si proiett sul pavimento a mosaico, seguita da
una ventina di soldati in tunica verde e corazza nera. Si disposero ai lati e ci fu una pausa quando
apparve unaltra ombra e un uomo alto entr. Indossava una semplice veste blu e un diadema doro con
un grosso rubino incastonato sopra la fronte, che gli teneva indietro i capelli grigi. Al suo ingresso, tutte
le guardie si calarono in ginocchio, compreso il governatore. Ci fu un breve scambio, dopo di che il
governatore si tir su in piedi e condusse il re in direzione dellala della villa adibita alle questioni
ufficiali.
Catone scese di sotto in giardino e vide i suoi uomini, radunati in un gruppo, confabulare
inquieti.
 il re iberiano, ragazzi. Finalmente  arrivato a prendere suo figlio. Con un po di fortuna,
presto ci metteremo in viaggio per raggiungere il resto della coorte.
Quelle parole suscitarono alcune espressioni di sollievo e qualche sorriso. Uno degli uomini
sbuff. Ci stavamo chiedendo per quanto tempo ci avrebbero tenuti qui, signore. Cominciamo a
sentirci prigionieri, se capisci cosa intendo?.
Catone annu. Anche se, come prigione, non  cos male.
Parli per esperienza, signore?, intervenne un altro soldato.
No. Catone agit un dito. Ma unaltra domanda del genere, soldato Plauzio, e sarai tu a
farlo.
Gli uomini risero e Catone fu contento di vedere dissipata la loro inquietudine. Restate qui,
ragazzi, vado a vedere cosa succede.
Si volt e si diresse allentrata del corridoio che attraversava la casa. Quando emerse nel cortile,
vide Radamisto e Zenobia discutere in toni rabbiosi con il capitano delle guardie reali. Questultimo era
impassibile e lui e i suoi uomini si rifiutavano di lasciarli accedere allala della casa in cui il
governatore e il re erano entrati poco prima. Al rumore degli stivali di Catone si voltarono e Radamisto
indic gli uomini armati con aria di disprezzo.
Questi cani non mi lasciano vedere mio padre! Li far fustigare quando verr a sapere di
questo oltraggio.
Catone not che Zenobia sembrava molto pi contenuta e se ne stava da un lato con
unespressione calcolatrice.
Pur non essendo pi un re, Radamisto continuava a essere arrogante, decise Catone. Sono
certo che ci siano buone ragioni, maest. Questi uomini stanno solo obbedendo agli ordini. Sarebbe
sbagliato insistere che vengano puniti.
Un mese prima, Radamisto sarebbe montato su tutte le furie nel vedere negato il proprio volere,
ma la sconfitta e la perdita del trono lo avevano per certi versi ridimensionato. Dopo un momento di
riflessione, sospir. Hai ragione tribuno. Non li far punire, per questa volta.
Si fece da parte e mise una mano sulla spalla della moglie. Mio padre sar entusiasta di
rivedermi. Di rivedere entrambi. Sorrise a Zenobia. Mi ha sempre detto che ti ritiene una donna
bellissima e intelligente.
Lei ricambi il sorriso, come compiaciuta della lusinga, ma Catone vide che si trattava solo di
unespressione di facciata.
Il re ci accoglier alla sua corte. Mi trover nuovi soldati per fare nuove conquiste per la gloria
della nostra stirpe reale. Col tempo, sar di nuovo re. E non dimenticher la tua lealt, tribuno, n il
debito di gratitudine che ho con Roma, malgrado come siano andate le cose. Si erse in tutta la sua
altezza. Sono un uomo che  leale con i suoi alleati.
Catone fu colpito da quel tono sprezzante, superiore. Aveva dimenticato tutto ci che Catone gli
aveva detto al campo, prima della resa? Era possibile che non si rendesse conto di quanto fosse
pericolosa la sua situazione? La sua sicurezza e la sua arroganza erano tali che davvero credeva che re
Farasmane lavrebbe accolto come un padre affettuoso e ricoperto di altri onori e opportunit? O si
trattava di semplice spavalderia, tesa a nascondere la paura e lincertezza che gli maceravano il cuore?
Catone si costrinse a chinare il capo in segno di riconoscenza. Mi rallegra saperlo, maest.
Una voce chiam dal corridoio e Catone vide il governatore allingresso della sua modesta sala
delle udienze che faceva segno al capitano delle guardie. Con gli uomini armati a ciascun lato,
Radamisto, Zenobia e Catone furono scortati alla presenza di re Farasmane. La sala non superava i
quaranta piedi di larghezza e non cerano pedane n sedie simili a troni, solamente un tavolo dal ripiano
di marmo e un sedile di legno scolpito, dal quale il re osservava coloro che aveva convocato. Le
guardie entrarono una dopo laltra nella stanza e si disposero a ciascun lato, come per sottolineare che i
tre erano prigionieri.
Lo sguardo del re si fiss su Catone, che apostrof in greco.  importante che tu capisca cosa
ho da dire. Il governatore dice che parli greco molto bene.
S, maest.
 unottima cosa. Il re volt gli occhi scuri su Radamisto. Mi scalda il cuore vederti, figlio
mio.
Radamisto sorrise e fece un passo avanti. Padre, io.
Due guardie abbassarono le lance per impedirgli di avvicinarsi oltre al re. Cal un pesante
silenzio, durante il quale Radamisto rimase a bocca aperta e il re si alz impettito e fece il giro del
tavolo per andare a mettersi di fronte al figlio. Da vicino, Catone vide che aveva il volto segnato e gli
occhi incavati erano grigi e luccicavano come argento. Le sue labbra si curvarono in un sorriso quando
parl. Sei sempre stato il mio figlio preferito. Dal momento in cui tua madre ti ha mostrato a me. Eri
sfrontato da bambino, sempre il primo a dire ci che pensava, il primo in ogni gara che facevi. E anni
dopo, il miglior allievo a cui il mio maestro darmi abbia mai insegnato. Cavalcavi come se fossi nato
in sella. Cos forte, cos bello, cos amato da tutti e temuto da alcuni. Radamisto, nessun padre potrebbe
essere pi orgoglioso delle tue qualit.
Allung le mani rugose e le pos sulle spalle del figlio; poi attir a s Radamisto per baciarlo
sulla fronte e abbracciarlo. Lo tenne stretto per un momento e, da sopra la spalla di Radamisto, a
Catone parve di scorgere il luccichio delle lacrime negli occhi del vecchio. Poi, bruscamente, il re si
stacc, fece un passo indietro e la sua espressione si fece severa. Lodo giustamente le tue qualit. Ma
ci sono anche difetti nel tuo carattere, primo tra tutti lambizione. Molto prima che tu diventassi adulto,
sapevo che desideravi prendere il mio posto sul trono di Iberia. Per hai giurato lealt a me e ti sei
accontentato di aspettare che invecchiassi e morissi. Ma io sono invecchiato e non sono morto e la tua
impazienza era palese. Ecco perch ti ho dato i soldati per andare a prenderti lArmenia e placare la tua
sete di comando. Altrimenti avrei dovuto considerarti un rivale per la corona iberiana. Fece una pausa
e scosse mesto la testa. Ma ti sei dimostrato inadatto a regnare e sei stato costretto a fuggire e
implorare Roma perch ti aiutasse a rivendicare lArmenia. Ed  stato allora che ho finalmente
accettato il fatto che la tua ambizione sovrastava tutto il resto. Non c da fidarsi di te, Radamisto. Sei
infido e pericoloso. Uomini come te non sono adatti a essere re e, se non si accontentano dellaltro che
la vita ha da offrire loro, allora non sono adatti a vivere.
Radamisto sgran gli occhi per la paura. Padre, mio re, sono il tuo servitore. Giuro sulla mia
vita di essere un figlio leale.
Non sei il servitore di nessuno fuorch di te stesso. Mi dispiace, figlio mio. Non mi lasci
scelta. Non sono al sicuro fino a che tu vivi. N lo sono i tuoi fratelli e le tue sorelle.
Radamisto giunse le mani. Ti scongiuro. Dammi una possibilit per dimostrare la mia lealt.
Hai avuto occasioni in abbondanza. Pi di quante un uomo abbia diritto di aspettarsi.
Radamisto si volt verso Zenobia e le punt un dito contro.  stata lei a farmi diventare cos!
 stata lei, sempre lei, a riempirmi la mente di sussurri e promesse di cose future. A tramare, sempre a
tramare.
Catone vide lespressione sconvolta di Zenobia, poi la paura e infine la fredda furia, tutto in un
batter docchio. Le labbra di lei si deformarono in un ghigno di scherno. Tu accusi me di tramare? Io
ti sono stata leale tanto quanto tu non lo sei mai stato con tuo padre. Se ho tramato  stato solo perch
vi sono stata costretta.
Tu menti! Non ti ho mai costretta. Padre, sta mentendo!.
Taci, sciocco, sbott lei. S, sciocco Troppo stupido per vedere che il re ha gi deciso la
tua sorte. Troppo stupido per renderti conto che non avresti ottenuto niente se io non ti avessi spinto a
fare ci che era necessario, se non avessi lottato di continuo per impedire alla tua natura crudele di
disfare ci che ti avevo fatto ottenere. Scosse la testa.  tutto finito ormai. Maest, quello che dici 
vero. Tuo figlio ha un animo cattivo e io ho fatto il possibile per guidarlo verso ci che  giusto. Se ho
sbagliato,  stato cercare di indurre Radamisto a fare ci che era meglio per lui, e per te. Non merito di
condividere la sua sorte. Chiedo misericordia.
Radamisto ascolt quelle parole tremando per la rabbia. Poi, prima che qualcuno potesse
reagire, si avvent su di lei. Zenobia si volt, la bocca aperta per urlare, ma solo un verso strozzato le
usc dalle labbra. Catone si lanci in avanti e sferr un pugno alla mascella di Radamisto. Il principe
iberiano barcoll allindietro, stordito, e due guardie si affrettarono a prenderlo per le braccia,
immobilizzandogliele dietro la schiena. Nella mano stringeva un piccolo pugnale dalla lama sottile,
macchiata di cremisi. Catone si gir verso Zenobia. Lei abbass lo sguardo e vide una chiazza rossa
allargarsi sulla tunica.
Mi ha pugnalato, disse piano, con unespressione di sbigottita sorpresa. Poi barcoll
allindietro e si accasci sul pavimento.
Catone si precipit da lei, slacciandosi il fazzoletto dal collo. Cera un foro netto nella stoffa
zuppa di sangue e, scostandola, scopr la pelle. Asciug il sangue e diede una rapida occhiata alla ferita
prima che riprendesse a sanguinare. Voltandola, vide un altro foro e cap che la lama aveva trafitto solo
carne e muscolo, senza danneggiare alcun organo.
Strapp in due il fazzoletto e premette i due tamponi contro le ferite, strappando un urlo a
Zenobia. Probabilmente vivrai, le disse.  solo una ferita superficiale.
Catone alz lo sguardo e vide lespressione sconvolta del re mentre osservava la donna ferita e
poi il figlio dagli occhi spiritati. Il sovrano deglut e fece un profondo respiro per calmare i nervi prima
di parlare.
Principe Radamisto, ti condanno a morte.
Per quale ragione?, domand il figlio.
Ha importanza? Dato tutto quello che  stato detto qui. Il re fece spallucce. E va bene,
allora. Per aver tramato contro il tuo re, per lassassinio di tuo zio. Il tentato omicidio di tua moglie.
Sono ragioni sufficienti. Farasmane si rivolse al capitano della guardia e gli impart istruzioni. Prima
che potesse protestare di nuovo, Radamisto fu trascinato via dalla stanza e lungo il corridoio. Catone lo
sent dibattersi e imprecare contro le guardie, lottando fino alla fine. Ci fu un ultimo, patetico grido.
Padre!.
Poi, silenzio.
Re Farasmane chiuse con forza gli occhi e serr i pugni per un momento; poi, con un pesante
sospiro, si rivolse a Catone.
Tribuno, riporterai la sua testa ad Artaxata per mostrarla alla gente. Dirai loro che lascer
lArmenia in pace. Quando alla fine tornerai a Roma, di al tuo imperatore che gli suggerisco
umilmente di fare altrettanto. Non verr mai niente di buono dallo spreco di cos tante vite e risorse per
il tentativo di aggiudicarsi il controllo dellArmenia. Hai capito?
Ho capito, maest. Ma io non posso parlare per limperatore.
Re Farasmane si sfreg la fronte grinzosa. Ho sentito dire che il nuovo imperatore non  che
un bambino. Spero che sia pi saggio della sua et, per il bene di noi tutti. N Roma n nessun altro
regno pu sopportare a lungo di essere gestito da uno sciocco sbruffone Prendi la testa di mio figlio e
fa subito i preparativi per la partenza. Voi romani non siete i benvenuti in Iberia. Andate via.
...
.
...
CAPITOLO 38.
...
.
...
Tarso, ottobre.

Il cambiamento di stagione era evidente nelle foglie che cadevano dagli alberi nei giardini
recintati di Tarso e che il vento fresco trasportava nelle strade. Gli uomini delle due coorti che Catone
aveva condotto in Armenia si stavano accampando sotto locchio vigile di Macrone, mentre il tribuno
entrava nella citt per fare rapporto al generale Corbulone. Si era preso il tempo di pensarci
attentamente prima di impegnarsi con un documento scritto. La missione era stata un insuccesso in
quanto luomo inviato da Roma per governare lArmenia era morto e il regno era nelle mani di un
gruppo di nobili ribelli che dovevano ancora scegliere un successore. Malgrado le loro proteste di
neutralit, non cerano garanzie che il prossimo re decidesse di essere alleato di Roma. E se, invece,
avesse scelto di schierarsi con la Partia, allora lArmenia sarebbe ripiombata nel conflitto. Il fallimento
della missione era aggravato dalle perdite subite dalle due coorti, nonch dalla distruzione delle armi da
assedio. Era improbabile che il fatto che fossero state distrutte e non cadute in mani armene potesse
costituire una nota di merito per Catone.
Quando raggiunse il quartier generale, Catone fu informato che Corbulone era a caccia sulle
colline e non sarebbe tornato prima di sera. Catone consegn il rapporto scritto, disse allimpiegato
dove potevano trovarlo e poi lasci ledificio per recarsi allabitazione dellargentiere, nei pressi del
foro. Malgrado la prospettiva di rivedere suo figlio, sentiva il cuore pesante mentre percorreva le strade
con Cassio al guinzaglio. Laspetto del cane era molto migliorato da quando Catone laveva adottato.
Gran parte del pelo era ricresciuto sui punti in cui mancava e adesso gli copriva le cicatrici. Non cera
niente da fare riguardo lorecchio mancante, che gli conferiva un aspetto sbilenco e avrebbe potuto
renderlo oggetto di risate se fosse stato un animale pi piccolo e non avesse avuto laria cos feroce.
Difatti, incrociando lufficiale romano e la sua ispida bestia, la gente si teneva alla larga.
Catone era ignaro dellimpressione che lui e Cassio stavano dando. I suoi pensieri erano molto
inquieti. La disapprovazione di Corbulone sarebbe stata riferita a Roma e Catone non dubitava che i
suoi nemici a corte avrebbero approfittato del suo fallimento nel riportare lArmenia nella sfera
dinfluenza romana per strappargli il comando della Seconda coorte. Sarebbe rimasto a languire a
Roma, in attesa di un nuovo incarico. Ma con diversi ufficiali di rango simile e maggiore esperienza
che si contendevano ogni posto vacante, cerano ben poche prospettive di ricevere un nuovo comando.
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Attravers il foro e gir langolo della strada in cui largentiere aveva la sua piccola bottega e
lannessa abitazione. Si rianim a quella vista familiare e sorrise mentre raggiungeva a grandi passi la
porta della casa. Si ferm fuori in strada e si chin ad accarezzare lorecchio buono di Cassio. Il cane
scodinzol felice.
Allora, ragazzo, causerai un po di agitazione quando entrerai in casa. Non si morde. E non si
salta. Probabilmente stenderesti Lucio e probabilmente verresti steso da Petronilla se ci provi con lei.
Leccare va bene, sempre che non anneghi nessuno in quella tua bava puzzolente. Intesi?.
Il cane lo guard con aria assente e poi agit di nuovo la coda, come per sondare le acque.
Catone sorrise. Hai ragione. Sto solo tergiversando. Andiamo, forza.
Si volt e buss con forza. Aspett ma, quando non ci fu risposta, batt di nuovo con il pugno.
Va bene!, url Petronilla dallinterno. Arrivo.
Il chiavistello si mosse allindietro e la porta si apr appena, mostrando la faccia della donna.
Poi la sua espressione stanca si dissolse e, raggiante, spalanc la porta. E rimase pietrificata.
Per gli inferi, cos quel coso?
Quel coso si chiama Cassio.  una specie di animale domestico, spieg Catone, continuando
in tono pi accattivante. Con il quale Lucio potr giocare.
Giocare?. Petronilla pieg la testa da un lato mentre esaminava la bestia. Cavalcare, direi. 
buono?
Definisci buono. Catone varc la soglia e Cassio lo segu, scrutando Petronilla con diffidenza
mentre il suo padrone gli parlava in tono rassicurante. Anche lei  buona, ragazzo. Non morde.
Oh, grazie. Petronilla fece una smorfia, poi guard ansiosamente la strada alle spalle di
Catone. Dov il mio uomo? Dov Macrone?
Sta bene. Si sta occupando dellaccampamento e poi verr qui.
Occupando dellaccampamento?, si accigli Petronilla.  stato via per mesi e non si prende
il disturbo di venire a trovarmi fino a che non avr messo su qualche tenda.
Esigenze della vita militare, temo. Non si tratterr pi a lungo del dovuto.
Sar meglio.
Allora, dov mio figlio?.
Petronilla accenn allinterno della casa. Lho appena messo a letto per un pisolino. Lo
stronzetto  stato un vero incubo in questi ultimi giorni, se posso permettermi. Intrattabile e
inappetente. Sveglio per met della notte e poi scontroso il giorno dopo. Gli sto insegnando a leggere.
O, meglio, ci provo.
Catone rise. Allora dovresti essere felice che io e Macrone siamo tornati per inculcargli un po
di disciplina.
Voi?, tir su col naso la donna. Voi due non fate che stuzzicarlo ancora di pi.
Si voltarono nel sentire uno scalpiccio di piedi e poi, lanciando un urlo di gioia, Lucio
attravers di corsa la stanza. Pap!.
Catone lo prese tra le braccia e gli depose un grosso bacio sulla guancia e Lucio si scost al
contatto con la barba. Poi url quando Cassio salt su e, appoggiate le zampe sul braccio di Catone,
prese a leccargli i piedi.
Lupo!, esclam Lucio. Mi mangia!.
Vuole solo essere tuo amico, spieg Catone. Ma se non cominci a comportarti bene con
Petronilla, potrebbe mangiarti.
Far il bravo, disse con trasporto Lucio. Prometto. Per favore, non farmi mangiare dal
lupo.
E va bene, allora. Catone gli diede un abbraccio e lo mise seduto sul bordo del tavolo accanto
allentrata. Poi consegn il guinzaglio a Petronilla e chiuse la porta. Porta Cassio in cortile, per
adesso. Pu mangiare pi tardi, dopo che avr salutato Lucio come si deve.
Gli occhi di Petronilla si ridussero a due fessure. Ti sembro forse una schiava da canile? Oh, e
va bene, dannazione.
La donna si pieg e agit un dito davanti al cane. Cassio, eh? Farai meglio a comportarti bene
se non vuoi guai.
Prima che potesse reagire, Cassio le lecc la faccia e scodinzol.
Penso che tu gli abbia fatto unottima prima impressione, disse Catone.
Be, lui no. Petronilla diede uno strattone al guinzaglio e si diresse verso il retro della casa.
Forza, andiamo.
Catone si chin davanti al figlio. Allora, Petronilla dice che hai fatto il monello. Spero che non
sia vero.
Lucio agit i piedi a mezzaria e abbass la testa, guardando Catone di sottecchi e sorridendo
birichino.
Quando Macrone arriv a casa, stava ormai calando la sera e alcune lampade erano state accese
per illuminare linterno. Catone lo fece entrare e, mentre Macrone si toglieva il mantello e lo
appendeva a un gancio vicino alla porta, Lucio salt su e corse da lui. Macrone si accovacci per
abbracciarlo e poi gli arruff i capelli ondulati.
Sono ben oltre la lunghezza regolamentare, ragazzo. C bisogno di un taglio. E io conosco
proprio la signora giusta. Ma dov? Dove pu essere Petronilla, eh?
Proprio qui. La donna stava sulla soglia dellatrio, con le mani sui fianchi. E perch mi
hai fatto aspettare tanto?
Aspettare?. Macrone guard impotente Catone.
Oh! Razza di sciocco! Vieni da me, rise lei.
Macrone scost gentilmente Lucio e si tir su in piedi prima che Petronilla si precipitasse ad
abbracciarlo e a baciarlo con forza sulle labbra. Poi si tir indietro e gli prese le mani. Ho bisogno di
parlarti, da sola.
Se per te non  un problema, signore?, domand Macrone a Catone.
Affatto, sogghign lamico. Sono certo che abbiate parecchio da, ehm, dirvi.
Macrone gli strizz locchio e poi condusse Petronilla al piano di sopra e, un momento dopo, il
letto cigol e si udirono i versi strozzati e gli strilli di Petronilla e gli affettuosi borbottii di Macrone.
Catone e Lucio erano seduti in un angolo a giocare con alcuni gladiatori di legno e, fermatosi
per un momento, il bambino alz lo sguardo verso il soffitto mentre ascoltavano i rumori dallalto.
Zio Macrone e Petronilla stanno di nuovo facendo la lotta, vero, pap?
S. Temo che sar un incontro parecchio lungo. Catone sorrise e decise che era un buon
momento per cambiare argomento. Allora, dimmi cosa hai fatto mentre eravamo via.
Con laccompagnamento dellamoroso ricongiungimento di Macrone e Petronilla, che dur pi
a lungo di quanto avesse mai creduto possibile prima che tutto tacesse, Catone ascolt con crescente
piacere e affetto Lucio che gli raccontava delle loro lezioni quotidiane, che a volte gli piacevano, delle
passeggiate in citt per raggiungere il mercato, dove contava il denaro per il cibo che compravano, cosa
che gli piaceva sempre.
Parl anche dei loro tentativi di pesca e di come fosse pi bravo di Petronilla. Di come non gli
piacesse la bambina della casa accanto, che trovava sempre seduta sul suo gradino quando usciva e non
faceva che sorridergli. Tutto questo era una sorta di poetico balsamo per le orecchie di Catone, man
mano che si immergeva in un mondo senza soldati, senza guerra, senza morte e mutilazioni, senza
politica e tradimento, senza paura. Per un momento, fu assalito dallo struggente desiderio dei piaceri
semplici e dellinnocente curiosit dellinfanzia, che tutti gli adulti provano qualche volta.
Un colpo alla porta interruppe il sogno a occhi aperti di Catone. Diede un buffetto alla testa di
Lucio e indic il cestino dei giochi. Penso che adesso dovresti metterlo via.  ora di andare a letto.
Lucio mise il broncio. Devo?
Non sono Petronilla. Farai come dico.
Catone si alz e and alla porta. Fuori, cera un soldato con una torcia. Dietro di lui, cera un
altro uomo con il cappuccio del mantello alzato. Il soldato si fece rispettosamente da parte mentre
luomo entrava e si chiudeva la porta alle spalle. Si tolse il cappuccio e Catone si irrigid nel vedere il
generale Corbulone che si guardava intorno.
Siamo soli?. Poi scorse Lucio che metteva via i suoi gladiatori di legno. Chi altro c in
casa?
Il centurione Macrone e la sua donna sono di sopra, signore. Largentiere vive nellaltra ala
della casa.
Bene. Corbulone and da Lucio. Tuo figlio?
S, signore.
Un bel ragazzo. Devi esserne fiero.
Lo sono.
E sono certo che un giorno sar un ottimo soldato.
Catone non replic. Si chin e tir su in piedi Lucio. A letto, adesso. Pap ha bisogno di
parlare con il suo ospite.
Lucio alz lo sguardo. Sei un amico di pap?.
Corbulone fece un sorrisetto. Qualcosa del genere, giovanotto. Adesso fa come dice tuo
padre, eh?.
Dopo che Lucio fu uscito dalla stanza, Corbulone si sedette al tavolo e la sua espressione si
indur. Ho letto il tuo rapporto quando sono tornato dalla battuta di caccia. Non  stata una bella
lettura.
Catone si era preparato per quel momento e sostenne lo sguardo del superiore senza battere
ciglio mentre questi continuava. Non credo che i nostri padroni a Roma saranno molto contenti del
risultato della tua missione. Non che sia stata compiuta su loro ordine, certo. La missione  stata una
mia iniziativa. Quando a Roma si sapr che con Radamisto abbiamo perso una preziosa risorsa, ci sar
la richiesta affinch qualcuno sia ritenuto responsabile della sua morte. Tuttavia, sar in grado di
difendermi, come lo sarai tu, sulla base del fatto che lArmenia era gi caduta sotto linfluenza di
Tiridate e dei parti e che era essenziale almeno tentare di colpire prima che il nemico consolidasse la
sua presa su di essa. Potremmo perfino sostenere che unArmenia neutrale  da considerarsi una sorta
di successo, anche se, nel processo, abbiamo perso un re cliente. Ma sai come queste cose tendano a
essere distorte per fini politici.
Senzaltro, signore. La morte di Radamisto sar presentata come un affronto al prestigio di
Roma e alla sua potenza e una delle fazioni senatoriali esiger la tua revoca, cos un nuovo uomo potr
essere mandato a dare una lezione agli armeni, oltre che ai parti.
Proprio cos, annu Corbulone. E si tratter di qualche mentecatto favorito di Nerone, dalla
scarsa esperienza e il desiderio di farsi un nome. La situazione  gi abbastanza pericolosa senza
bisogno di peggiorarla con un idiota che brancola nel deserto come Crasso. Non permetter che accada.
Perci dobbiamo riprenderci lArmenia e poi colpire la Partia, e dobbiamo farlo subito, prima che i
miei nemici a Roma abbiano la possibilit di fare danni. Si protese in avanti. Non hai parlato con
nessuno al quartier generale del contenuto del tuo rapporto, spero?
No, signore.
Eccellente. Allora ti suggerisco di tenerti a distanza dal personale del quartier generale.
Archivier il tuo rapporto tra le mie carte personali e nessuno dei due parler della missione, per lo
meno fino a che non guider il mio esercito in Armenia in primavera.
Ma, signore, come possiamo tenere segreta la cosa? I miei uomini ne parleranno nel momento
in cui faranno visita alle taverne della citt e apriranno la prima caraffa di vino. Non posso imporre loro
di tenere la bocca chiusa.  il modo migliore per mettere in giro voci.
Sono daccordo. Perci, se i tuoi uomini parlano, la notizia arriver senzaltro alle orecchie di
un ufficiale o di una spia che lavora per una fazione senatoriale rivale. A quel punto manderanno un
rapporto a Roma, dove sar discusso e mi verr inviato un messaggio con la richiesta di un rapporto
dettagliato. Io, ovviamente, mander a mia volta un messaggio per dire che la questione della morte di
Radamisto sar oggetto di indagini. Con un po di fortuna, riuscir a tirarla cos per le lunghe da farla
diventare irrilevante. Ma anche tu devi fare la tua parte.
La mia parte, signore?
ovvero tenere la bocca chiusa. Se messo alle strette, di che hai portato il tuo uomo ad
Artaxata, lhai messo sul trono e poi sei tornato in Siria, secondo gli ordini. Se questo significa
omettere qualche particolare, ci vorr parecchio tempo prima che la versione completa divenga nota. A
quel punto, dovremo sperare di essere nel pieno della campagna e di avere una vittoria o due da
festeggiare. E sappiamo entrambi con quanta facilit le buone notizie eliminino la puzza di quelle
cattive.
Corbulone attese che Catone facesse il punto della situazione. Poi, si alz. Sei un ottimo
ufficiale, Catone. Da quello che scrivi nel tuo rapporto, sei stato vittima delle circostanze e degli errori
di Radamisto. Ma questo non ti salver dalla censura del senato n dai fischi della folla.  un obbligo
nei confronti di te stesso, e di Roma, avere la possibilit di redenzione. E quella possibilit arriver
quando, in primavera, lesercito si rimetter in marcia.
S, signore.
Corbulone si tir di nuovo su il cappuccio e and ad aprire la porta. Il soldato stava ancora
aspettando l fuori e la luce della torcia illumin di rosso sangue la faccia del generale. Corbulone si
ferm sulla soglia e diede un buffetto al petto di Catone.
Non metterti troppo comodo qui a Tarso. Ho bisogno di temprare gli uomini. Porter lesercito
sulle montagne per laddestramento invernale. Sar dura e mi odieranno per questo, ma quando
colpiremo la Partia voglio dietro di me uomini sui quali posso fare affidamento. Sei un uomo del
genere, tribuno Catone?
S, signore.
Corbulone lo fiss. Bene. Adesso goditi tuo figlio pi che puoi. La guerra  alle porte. La
guerra con la Partia. E quando arriver, tu e il resto degli uomini del mio esercito sarete messi alla
prova come non mai. Contaci.
...
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FINE.
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NOTA DELLAUTORE.
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...
 difficile per chi vive adesso comprendere appieno le sfide presentate ai romani da quello che
viene tranquillamente definito Medio Oriente. Era il medio di cosa, esattamente? E loriente rispetto
a dove? Come tantissime espressioni usate in modo casuale, tende a nascondere i propri presupposti e
perci adesca i decisori politici in azioni basate su false premesse o semplice ignoranza. Abbiamo visto
esempi in abbondanza negli ultimi decenni ed  forte la tentazione di dare facili giudizi sulla storia che
si ripete, in relazione allintervento occidentale e alle incursioni romane duemila anni prima. Tuttavia,
la storia non si ripete. Anche se, come vedremo poi, ci sono certe omologie tra allora e adesso che si
rivolgono pi a modelli politici che a personaggi ed eventi specifici.
Lunga vita allimpero parla della contesa tra Roma e la Partia per il regno di Armenia. La lotta
tra i due imperi  durata per centinaia di anni senza un esito decisivo. Il primo incontro ufficiale tra le
due potenze avvenne allinizio del primo secolo a.C., quando il generale romano Silla incontr una
delegazione partica nei pressi del fiume Eufrate. Sin dallinizio, le relazioni tra le due parti furono
caratterizzate da sospetti e ignoranza. Questo era dovuto soprattutto alle enormi differenze culturali tra
Roma e la Partia. La seconda non aveva un esercito permanente ed era governata da un despota. Al
contrario, i romani avevano allepoca un esercito in gran parte professionista e lo stato era guidato da
fazioni politiche contrastanti. Mentre i parti consideravano i romani aggressivi usurpatori, questi ultimi
ritenevano gli avversari effeminati, inaffidabili e barbarici. Questi stereotipi reciproci avrebbero
plasmato per sempre le relazioni tra le due potenze, con un enorme dispendio di risorse economiche e
di manodopera per entrambe.
Non solo Roma e la Partia erano diverse culturalmente, lo erano anche, in modo pi
significativo, dal punto di vista militare. Si  spesso osservato che lesercito romano era ponderoso e,
pertanto, legato alle sue linee di comunicazione che, necessariamente, limitavano la portata e la
velocit delle operazioni. Lesercito partico si basava per lo pi sulla cavalleria  arcieri e catafratti 
con i nobili responsabili di fornire un gruppo di uomini che servisse il sovrano in caso di bisogno.
Questo significava che i parti potevano avanzare rapidamente ed erano molto efficaci nel
combattimento mordi e fuggi. Il risultato era che, quando i romani incontravano i parti in campo aperto,
i primi erano in svantaggio. Vale la pena ricordare che Crasso e le sue legioni fallirono contro
unarmata partica molto pi piccola, composta per lo pi da arcieri a cavallo in grado di tenersi a
distanza e falciare gli inermi legionari. Questo fece s che, in seguito, i comandanti romani decidessero
di rinunciare a unavanzata attraverso il paesaggio aperto della Mesopotamia scegliendo invece il
terreno montagnoso dellArmenia, a nord, molto pi favorevole alla loro fanteria.
Il popolo armeno ebbe la sfortuna di trovarsi a cavallo della principale rotta bellica tra le due
potenze. Roma aveva bisogno del controllo sullArmenia per garantirsi una via daccesso alla Partia e
mettere in sicurezza il versante settentrionale.  per questo che lArmenia fin per assumere
unimportanza vitale per Roma. Dal punto di vista partico, la valenza dellArmenia si basava su una
lunga storia di lasco controllo sul regno e legami culturali molto pi stretti di quanto Roma ne abbia
mai avuti con il popolo dellArmenia. Come capita spesso, limportanza percepita del trofeo crebbe a
dismisura rispetto a quella reale strategica.
Una volta che Roma fu sconfitta dalla Partia, il nemico assunse uno status quasi mistico come
supremo rivale di Roma. I generali romani vedevano la guerra contro la Partia, e il controllo
dellArmenia, come unopportunit di accrescimento personale e si contendevano luno con laltro, e
con i loro predecessori, la conquista della gloria umiliando la Partia. Cos facendo, avevano bisogno di
presentare la Partia come una minaccia che era assolutamente sproporzionata rispetto ai reali rischi
costituiti dallimpero nemico. Come ho gi osservato, lesercito partico era improntato a una
concezione di guerra fluida e a breve termine, e non ci furono mai tentativi seri di invadere e
conquistare la parte orientale dellimpero romano. Tuttavia, per i romani, riconoscere e accettare una
cosa del genere li avrebbe privati della giustificazione della ricerca della gloria che era un aspetto
chiave del loro carattere. Era necessario un nemico pericoloso e perci la Partia divenne un nemico
pericoloso, e tale rimase. Scaricato da leggenditaly.com
Volendo assecondare il gusto per i parallelismi storici, questa tendenza  una caratteristica del
processo politico degli ultimi decenni, cos com stato con la famigerata Teoria del Domino, che ha
portato alla disastrosa guerra e alla conseguente sconfitta statunitense nel Vietnam. Certo, una stima
realistica di uneventuale minaccia rappresentata da Vietnam e Partia avrebbe potuto fare s che si
evitassero gli enormi costi sostenuti sia dai romani che dagli americani. Una soluzione diplomatica in
entrambi i casi avrebbe salvato numerosissime vite e sarebbe stata molto pi efficace nel lungo termine.
Ma i leader populisti non hanno mai avuto remore nellusare spauracchi per eccitare il fervore
nazionalistico delle masse.  unoperazione molto pi facile rispetto alle lunghe trattative diplomatiche
e ai compromessi che la pace comporta. Difatti, limperatore Augusto  stato di frequente criticato per
essere giunto a un accordo diplomatico con la Partia invece di muoverle guerra.
Questo ci porta alle difficolt incontrate dai comandanti romani, cos diverse da quelle
affrontate dagli eserciti moderni impegnati a condurre operazioni nella regione. In primo luogo, cera la
lenta diffusione delle notizie. Oggi, un evento pu essere riferito a un pubblico globale nel giro di pochi
minuti. Duemila anni fa, potevano volerci anni prima che Roma venisse a sapere della successione di
un sovrano a un altro nei territori a est della frontiera. Poi cera la natura stessa del territorio. Senza
Google Earth o addirittura le cartine, i comandanti romani non avevano letteralmente idea di cosa
avrebbero trovato ad aspettarli. Dove poteva condurre un itinerario, quali riserve idriche cerano nei
dintorni, quali citt cerano pi avanti, tutto questo era un mistero fino a che i legionari non arrivavano
sul posto in questione. Marciare alla cieca in una terra sconosciuta era reso ancora pi pericoloso
dallinaffidabilit e dalla slealt delle guide locali, che spesso conducevano gli eserciti romani in
trappole o in terreni inospitali, falcidiandoli. La portata dellimpero partico era tale che eventuali piani
di conquista a lungo termine avrebbero richiesto molti pi soldati di quanti i romani potessero
destinarne a tale impresa. Come le forze di coalizione in unincursione avvenuta molto tempo dopo
nella Mesopotamia, i romani erano troppo pochi per mantenere pi che un controllo nominale sul
territorio. Questo port poi al solito problema irrisolvibile della riluttanza a investire in sufficiente
manodopera per conseguire un risultato decisivo e, al tempo stesso, dellimpossibilit di sostenere i
costi politici di una ritirata. Linevitabile conseguenza, come spesso abbiamo visto nel corso della
storia,  unoccupazione protratta e costosa che, in ultima analisi, si conclude con la ritirata e il danno
dimmagine.
Malgrado il mio monito riguardo a tracciare facili paralleli, c molto che i soldati romani,
come Macrone e Catone, e i soldati moderni come mio figlio riconoscerebbero luno nella situazione
dellaltro. Dubito che emetterebbero un sospiro fatalista per il fardello imposto sulle spalle dei soldati
dai rispettivi padroni politici che, fin troppo spesso, sono incuranti dei corpi sepolti sotto le fondamenta
della posterit che bramano per s stessi.
...
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...
FINE.